ThinkShield di Lenovo sarà applicato anche sui Motorola per le aziende

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Le policy di sicurezza introdotte dall’azienda cinese per i suoi computer sbarcano sugli smartphone Motorola, con sistemi di protezione hardware e software.

Dai computer agli smartphone: l’iniziativa Lenovo di proporre alle aziende prodotti pensati per garantire il massimo livello di sicurezza sbarca nel settore mobile, con una linea di device della controllata Motorola che proporrà la formula ThinkShield.

La strategia di Motorola si articola in quattro punti, il primo dei quali riguarda le caratteristiche del sistema operativo. Gli smartphone ThinkShield installeranno una versione estremamente “sobria” di Android, senza troppi componenti software aggiuntivi.

La logica, si legge nella pagina Web che descrive l’operazione, è quella di ridurre la probabilità che emergano vulnerabilità sfruttabili da eventuali pirati informatici. In altre parole: sfoltendo la dotazione dai componenti inutili, ski aumenta il livello di sicurezza. Un’impostazione sicuramente condivisibile, soprattutto quando si parla di dispositivi aziendali.

Il secondo punto riguarda una progettazione ispirata alla “security by design”, che dalle parti di Motorola declinano attraverso l’introduzione di strumenti hardware e software che consentirebbero (ma i dettagli sono pochi) di impedire alterazioni del sistema e delle funzionalità.

Motorola

Il terzo pilastro di ThinkShield è inerente la predisposizione per l’utilizzo di strumenti di management centralizzato, anche attraverso l’interoperabilità con strumenti di terze parti, e un pacchetto di servizi di supporto per l’azienda.

A concludere, l’attenzione di Lenovo/Motorola si concentra (meritoriamente) sulla protezione da eventuali attacchi supply chain, attraverso un’azione preventiva che impone rigorosi standard di sicurezza per i partner industriali che forniscono componenti hardware e software.

Qualcosa che, forse, risponde anche a esigenze legate alle polemiche provocate dalle politiche statunitensi nei confronti dei produttori con sede in Cina e al “caso Huawei”.

La strategia, in ogni caso, sembra puntare a riportare Motorola a quel ruolo di “fornitore di telefoni aziendali” che ha rivestito per anni. Puntando, guarda un po’, sulla security.

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