Armi anti-satellite, un mercato mondiale in rapida crescita
Il mercato globale delle armi anti-satellite cresce sempre di più ed è atteso passare dai 4,3 miliardi di dollari del 2025 a 4,7 miliardi nel 2026. La previsione di Global Market Insights (GMI) indicano un valore di 7,5 miliardi nel 2031 e di 10,6 miliardi nel 2035, con un tasso annuo composto (CAGR) del 9,5% nel periodo 2026-2035. Il Nord America è oggi il mercato più grande, ma l’Asia-Pacifico è quello con la crescita prevista più rapida.
Queste cifre vanno lette considerando che la categoria ASAT del rapporto è ampia: non comprende solo missili capaci di colpire fisicamente un satellite, include infatti anche strumenti per disturbare le comunicazioni e i segnali di navigazione, attaccare i sistemi informatici a terra o degradare i sensori satellitari. Una parte del mercato riguarda quindi capacità di contrasto spaziale che possono produrre effetti temporanei e reversibili, senza generare detriti in orbita.
La distinzione è strategica. Gli intercettori a ascesa diretta e i sistemi co-orbitali possono danneggiare o distruggere un veicolo spaziale, ma hanno costi elevati in termini di escalation e sicurezza orbitale. Jamming, spoofing e attacchi informatici, invece, puntano a interrompere servizi e collegamenti senza colpire necessariamente il satellite. Secondo GMI, la guerra elettronica ASAT è il segmento maggiore: 1,73 miliardi di dollari, pari al 40,3% del mercato nel 2025. La guerra fisica non cinetica, che comprende tecnologie come i sistemi a energia diretta, è prevista in crescita più rapida, con un CAGR del 13,8%.
Nord America primo mercato, Asia-Pacifico in accelerazione
Nel 2025 il Nord America ha generato 2,14 miliardi di dollari, il 49,8% del totale, soprattutto grazie agli investimenti statunitensi in superiorità spaziale, tracciamento missilistico, comunicazioni protette e guerra elettronica. L’Asia-Pacifico ha raggiunto 1,32 miliardi e, con un CAGR previsto del 10,9%, dovrebbe arrivare a 3,685 miliardi nel 2035. La Cina valeva 898 milioni di dollari nel 2025, seguita dall’India 190 milioni e il Giappone 118 milioni. Per l’India, il Rapporto stima una crescita annua del 13,9%.
L’Europa ha registrato 669 milioni di dollari nel 2025 e dovrebbe raggiungere 1,4 miliardi nel 2035, con un CAGR del 7,8%. La Francia ha generato 129 milioni, il Regno Unito 90 milioni e la Germania 77 milioni. Le cifre descrivono la stima commerciale di GMI, non una contabilità omogenea dei bilanci militari nazionali: la classificazione include sistemi e tecnologie con impieghi diversi.
GMI mette in questa regione anche la Russia, con 300 milioni di dollari nel 2025.
Quali sono le armi anti-satellite (ASAT)?
Alessandro Pascolini, studioso senior dell’Università di Padova, già docente di fisica teorica e di scienze per la pace, e vice-direttore del Master in comunicazione delle scienze, raggruppa i sistemi ASAT in quattro categorie principali: armi fisiche cinetiche, armi fisiche non-cinetiche, armi elettroniche e operazioni cibernetiche.
Le armi cinetiche usano mezzi materiali, bombe, proiettili, missili e altre munizioni, per distruggere o danneggiare. Quelle non cinetiche (ad esempio laser e sistemi a microonde ad alta potenza) impiegano energia irradiata per distruggere, danneggiare o interferire con i sistemi spaziali.
Le armi elettroniche (come ad esempio soluzioni jamming e spoofing) utilizzano lo spettro elettromagnetico per annullare o disturbare temporaneamente le capacità operative del bersaglio, senza distruggerlo. infine, le attività offensive nel cyberspazio (operazioni cibernetiche) contro sistemi spaziali possono avere come bersaglio infrastrutture a terra, terminali satellitari e veicoli spaziali.
Una competizione che aumenta i rischi in orbita
Il mercato cresce perché le forze armate dipendono dai satelliti per comunicazioni, navigazione, intelligence e allerta missilistica. Le costellazioni distribuite in orbita bassa rendono meno decisivo colpire un singolo satellite, ma moltiplicano i collegamenti radio, i terminali e le reti di controllo esposti a interferenze o attacchi informatici.
Diversi i test distruttivi resi pubblici: Cina nel 2007, Stati Uniti nel 2008, India nel 2019 e Russia nel 2021. L’intercettazione russa del satellite Cosmos 1408 ha prodotto oltre 1.500 frammenti tracciabili e costretto gli astronauti della Stazione spaziale internazionale ad adottare misure di sicurezza.
La pressione competitiva è tornata al centro del dibattito il 14 settembre 2026, quando il segretario dell’Aeronautica statunitense Troy Meink ha dichiarato che gli Stati Uniti dispongono di “armi di controllo spaziale in orbita” capaci di difendere le forze congiunte da azioni ostili. Non ha precisato natura, numero o modalità d’impiego dei sistemi: la dichiarazione non consente quindi di identificarli con specifici intercettori ASAT.
La crescita prevista riguarda dunque un insieme di capacità, dalle armi cinetiche agli strumenti non distruttivi. Ma chiamare tutto questo “mercato ASAT” rischia di rendere meno visibile la differenza tra proteggere i satelliti e prepararne la neutralizzazione. In orbite già affollate, l’uso di sistemi distruttivi può produrre detriti pericolosi per infrastrutture civili e militari di molti Paesi. Le regole internazionali non eliminano la competizione e senza accordi più solidi e limiti verificabili, ogni nuova capacità può alimentare la risposta dell’avversario e rendere più fragile l’accesso sicuro allo spazio.
The post Armi anti-satellite (ASAT), mercato da 10,6 miliardi di dollari entro il 2035 appeared first on Key4biz.
https://www.key4biz.it/armi-anti-satellite-asat-mercato-da-106-miliardi-di-dollari-entro-il-2035/591805/


