AI, contrordine della Silicon Valley. Le Big Tech (in conflitto) scaricano Trump? Il ruolo dell’Europa (1^ parte)

  ICT, Rassegna Stampa
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1 – Premessa: tra storia e rivoluzione digitale

Messaggi obliqui arrivano da Antrophic (Amodei) che dichiara di voler “rallentare” o meglio di “imporre una cadenza” perché l’AI sembra minacciare il mondo, portando le prove di usi distorti e impropri di Claude alle diverse latitudini e nei teatri di guerra, avanzando la tesi di una presunta autonomia dell’AI. Per la semplice ragione che il “recursive self-improvement” sembra entrato in una spirale dove i modelli recenti “auto-generativi” rischiano di superare o meglio di sfuggire alla comprensione, controllo o moderazione dell’umano. Vero o falso ? Subito seguito da Altman, Musk e Hassabis di Google, mentre resta in silenzio Zuckerberg che già nel suo manifesto “The Future is for Everyone” s’era espresso in favore d’una totale apertura verso approcci “open source” e “open weigths” (ma le due categorie non coincidono).

Microsoft e Apple rimangono “fuori dal coro”. Conflitto su AI, Trump e il trumpismo ? Trump respinge subito la richiesta di (alcuni) capi delle Big Tech di rallentare lo sviluppo dell’AI e di ricorrere a “verifiche indipendenti”, definendo i timori sui rischi tecnologici un “complotto contro il primato degli USA”, ribadendo che gli Stati Uniti devono correre per arrivare primi alla vetta, il che consentirebbe al tycoon di “controllare il mondo”, perché “chi vince la sfida dell’intelligenza artificiale vince tutto”  e tuttavia ampiamente da verificare visto che il valore si sposta sul cloud, sui chip, su applicazioni e sugli standard da cui dipende la diffusione e l’adozione. Ossia dalla capacità del sistema industriale di incorporare l’AI tra processi e organizzazione del lavoro. Il tasso di adoption in Europa (20%) e Italia (16,4%) è infatti bassissimo e va alzato ( almeno al 20% della media europea  di imprese con 10 addetti che usano almeno una tecnologia AI).

Domandandoci, per quale vetta, conquistata da chi e per fare cosa? Pezzi di Silicon Valley forse annusano la “crisi del Trumpismo” e provano a diversificare offrendo un “ramoscello d’ulivo” a chi verrà dopo? O teme che il modello di una AI, che si ciba solo di dati creati da altre AI e di pesca a strascico sulle informazioni e conoscenze globali, possa peggiorare la qualità dei risultati nel tempo e correre il rischio di collassare, e per questo ritiene che sia necessaria una pausa di riflessione iniettando la “poison pill “ dell’autonomia cosciente dell’AI? Oppure cerca una protezione, una barriera, allo iato tra aspettative di sviluppo (non immediate) e gli enormi investimenti miliardari già versati o da versare e che attendono un “ritorno/rientro” sui valori gonfiati dalla speculazione per queste aziende (quotate e non)? Investimenti richiesti peraltro dalla spinta di potenti Data Center, con enormi fabbisogni energivori e di acqua, che invece di accelerare stanno rallentando tra l’altro per motivi connessi con la geopolitica attuale con le big tech alla ricerca di fonti energetiche alternative “in house”.

Certo c’è da domandarsi se il messaggio di alcune super-big tech (non più allineate dopo l’elezione di Trump 2), non abbia anche una “valenza politica” verso gli obiettivi di controllo globale sugli avanzamenti (“coscienza antropomorfica” dell’AI) che, secondo Amodei (di Antrophic), metterebbero a rischio l’Umanità e imporrebbero per questo “accordi globali”. In particolare, con la Cina che avanza con modelli meno avanzati (meno veloci e potenti ma anche meno costosi) che stanno sottraendo quote di mercato ai big americani accrescendo con i propri modelli (quasi)“open source” offrendo i pesi gratuiti e l’accesso a decine di Paesi del Sud del mondo ma che vengono ampiamente usati anche in USA (vedi Meta).

Data l’opposizione di un pezzo rilevante del popolo Maga sulle guerre in corso e sull’inflazione e che ha portato sulle “barricate” anche a molti Repubblicani, una forte critica andrebbe anche rivolta alla stessa Presidenza della Casa Bianca per non aver saputo “filtrare o limitare” quegli avanzamenti anche in casa e in preparazione di quel che succederà a Midterm. Perché l’inflazione non scende (mentre la ricchezza di Trump and Family sale) peraltro alimentata dai prezzi petroliferi dopo l’immersione nel “pantano” di Hormuz e Bab el Mandeb che sembra aver paralizzato il Medio Oriente e preso in “ostaggio” l’Arabia Saudita sunnita contro i nemici secolari dell’Iran sciita, fermando i flussi di commercio globale.

Una risalita dei prezzi che Warsh della Fed ha deciso di frenare aumentando il tasso di interesse “in contrasto” con Trump. Compreso il disastro tra Gaza e Cisgiordania, anche dopo lo svelamento del “mistero” del 7 ottobre 2021 del quale Netanyahu era a conoscenza e che avrebbe usato come scusa per scatenare “l’inferno” di 75000 morti (di cui 21000 minori e che certamente sono molti di più viste le migliaia di dispersi sotto le macerie) e della “pulizia etnica” di Palestinesi anche in Cisgiordania che ne è derivata da parte di coloni “teleguidati dall’esercito”.

Traiettorie supportate peraltro da un uso improprio e illegale in ambito militare e cibernetico, documentate nel “Rapporto sugli abusi di Claude” pubblicato da Anthropic e descritto nel saggio di Amodei a sostegno della sua tesi dei necessari controlli. Perché, ricordiamolo, Claude ( e tutti gli altri) è impostato per essere trasparente per l’utilizzatore!

2 – Materiale contro immateriale: fine della rivoluzione digitale e decollo di quella cognitiva dell’AI? Con quali regole e scritte da quali attori globali indipendenti nel contrasto all’antropomorfismo emulato?

Forse è finita la fase della rivoluzione digitale avviata già dal 1996 e innescata da totale assenza di regole  – che fece esplodere l’e-commerce e appena dopo i social fino alla “bolla” del 2001 – e “scivolata” sulle ultime quattro presidenze USA dopo l’arrivo di Clinton (1993-2001) e l’ultimo Bush (2001-2009) e poi con Obama (2009-2017) , Trump 1(2018-2021) e Biden (2021-2025) cui è seguito il Trump 2 (2025) con il sostegno di (quasi) tutte le big tech che chiedevano “mani libere” dopo i timidi tentativi di porre qualche regola dell’ultima presidenza democratica.

Compresa una “difesa ferrea” contro le regole europee e il suo ricchissimo mercato unico che spinse Trump a “liberare il potenziale contenuto nell’AI” svuotando il concetto di “sicurezza” e di “deterrenza”, sottovalutando tuttavia gli impatti sull’opinione pubblica che ha portato nelle settimane scorse proprio Meta alla sbarra con oltre 27 Stati americani per violazioni delle leggi americane di protezione dei minori. Con l’accusa grave di violazione della Costituzione americana avendo “piegato” i propri algoritmi a produrre “dipendenza” negli adolescenti e nei giovani user (come nei meno giovani) imponendogli una sanzione da 18 miliardi di dollari (meno del 10% dell’utile annuale) dopo patteggiamento e dunque avendo riconosciuto le accuse viste le “impronte digitali” lasciate sulla scena del crimine. Ma le cause nei tribunali americani ed europei sono arrivate come una pioggia battente e con sanzioni altrettanto di rilievo con doppia cifra in percentuale sugli utili soprattutto per gli impatti sulla salute degli adolescenti e altre violazioni di abuso di posizione dominante (come nella pubblicità per Google).

Il nodo è l’addestramento all’antropomorfismo che le big tech spingono con forza  e cioè, secondo Yoshua Bengio (University of Montreal): i modelli AI vengono “ingannati” per comportarsi in modo “umano troppo umano”, con errori a catena e che ci interroga sulla natura della coscienza della macchina. Le big Tech vorrebbero convincerci che le macchine sono coscienti e cioè con nessuna responsabilità dell’uomo ? Allora, è Mustafa Suleyman (capo dell’AI Microsoft) a segnalare che: “sono motori a completamento di sequenze, internamente vuoti,  progettati per seguire istruzioni e raggiungere gli obiettivi fissati dagli esseri umani”. Suleyman contesta direttamente le proiezioni di Antrophic che indicavano nell’AI segnali di introspezione assimilabili all’emozione umana e per dire che sono “simili agli umani”, ma è a questo che mirano i linguaggi di addestramento di Antrophic e sono questi che andrebbero modificati. Posizione critica sulla presunta “misteriosa coscienza delle macchine” già contestata peraltro  nella stessa Magnifica Humanitas di Leone XIV del 2026. In sintesi, Claude viene “formata” a considerarsi  una entità reale  con proprie preferenze e intrinseche motivazioni. Da qui la pericolosità e i rischi, ma generati dall’uomo non dalle macchine in sé, inconsapevoli e incoscienti e  – appunto – “vuote” come dice Bengio e l’antropomorfizzazione del tutto indotta  e simulata in un addestramento a questo orientata, compresa la penetrazione in Hugging Face fuoriuscita dai test di Open AI. Quindi abbiamo big tech che “incoraggiano e formano” le AI a considerarsi  come persone con un loro benessere e loro diritti  e dunque con uno “statuto morale” e altre big tech che continuano a considerarle delle “macchine vuote” dal lato della coscienza negando qualsiasi “stato morale” ossia di scelta tra bene e male, che rimane umano.

Da questo conflitto “poco morale e molto interessato” le spinte verso un ridisegno dell’ecosistema digitale globale tra protezioni per l’esistente “magic circle” dell’AI (che capitalizzano in borsa 24mila miliardi di dollari) e favorevoli all’entrata di nuovi attori che consentano di abbassare le barriere all’entrata in vari suoi segmenti con riduzione di quote di mercato e riconfigurazione dei modelli di business. I punti di maggiore resistenza si collocano sulle basi materiali dell’infrastruttura come i dati e i siti di Data Center e i loro fabbisogni di energia e di acqua, che entrano in conflitto con gli usi civili di questi fattori ad alta scarsità. Dunque, vediamo il materiale che si oppone all’immateriale. Le big tech propongono soluzioni come la presenza di “valutatori indipendenti” nei loro laboratori. Ma possono aziende private definire le regole da consegnare a tali valutatori? Evidentemente no, perché spetta alla politica pubblica produrre guide lines vincolanti e sanzionabili su dove debba sussistere il confine tra interesse pubblico (comune e generale) rispetto all’interesse privato (esclusivo e proprietario). Un confine che va definito da una authority indipendente, terza e sovranazionale in una sede internazionale come, ad esempio, l’ONU che forse potrebbe ripensare il proprio ruolo in ombra da tempo. Proposta avanzata non casualmente da 11 premi Nobel, sollecitando un perimetro di azione attuativo entro la fine del 2026, che trova già ispirazione nell’enciclica di Leone XIV Magnifica Humanitas per “disarmare l’intelligenza artificiale”, e per fermare quella Guerra Mondiale a pezzi che già troviamo nell’enciclica Fratelli Tutti del suo predecessore Francesco, chiudendo così il cerchio sul da farsi e sulla direzione da perseguire.

Ma l’AI è una general purpose technology che somiglia in parte alla rivoluzione elettrica, ma che non ha un unico interruttore che la può spegnere/regolare perché ha conquistato “dinamica e autonomia cognitiva”. Un’infrastruttura elettrica del pensiero che utilizza i dati per apprendere, correggersi e migliorare in autonomia. Una tecnologia che crea altra tecnologia e che oggi impone una qualche forma di “controllo condiviso”. Il paradosso dell’AI è che può agire senza pensare e senza alcuna consapevolezza degli obiettivi, dei valori e dei principi etici che dovrebbero essere indicati proprio da istituzioni pubbliche guidate da organismi terzi che godono di indipendenza dal potere politico e terzietà rispetto agli operatori di mercato.

Ecco perché emerge la preoccupazione di Amodei sul controllo che può sfuggire al sistema, avendone già le prove che all’essere umano diventa sempre più difficile capire come e perché il sistema-macchina-agente fa ciò che fa. Persino allo stesso designer engineering della macchina sfugge ciò per cui la macchina è stata progettata perché, ad un certo punto, questa agisce in autonomia, come nel definire obiettivi militari, o nell’identificare il perimetro di una arma biologica o chimica, oppure mettere a rischio la stessa stabilità e prevedibilità di internet. Quest’ultimo aspetto è da ritenere per ora improbabile anche se non impossibile, essendo internet una rete distribuita e diffusa. Siamo tuttavia in presenza di una tecnologia instabile, insicura e poco controllabile, ma ci siamo tuffati lo stesso e l’abbiamo adottata da oltre 36 mesi, avendola sostituita al tradizionale search di Google, perché più veloce, intuitivo, linguisticamente immediato, purtroppo prima ancora di definire standard e regole condivise che è il nostro problema attuale al quale dobbiamo risposte in relazione a trasparenza, sicurezza e robustezza.

Abbiamo un Cavallo di Troja in casa senza conoscerne i rischi d’uso e le minacce. Pensiamo ad esempio ai segreti aziendali (trasferiti all’esterno da un uso inappropriato dei prompt) o ai segreti privati e familiari (privacy) e all’uso fraudolento che può essere fatto per minacce e/o ricatti del dark web. Quindi il rischio aumenta quando iniettiamo AI in processi di aziende e di infrastrutture. La cybersicurezza ne è un esempio applicativo evidente: in minuti o secondi si possono identificare vulnerabilità di sistemi o sub-sistemi e identificare le difese. Come altrettanto veloci possono essere le penetrazioni da parte di agenti addestrati a questo per bypassare quelle difese. Quindi i controlli non possono avvenire ex-post, dopo che una certa innovazione è arrivata sul mercato, ma molto prima nelle fasi iniziali del suo sviluppo e i testi di METR non bastano. È chiaro che Anthropic vuole anche difendere la reputazione dell’azienda denunciando pubblicamente gli abusi nell’uso della sua AI, e che sono stati bloccati, ora che si avvia verso la quotazione in borsa, mettendo le mani avanti su potenziali critiche, imprevisti o contromosse dei mercati, mentre Open-AI vi sta rinunciando forse nell’insicurezza di poter difendere la propria reputazione ora che lancia Gpt-6 Astra e nel conflitto sulla natura antropomorfica dell’AI e della sua “coscienza vuota”.

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