Presentata a Palazzo Chigi la campagna istituzionale “Non è mai troppo presto” contro le dipendenze digitali
Gli strumenti digitali a portata di mano, smartphone, social network, videogiochi, piattaforme online, sono diventati parte strutturale della vita quotidiana dei giovani e degli adulti, ridefinendo modalità di relazione, apprendimento, intrattenimento ed espressione personale. Una situazione generale che favorisce l’emersione di comportamenti compulsivi, anche negativi o devianti, legati ovviamente al modo di interagire tra noi (ad ogni età) e queste tecnologie digitali, questi schermi sempre accesi.
“La digitalizzazione ha amplificato vulnerabilità già presenti e ne ha introdotte di nuove, creando forme di dipendenza non mediate da sostanze ma da meccanismi psicologici, sociali e neurobiologici potenti”, si legge sul sito del Dipartimento delle politiche contro la droga e le altre dipendenze. Un allarme e anche un monito, soprattutto per quello che tutti noi possiamo verificare sotto i nostri occhi uscendo di casa, o in casa di amici e parenti, nelle strade, nei locali pubblici.
Per questo, a Palazzo Chigi si è tenuta una conferenza stampa di presentazione della campagna di comunicazione istituzionale “Non è mai troppo presto“, con la partecipazione del Sottosegretario di Stato Alfredo Mantovano, del Sottosegretario per l’informazione e l’editoria. Alberto Barachini, del Ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità. Eugenia Roccella, del Ministro della salute. Orazio Schillaci, del fondatore della Fondazione Pensiero Solido. Antonio Palmieri, e del presidente dell’Associazione Dipendenze Tecnologiche, Cyberbullismo e Hikikomori, Giuseppe Lavenia.

Mantovano: “Ricondurre le tecnologie ad un uso ragionevole e disciplinato”
“Le dipendenze digitali non si basano su strumenti che si possono cancellare dalla nostra vita ma che vanno ricondotti ad un uso ragionevole e disciplinato, che risponda ad un minimo di buon senso. Per questo il recupero è ancora più complesso”, ha dichiarato il Sottosegretario e autorità delegata per la sicurezza della Repubblica, Mantovano.
“La campagna ‘Non è mai troppo tardi’ può diventare un progetto pilota anche dal punto di vista metodologico”, ha sottolineato il Sottosegretario, cha ha aggiunto “in questo modo, anche le proposte delle realtà private, non istituzionali certamente non cadono nel vuoto e trovano un seguito concreto”.

L’indagine presentata dal Professor Lavenia: “Il 41% dei bambini di 2-3 anni già davanti ad uno schermo digitale”
Qualche numero su questi fenomeni ce l’ha offerto Lavenia presentando un’indagine, condotta con la Società Italiana di Pediatria Condivisa, su 6.600 famiglie: “abbiamo raccolto dei dati che sono sempre più preoccupanti a mio avviso, perché mettere uno schermo davanti al viso di un bambino, vuol dire modificare il bambino, vuol dire creare bambini digitalmente modificati. Noi stiamo trasformando i nostri bambini e quindi i futuri adolescenti, le ricadute già l’avete sotto gli occhi tutti i giorni e anche nella cronaca”.
Secondo il Professor Lavenia, “il 41,5% dei bambini della fascia 2-3 anni è già esposta ad uno schermo, il 19,3% inizia ad usare smartphone e tablet a 2 anni, praticamente non sa fare nulla, o quasi, ma sa già scrollare e questa è un’indicazione chiara, senza neanche il bisogno di un esperto”.
“A cosa serve uno schermo tra il bambino e il genitore?”, si chieda Lavenia, che nel suo intervento ha illustrato un fenomeno davvero impressionante: “Sempre nella fascia di età 2-3 anni, il 24% dei bambini ha un profilo social e glielo facciamo noi”. Come ricorda il professore, “oggi postiamo la prima ecografia, quindi questi bambini sono social ancora prima di venire al mondo”.
Uno scenario complesso e che ci restituisce una fotografia della nostra società che non può non inquietare, così esposta a device, schermi e piattaforme social, così scollata dalla realtà fisica in cui ci muoviamo: “Tra qualche anno sarà quasi paradossale verificare i disturbi dell’attenzione, perché ce l’avremo tutti. Dopo aver ricevuto una notifica su Whatsapp impieghiamo più di un minuto per recuperare la concentrazione necessaria al lavoro e all’attività che stavamo svolgendo”, ha proseguito Lavenia.

Il patentino digitale per genitori e figli
Poi c’è l’AI, che “per il 60% degli adolescenti rappresenta concretamente un sostituto dei genitori nella richiesta di consigli. Dove c’è stanchezza, distrazione e assenza di padri e madri è lì che si inserisce perfettamente e rapidamente la tecnologia mediata”, ha sottolineato Lavenia.
L’81% dei bambini tra 0 e 6 anni usa lo smartphone da solo, in autonomia. Il 60% dei genitori usa lo stesso device davanti al proprio figlio. Motivo per cui i bambini hanno familiarità con queste tecnologie: “imparano non per quello che diciamo, ma per quello che facciamo”.
Lavenia qui rilancia l’idea del patentino digitale obbligatorio, “se vuoi accedere ai social, all’intelligenza artificiale e a tutto quello che è il mondo digitale, tu, tuo padre, tua madre, dovete avere un patentino digitale”.
9 consigli digitali per un sano rapporto fisico e psicologico figli-genitori
La campagna “Non è mai troppo presto” propone 9 consigli digitali, proprio per ritrovare un equilibrio tra rapporto fisico e psicologico diretto figli-genitori e per contenere, allo stesso tempo, il rapporto mediato tecnologicamente tra bambini/ragazzi e mondo digitale.
Come spiegato sempre sulle pagine del Dipartimento, “sono i piccoli gesti quotidiani, un sorriso, un abbraccio, una parola detta guardandosi negli occhi, a costruire fiducia, sicurezza e amore nei primi anni di vita”.
Ecco i 9 consigli:
- ALLATTARE È UNO SGUARDO. Quando allatti guarda il tuo bimbo. Il telefono e lo scroll possono aspettare;
- TU PRIMA DELLO SCHERMO. Quando sei con il tuo bambino, metti via il telefono;
- OCCHI NEGLI OCCHI. Ogni momento di attenzione condivisa – per esempio mentre cambi il pannolino – vale più di mille video;
- A TAVOLA INSIEME. Non usare il video o la tv come distrazione per far mangiare il bimbo o la bimba;
- IL LEGAME SI COSTRUISCE CON LA PRESENZA FISICA. Abbracci, carezze, parole, sguardi sono la vera “tecnologia affettiva” che nutre lo sviluppo;
- NIENTE SCHERMO PER CALMARE. Non usare video o smartphone per distrarre o tranquillizzare: insegna a gestire le emozioni con la tua presenza;
- STAI ATTENTO AL TUO USO DEL DIGITALE. I bambini imparano guardandoti. Se stai sempre con lo smartphone in mano, penseranno che la vita sia solo quella;
- SI GIOCA CON GIOCATTOLI TOCCABILI E MANIPOLABILI. Offri al bimbo giochi e oggetti semplici da esplorare con le mani: stimolano molto più di una app;
- POCHISSIMI SCHERMI NEI PRIMI TRE ANNI. Nei primi anni il cervello ha bisogno di toccare, maneggiare, guardare, imparare.
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