Temu, non ti temiamo: 200 milioni di multa dall’Ue

  ICT, Rassegna Stampa
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La Commissione europea sanziona Temu

È arrivato il momento per Temu di rispettare la legge”. Così la Vicepresidente esecutiva per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia della Commissione europea, Henna Virkkunen, ha commentato la decisione di sanzionare la piattaforma di e-commerce cinse Temu, controllata dalla Pdd Holdings, quotata al Nasdaq, per violazione del Dsa, il Digital Services Act.

Le valutazioni del rischio non sono esercizi di spunta delle caselle: sono la spina dorsale della legge sui servizi digitali. La valutazione dei rischi di Temu sottovaluta i rischi concreti – ha precisato Virkkunen in una notamanca di specificità, non è fondata su prove solide e non è esaustiva. Lascia i regolatori, gli utenti e il pubblico all’oscuro della reale portata del potenziale danno rappresentato dai prodotti illegali venduti su Temu”.

È la multa più elevata inflitta finora dalla Commissione per violazione del Dsa, superando di molto i 120 milioni di euro comminati a X nello scorso dicembre.

Violato il Digital Services Act

Il Digital Services Act è il regolamento con cui Bruxelles sta cercando di imporre nuove regole di responsabilità alle grandi piattaforme online. Questa sanzione rappresenta un ulteriore passo in avanti nella strategia europea di controllo sui marketplace digitali globali, soprattutto quelli extraeuropei che operano nel mercato unico con modelli basati su prezzi estremamente bassi, logiche aggressive di promozione commerciale e catene di fornitura difficili da verificare.

Secondo la Commissione, si legge nel comunicato, Temu non avrebbe rispettato uno degli obblighi centrali previsti dal regolamento: valutare in modo serio e documentato i rischi sistemici derivanti dalla vendita di prodotti illegali o pericolosi sulla propria piattaforma.
Il punto, per Bruxelles, non è soltanto la presenza occasionale di articoli non conformi, ma l’assenza di un sistema credibile di prevenzione e controllo proporzionato alle dimensioni del servizio e al numero di utenti europei coinvolti.

Parliamo di circa 116 milioni di utenti europei, di cui quasi 13 milioni in Italia.

Le colpe di Temu sui requisiti di sicurezza elettrica e per la salute

Le conclusioni dell’indagine sono particolarmente dure. La Commissione sostiene che Temu abbia costruito le proprie analisi del rischio sulla base di dati generici relativi all’intero settore e-commerce, senza concentrarsi sul funzionamento concreto della propria piattaforma.
Ancora più grave, secondo Bruxelles, è il fatto che la società avrebbe sottovalutato in maniera significativa la probabilità che i consumatori europei entrino in contatto con prodotti illegali o non sicuri.

A pesare nella decisione sono stati anche i risultati di attività di mystery shopping commissionate dalla Commissione a organismi indipendenti. I test avrebbero mostrato che una quota molto elevata di caricabatterie acquistati su Temu non superava i requisiti minimi di sicurezza elettrica, mentre diversi giocattoli per bambini presentavano rischi considerati medio-alti per la salute, a causa della presenza di sostanze chimiche oltre i limiti consentiti o di componenti facilmente ingeribili in grado di provocare soffocamento.

Le piattaforme di dimensioni molto grandi “devono prevenire” i rischi derivanti dal loro modello di business, che sfrutta influencer e algoritmi di raccomandazione

La questione va però oltre il singolo prodotto difettoso. Il Digital Services Act introduce infatti una logica completamente diversa rispetto alla tradizionale vigilanza sul mercato: le piattaforme di dimensioni molto grandi (Very Large Online Platform) vengono considerate infrastrutture sistemiche e, proprio per questo, devono prevenire i rischi che il loro modello di business può generare.

Bruxelles ritiene che gli algoritmi di raccomandazione, le promozioni lampo, le tecniche di gamification e i programmi di affiliazione con influencer possano amplificare la diffusione di articoli illegali, incentivando acquisti impulsivi e riducendo la capacità dei consumatori di distinguere prodotti affidabili da merci potenzialmente pericolose.

È qui che emerge il vero significato politico della decisione europea. La Commissione teme che piattaforme come Temu possano alterare il funzionamento del mercato unico europeo su più livelli contemporaneamente.

Un rischio per i consumatori, ma anche per la ‘sana’ concorrenza delle imprese europee

Da un lato c’è il rischio diretto per i consumatori: prodotti elettrici insicuri, cosmetici non conformi, giocattoli tossici, articoli privi delle certificazioni obbligatorie o realizzati senza rispettare gli standard europei di tutela ambientale e sanitaria.
Dall’altro c’è un problema di concorrenza. Le imprese europee che rispettano le norme sulla sicurezza dei prodotti, sulla tracciabilità e sulla tutela dei consumatori sostengono costi significativamente più elevati. Se una piattaforma consente l’ingresso massiccio di merci che aggirano questi obblighi, il rischio è quello di creare una competizione distorta fondata sull’abbassamento artificiale dei prezzi.

La preoccupazione dell’Unione riguarda anche la capacità delle autorità nazionali di controllare flussi commerciali sempre più frammentati. Il modello ultra low cost delle piattaforme cinesi si basa spesso sulla spedizione diretta di milioni di piccoli pacchi individuali verso i consumatori europei. Questo rende molto più difficile effettuare controlli doganali efficaci e aumenta il rischio che prodotti non conformi entrino nel mercato senza verifiche adeguate.

I dati raccolti dalle autorità doganali europee e dagli organismi di vigilanza del mercato, utilizzati nell’indagine della Commissione, avrebbero mostrato tassi di non conformità particolarmente elevati nelle categorie di prodotti analizzate.

Cosa dovrà fare ora Temu

Temu non rischia soltanto la sanzione economica. La decisione della Commissione apre infatti una fase successiva molto delicata. Entro il 28 agosto 2026 la società dovrà presentare un piano dettagliato per correggere le violazioni contestate e dimostrare di aver introdotto strumenti efficaci di valutazione e mitigazione del rischio. Il piano sarà esaminato dal Comitato europeo per i servizi digitali e successivamente dalla stessa Commissione.

Se Bruxelles dovesse ritenere insufficienti le misure adottate, il Dsa prevede ulteriori sanzioni e penalità periodiche per inadempimento. In casi estremi, il regolamento consente anche di imporre restrizioni operative sul territorio europeo.

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