
Un disegno di legge presentato al Senato punta a rafforzare la tutela dei minori sul web, intervenendo su accesso ai social media, utilizzo dei dati personali e sfruttamento economico delle immagini dei più giovani. Il provvedimento, di iniziativa della senatrice Daniela Sbrollini di Italia Viva, comunicato alla Presidenza il 24 febbraio 2026 è stato assegnato alla 8ª Commissione permanente Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica.
Tutela dei minori online: cosa dice il DDL
Alla base del testo c’è la constatazione di un cambiamento profondo indotto dalle tecnologie digitali e dai social network, che hanno modificato rapidamente i paradigmi sociali, educativi e lavorativi, esponendo in particolare i minori a nuovi rischi. Tra questi vengono indicati l’accesso a contenuti inappropriati, l’aumento del cyberbullismo e delle molestie online, la diffusione di materiale violento o pornografico e l’utilizzo dei dati personali e delle immagini dei minori in contesti commerciali.
Il disegno di legge introduce come misura centrale l’obbligo per i fornitori di servizi della società dell’informazione di verificare l’età degli utenti. Le modalità tecniche di accertamento dovranno essere definite dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM), sentito il Garante per la protezione dei dati personali, garantendo un adeguato livello di sicurezza e il rispetto del principio di minimizzazione dei dati previsto dal regolamento europeo
Il provvedimento stabilisce inoltre che i contratti stipulati tra piattaforme digitali e minori di anni quindici siano nulli e non possano costituire base giuridica per il trattamento dei dati personali. Tali contratti restano validi solo nel caso in cui il consenso sia prestato da chi esercita la responsabilità genitoriale. Spetta ai fornitori dei servizi dimostrare la correttezza della stipula, sia nel caso di utenti ultraquindicenni sia in presenza di autorizzazione dei genitori.
Contenuti online e sfruttamento economico dei minori
Un altro intervento riguarda la disciplina del consenso dei minori nel trattamento dei dati personali, attraverso la modifica del codice privacy con l’abrogazione del comma 1 dell’articolo 2-quinquies.
Particolare attenzione è dedicata alla diffusione di contenuti che coinvolgono minori. Il testo prevede che, quando tali contenuti generano o sono finalizzati a generare proventi superiori a 12mila euro annui, sia necessaria un’autorizzazione sia da parte dei genitori sia della direzione provinciale del lavoro. Quest’ultima può stabilire limiti e condizioni, tra cui tempi di impiego, misure di tutela psicologica e garanzie per la frequenza scolastica.
Tutela dei minori online: stanziamento di 5 milioni di euro annui per il numero 114
I proventi derivanti da queste attività devono essere versati su un conto corrente intestato al minore e non possono essere utilizzati dai genitori se non in casi eccezionali e con autorizzazione dell’autorità giudiziaria minorile. Gli obblighi si estendono anche ai soggetti che inseriscono contenuti pubblicitari e ai gestori delle piattaforme, che devono verificare il rispetto della normativa e corrispondere i compensi direttamente al minore.
Il disegno di legge introduce per le piattaforme l’obbligo di integrare una funzionalità che consenta ai minori di attivare rapidamente una comunicazione con il numero di emergenza per l’infanzia “114”. Per questa misura è previsto uno stanziamento di 5 milioni di euro annui a partire dal 2026.
Dipendenza e influenza algoritmica, l’iniziativa legislativa del PD
Nel dibattito parlamentare si inserisce anche una proposta di legge, a prima firma dei senatori del PD Antonio Nicita e Lorenzo Basso, che punta a introdurre la dipendenza algoritmica e l’influenza algoritmica tra le pratiche vietate al ricorrere di specifiche condizioni, rafforzando la responsabilità dei vertici delle grandi piattaforme digitali e dei sistemi di intelligenza artificiale nel quadro delle norme europee vigenti.
Il provvedimento interviene sul ruolo dei sistemi algoritmici e delle interfacce digitali, evidenziandone la capacità di orientare comportamenti, relazioni e scelte degli utenti. L’obiettivo è colmare un vuoto regolatorio in materia di tutela delle persone, trasparenza dei sistemi e accountability dei soggetti che progettano e gestiscono piattaforme e modelli di AI, in un contesto internazionale caratterizzato da un crescente rafforzamento delle regole sulle grandi piattaforme.
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