Se il Qatar è in crisi profonda, ci sono altri produttori che ne approfittano per espandere la propria presenza mondiale. Equinor prevede di espandere il proprio portafoglio globale di GNL portandolo a un volume compreso tra 10 e 15 milioni di tonnellate all’anno all’inizio degli anni ’30, rivolgendosi agli acquirenti europei e asiatici che si trovano a corto di forniture a causa del blocco dello Stretto di Hormuz, come riportato da Reuters mercoledì. La società prevede di annunciare un secondo accordo di fornitura con l’Asia questa settimana, ha dichiarato Ingvar Egeland, vicepresidente di Equinor LNG.
Il passaggio di Hormuz trasporta normalmente circa un quinto dell’offerta globale di GNL, e il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran ha impedito al Qatar e agli Emirati Arabi Uniti di esportare la maggior parte delle loro forniture attraverso tale rotta, spingendo gli acquirenti asiatici verso nuove fonti.
Equinor è «in dialogo con numerose controparti, soprattutto in India e in alcune località del Sud-Est asiatico», ha dichiarato Egeland secondo quanto riportato da Reuters, concentrandosi sulle aziende energetiche statali e sui produttori di fertilizzanti. A maggio la società ha firmato un accordo di fornitura quindicennale con l’indiana Deepak Fertilizers and Petrochemicals Corp. In questo modo la sopcietà esce potentemente dal proprio orto domestico europeo.
Equinor ha caricato il suo primo carico statunitense dal terminale Sabine Pass di Cheniere ad agosto a bordo della nave Isabella, diretta in Europa nell’ambito di accordi a lungo termine firmati con Cheniere nel 2022 e nel 2023 che garantiranno una fornitura di circa 3,5 milioni di tonnellate all’anno.
Sabine Pass
Helle Østergaard Kristiansen, vicepresidente senior di Equinor per il gas e l’energia, ha definito questo risultato una pietra miliare che rafforza la posizione dell’azienda come fornitore affidabile. Equinor prevede che i volumi provenienti dagli Stati Uniti contribuiranno a raddoppiare il proprio portafoglio globale di GNL, portandolo a 7 milioni di tonnellate all’anno entro il 2030. L’impianto norvegese di Hammerfest fornisce attualmente la metà dei volumi attuali.
L’obiettivo di raggiungere i 10-15 milioni di tonnellate all’inizio degli anni ’30 si baserà su nuove forniture provenienti dalla costa orientale degli Stati Uniti, dalla costa occidentale del Canada, dal Sudamerica e dai produttori africani (escluso il progetto in ritardo della Tanzania) e includerà carichi con prezzi indicizzati al greggio Brent per diversificare l’esposizione di Equinor in termini di prezzi.
Equinor sta perseguendo un’espansione parallela nella produzione di petrolio, con l’obiettivo di un aumento del 27% della produzione internazionale fino a 950.000 barili equivalenti di petrolio al giorno entro il 2030, trainata dalla nuova produzione proveniente dal Golfo del Messico, dal Brasile e dall’Angola.
Quindi la società norvegese sta cenrcando di cosgliere il massimo dalla crisi internazionale attuale, diventando un fornitore praticamente essenziale per i mercati del GNL.
https://scenarieconomici.it/la-norvegese-equinor-si-prende-i-mercati-di-europa-e-asia-con-il-blocco-dhormuz/


