La corsa all’AI concentra la ricchezza, il tech guadagna 845 miliardi di dollari in un anno

  ICT, Rassegna Stampa
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Cresce la ricchezza globale delle società tecnologiche, soprattutto quella dei paperoni americani

Tra gennaio e settembre i circa cento miliardari del settore tecnologico presenti nel Bloomberg Billionaires Index hanno visto crescere i propri patrimoni complessivi di 845 miliardi di dollari: un record per i primi nove mesi dell’anno. Nello stesso periodo, i miliardari la cui ricchezza deriva da altri settori hanno perso complessivamente 62 miliardi. Il divario racconta la forza della scommessa sull’intelligenza artificiale (AI), ma anche quanto i guadagni siano concentrati in poche società e in un numero ristretto di azionisti.

Le fortune tecnologiche valgono oggi 4.600 miliardi di dollari (4,6 trilioni di dollari), pari al 36% della ricchezza complessiva dei 500 più ricchi al mondo, pur rappresentando circa un quinto delle persone nell’indice. Gli statunitensi hanno raccolto il 94% dei guadagni netti registrati dalla classifica. Dal 10 settembre, inoltre, i dieci più ricchi sono tutti americani: è la prima volta da quando Bloomberg ha iniziato a pubblicare l’indice, nel 2012.

L’AI spinge azioni e valutazioni

Il primo motore di questa crescita è il rialzo dei titoli tecnologici, si legge su qz.com, sostenuto dalle aspettative sui ricavi futuri dell’AI. Gli investitori scommettono su un’espansione della domanda di chip, server, data center e servizi cloud, oltre che sui possibili guadagni di produttività derivanti dall’uso dei nuovi modelli. Quando salgono le quotazioni, aumenta il valore delle partecipazioni detenute dai fondatori: così cresce la ricchezza stimata, anche se non entra denaro liquido nelle loro tasche.

Elon Musk, primo in classifica con un patrimonio stimato in 977 miliardi di dollari, ha aggiunto 310 miliardi da inizio anno a fine settembre. La sua fortuna è stata sostenuta dalla valutazione delle società del gruppo: Bloomberg riferisce che, dopo la fusione tra xAI e SpaceX e la successiva quotazione a giugno, Musk ha superato temporaneamente la soglia del trilione (in queste ultime ore, grazie rialzo dei titoli azionari do SpaceXSI e Tesla il suo patrimonio ha di nuovo superato il trilione di dollari). Solo l’aumento attribuito dall’indice a Musk equivale a circa il 37% degli 845 miliardi guadagnati complessivamente dai miliardari tech.

Arrivano i fondatori di Anthropic, ma non è tutto AI

La crescita non riguarda soltanto chi sviluppa modelli di AI. Michael Dell ha visto salire il proprio patrimonio dell’81%, a 254 miliardi di dollari, con l’espansione delle vendite di sistemi per i data center.
Mark Zuckerberg ha guadagnato 23 miliardi dopo il rialzo del 27% delle azioni Meta a settembre, seguito al lancio dell’assistente AI Muse.

Beneficiano della corsa anche i fornitori di componenti e attrezzature per l’infrastruttura informatica. Nel frattempo, i sette cofondatori di Anthropic sono entrati nell’indice a giugno, dopo un round che ha attribuito alla società una valutazione di 965 miliardi di dollari.
Secondo Bloomberg e Reuters, l’azienda guidata da Dario Amodei prevede di incontrare i potenziali investitori per un investor roadshow intorno a metà ottobre 2026, mentre il debutto ufficiale al Nasdaq è programmato per novembre 2026. Gli analisti stimano che l’IPO possa collocare la società a una valutazione compresa tra 1 e 2 trilioni di dollari.

Ricchezza stimata, non reddito distribuito

Il dato non significa che 845 miliardi siano stati incassati da questi signori, è solo una variazione del valore stimato delle partecipazioni e di altri beni: può aumentare o ridursi con i mercati, le aspettative e le valutazioni delle imprese.

Anche le cifre associate alle società non quotate, come Anthropic, dipendono da valutazioni ottenute in operazioni di finanziamento e non equivalgono necessariamente a quanto i fondatori potrebbero ricavare vendendo subito le proprie quote.

La distinzione conta per valutare l’impatto di questi numeri e delle persone/società a cui sono riferiti sull’economia. La spesa per l’AI sta mobilitando capitali, sostenendo investimenti in infrastrutture e creando opportunità lungo la filiera, ma il valore prodotto non si traduce automaticamente in salari più alti, produttività diffusa o benefici per i consumatori.

Se i rendimenti restano concentrati tra azionisti e proprietari di piattaforme, la crescita dei patrimoni può convivere con una distribuzione limitata dei vantaggi. E questo un punto chiave per comprendere anche i dubbi che da tempo circondano soprattutto l’AI e le sue infrastrutture fisiche.

Il rischio di una ricchezza legata a poche scommesse

I segnali di cautela sono già visibili. La ricchezza aggregata dei 500 più ricchi ha raggiunto un picco di 13.4 trilioni di dollari a metà giugno, per poi scendere del 6%, a 12.6 trilioni di dollari. Larry Ellison ha perso 196 miliardi rispetto al massimo della sua fortuna. Intanto, i credit-default swap di Oracle, strumenti che misurano il costo di assicurarsi contro il mancato pagamento del debito, sono saliti verso livelli record: gli investitori guardano con preoccupazione ai finanziamenti necessari per sostenere i piani di espansione dell’infrastruttura AI.

È qui che il boom mostra la sua vulnerabilità: se la domanda di AI non dovesse generare ricavi e produttività sufficienti a giustificare gli investimenti, le valutazioni potrebbero correggersi rapidamente. Quando una quota crescente della ricchezza e delle aspettative dei mercati dipende da poche aziende tecnologiche, una frenata in quel gruppo può propagarsi ben oltre il settore. L’AI può dunque essere un motore di crescita, ma la cifra record dei patrimoni segnala anche una concentrazione anomala di ricchezza che manda in tensione i mercati rendendoli più esposti al successo (o al fallimento) di una scommessa ancora in corso.

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