Il mercato dei droni civili in Italia è cresciuto del 5% nel 2025, per un valore di 168 milioni di euro. Il settore conta 675 imprese, per il 95% composte da Pmi con meno di 10 dipendenti. A rallentare lo sviluppo del mercato sono soprattutto elementi di carattere regolatorio legate alla complessità procedurale, indicate dal 44% degli operatori. Lo ha detto la deputata di Azione Giulia Pastorella, prima firmataria di una risoluzione presentata ieri alla Camera sul comparto dei droni civili e subacquei, depositata in commissione Trasporti il cui contenuto abbiamo anticipato su Key4biz lo scorso 13 aprile. Il documento, all’esame delle commissioni Trasporti e Attività produttive, impegna il Governo a definire un nuovo quadro operativo, industriale e infrastrutturale del settore, superando l’attuale frammentazione e favorendo l’integrazione logistica dei dispositivi.
“Un altro fattore che frena molto lo sviluppo di nuove applicazioni civili è il timore per la privacy dei cittadini, che non vogliono occhi indiscreti che guardano dentro le loro abitazioni”, aggiunge Pastorella. In effetti, le potenziali applicazioni dei droni in ambito civile – al netto del loro utilizzo militare, salito agli onori delle cronache in particolare con il conflitto Russia-Ucraina, che con questa risoluzione però non c’entra nulla – sono innumerevoli. Dal trasporto di farmaci alle operazioni di protezione civile, ambientale e salvataggio in caso di disastri naturali, passando per l’ispezione e manutenzione delle infrastrutture critiche alle semplici consegne di merci. Sono infinite le potenziali applicazioni dei droni, ancora in divenire o in fieri in attesa di un via libera che spesso ci mette troppo tempo ad arrivare.
Accettazione sociale dei droni: il nodo privacy
“Una possibile barriera è l’accettazione sociale dei droni – dice Paola Olivares, Direttrice dell’Osservatorio Droni e Mobilità Aerea Avanzata del Politecnico di Milano – però la gente comincia ad apprezzarne l’utilità del servizio nel trasporto di medicinali, di merci generiche, nel trasporto di persone”.
L’Europa sconta un ritardo tecnologico in primo luogo per quanto riguarda il trasporto passeggeri e quello di infrastrutture, in particolare vertiporti (in consiglio comunale a Milano non sapevano cosa fossero). Il rischio è diventare una colonia cinese, soprattutto per quanto riguarda i droni leggeri che al momento sono in larga prevalenza made in China.
E’ inoltre necessario integrare i droni nello spazio aereo esistente e garantire la formazione e certificazione contro l’abusivismo.
“Manca ancora totalmente un quadro normativo per i droni subacquei”, ha detto Chiara Petrioli, founder e Ceo di WSense. Un tema, i droni sottomarini, sempre più strategico anche per il ruolo sempre più centrale del dominio underwater nello scacchiere geopolitico internazionale, garantendo nel contempo reti di connettività sottomarine e la sicurezza delle infrastrutture. La risoluzione chiede che la nuova Agenzia per la sicurezza delle attività subacquee, istituita con il recente riordino governativo del settore, estenda la propria competenza anche a questo comparto. Tanto più che le infrastrutture critiche subacquee sono entrate a far parte del perimetro del SINFI (il catasto delle infrastrutture).
Droni già presenti nella vita di tutti i giorni
“I droni non sono più qualcosa di futuristico, ma il loro utilizzo è già ben definito nel quotidiano – ha detto Nicola Nizzoli, presidente di ASSORPAS – per questo chiediamo tempi certi per il rilascio delle certificazioni da parte dell’ENAC, che sono troppo lunghi. Inoltre, la dipendenza dall’hardware extra Ue è totale e questo va cambiato”.
“L’Advanced air mobility (AAM), o Mobilità Aerea Avanzata, è un sistema di trasporto aereo innovativo che utilizza velivoli elettrici a decollo e atterraggio verticale (eVTOL), è un nuovo capitolo dell’aviazione per l’ICAO (International Civil Aviation Organization o Organizzazione Internazionale per l’Aviazione Civile), un’organizzazione delle Nazioni Unite – ha detto Mauro Berzovini, Head of Partnership & Funding di Leonardo Elicotteri – Per noi l’AAM è rilevante e sperimentazioni (quattro mesi) sono state effettuate con Poste Italiane per il trasporto pacchi fra Procida e Napoli”.
Per quanto riguarda invece l’ambito dell’air taxi ci sono dei ritardi per diversi motivi: uno dei quali di carattere tecnologico riguarda la durata delle batterie. Inoltre, la normativa impone dei paletti molto elevati.
C’è poi, di fondo, un tema di costi. “L’AAM si farà se ci sarà un business case – dice Berzovini – nel frattempo, ci stiamo coordinando per creare uno standard condiviso di pilotaggio e superare la frammentazione a livello ICAO”. Un punto cardinale, infine, è far convivere elicotteri che volano a bassa quota con i droni.
Cosa chiede la risoluzione droni
La risoluzione Pastorella chiede al Governo di rendere più semplici e omogenee le autorizzazioni, in particolare per i voli oltre la linea visiva del pilota e per i servizi ripetitivi. Inoltre, si chiedono più spazi per sperimentazioni, una attenzione specifica alla formazione degli operatori, alla sicurezza della filiera produttiva e allo sviluppo di droni subacquei, fondamentali per il monitoraggio del mare ma soprattutto delle infrastrutture critiche.
“Fincantieri è impegnata nello sviluppo di un ecosistema nazionale dell’underwater, capace di integrare tecnologie, competenze e filiere strategiche per rafforzare l’autonomia industriale e tecnologica del Paese. In un settore in rapida evoluzione, il Gruppo costruisce la sua competitività giocando il ruolo di orchestratore, capace di mettere a sistema industria, ricerca e istituzioni, investendo costantemente in soluzioni avanzate e nella crescita di una filiera nazionale ad alto contenuto tecnologico. In questo modo contribuiamo anche allo sviluppo di capacità strategiche a supporto della sicurezza, della sostenibilità e della difesa delle infrastrutture critiche, dall’installazione al supporto in servizio e alla manutenzione“, ha detto Loretana Cortis, Executive Vice President e Head of Institutional Affairs di Fincantieri.
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