Poste Italiane conclude il periodo di adesione all’offerta sulle azioni ordinarie di Tim, raggiungendo il 66,627% del capitale sociale di Telecom Italia, quota vicinissima al controllo dell’assemblea straordinaria con cui potrà decidere il delisting di Tim. Raggiunto il controllo di Tim, l’obiettivo adesso diventa quello di arrivare al 90%, quota che impone ai soci di minoranza a vendere le azioni residue.
Balzo delle adesioni dal 21% al 58,2297% nell’ultimo giorno
Le adesioni sono infatti salite dal 21% di giovedì al 58,2297% delle azioni oggetto dell’offerta al termine del periodo di adesione. Nell’ultima giornata utile sono state conferite 635.897.378 azioni, portando il totale delle azioni apportate all’offerta a 993.608.722 titoli.
Così Poste è arrivata a detenere il 66,63% del capitale di Tim, soglia che consolida il controllo del gruppo telefonico da parte dell’operatore postale.
L’apporto del grandi fondi decisivo
Poste ha raggiunto i due terzi delle adesioni nell’ultimo giorno dell’offerta, chiudendo i conti grazie all’apporto dei grandi fondi entrati in gioco come previsto sul filo di lana, per consentire alla società guidata da Matteo Del Fante di mettere a segno quel risultato che essa stessa aveva cancellato lo scorso 7 settembre, togliendo la condizione di soglia con il contestuale aumento di 30 centesimi dell’offerta, per garantire il buon esito dell’operazione anche con una quota inferiore al 66,67%.
A questo punto, le adesioni saranno comunque riaperte dal 21 al 25 settembre per consentire a chi non ha ancora aderito di farlo. Fra i ritardatari o restii ad aderire all’offerta sono presumibilmente soprattutto i piccoli risparmiatori che hanno in carico azioni Tim da tempo e restano dubbiosi, ai quali gli analisti di Equita consigliano vivamente di aderire.
Le partite aperte
Per il futuro, una volta incorporata Tim tramite delisting, Poste entrerà direttamente nel mercato delle telecomunicazioni e affronterà i diversi dossier dell’azienda, enumerati oggi da Milano Finanza. Si va dalla cessione di Sparkle per 700 milioni, ancora pendente in attesa del via libera della FCC (Federal Communication Commission) americana, ultima tessera mancante per chiudere il dossier.
Tim sta poi giocando altre partite delicate con due aziende che in passato rientravano nel perimetro aziendale, vale a dire INWIT, per il master service agreement sull’utilizzo delle torri, e FiberCop, la società della rete (ex Tim). Anche qui in ballo c’è l’MSA e il nuovo listino prezzi per l’accesso alla rete, che Agcom dovrebbe pubblicare il 16 settembre. Tim vorrebbe l’applicazione dell’MSA e non essere soggetta al nuovo listino prezzi che sarà rialzato.
In background, resta il rinnovo delle frequenze in scadenza nel 2029, con la terza e ultima consultazione di Agcom avviata a fine luglio che si chiuderà a metà ottobre.
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