“Artificial”, il film di Guadagnino sui rischi dell’AI (girato anche in Italia) debutta a New York. “Brutto” per il CEO di OpenAI

  ICT, Rassegna Stampa
image_pdfimage_print

Dopo un accordo da quasi 50 miliardi di dollari, Amazon ha rinunciato a distribuire Artificial, il nuovo film di Luca Guadagnino sulla nascita e la caotica ascesa di OpenAI. La pellicola, commissionata in origine dal colosso di Jeff Bezos, è stata poi acquisita da Neon. Presentato in anteprima mondiale al New York Film Festival il 5 ottobre 2026, Artificial ricostruisce la vicenda che nel novembre del 2023 portò al licenziamento lampo di Sam Altman, rimosso dal consiglio di amministrazione di OpenAI e reinsediato pochi giorni dopo. A interpretarlo è Andrew Garfield, affiancato da Yura Borisov nel ruolo di Ilya Sutskever, da Monica Barbaro nei panni di Mira Murati e da Ike Barinholtz, che interpreta Elon Musk. È una storia che, nelle parole di Guadagnino, parla di tecnologia ma soprattutto di «ambizione e potere». Tra i temi centrali emerge il contrasto tra Sutskever, scienziato legato a OpenAI, e Altman, rappresentato come una figura ambiziosa dal carattere complesso. «Looks awful», «sembra brutto» così ha commentato lo stesso Altman dopo aver visto il trailer. Guadagnino considera il giudizio significativo, pur definendolo infantile e dichiara di non aver mai cercato un incontro diretto con lui: una scelta motivata dalla volontà di evitare qualsiasi possibile conflitto di interessi.

Una storia arrivata al momento giusto

In un’intervista a Repubblica, Guadagnino racconta di aver ricevuto il copione dai suoi contatti in Amazon: aveva seguito sui giornali l’espulsione di Altman e il suo ritorno, ma non aveva ancora una visione chiara di ciò che era davvero accaduto. La storia lo ha conquistato immediatamente. Il regista ha deciso di muoversi coinvolgendo alcuni degli attori che avrebbe voluto nel film. Yura Borisov, Monica Barbaro e Andrew Garfield hanno accettato subito l’idea del progetto e Guadagnino ha convinto Amazon a non rimandare la produzione. Per lui quella rapidità era essenziale: la vicenda era recente e le sue conseguenze stavano già influenzando l’evoluzione dell’intelligenza artificiale. La realizzazione del film è stata preceduta da un accurato lavoro di ricerca, condotto dagli sceneggiatori insieme a un gruppo di ricercatori, con l’obiettivo di ricostruire gli avvenimenti nel modo più veritiero possibile. Una parte consistente dei dialoghi, infatti, deriva da dichiarazioni realmente pronunciate.

Artificial come simbolo del progresso dell’intelligenza artificiale

Chi controlla una tecnologia capace di trasformare la società? Guadagnino osserva come la crescita dell’AI possa condurre all’estinzione del genio creativo umano, invitando tuttavia a leggere queste profezie anche alla luce degli interessi economici che ruotano attorno al settore. Il potere, dunque, è uno dei temi centrali del film, che si basa sulla lettura di Karen Hao, autrice di Empire of AI e consulente del progetto, secondo cui questa è anche una storia di «concentrazione del potere nelle mani di una piccola élite». Il regista precisa, però, di non voler trasformare il suo lavoro in una lezione o in una predica, ma di voler lasciare allo spettatore la libertà di elaborare la propria interpretazione.

Una storia americana costruita in Italia

Nonostante la storia sia ambientata nella Silicon Valley, Artificial è stato girato quasi interamente in Italia. Soltanto cinque giorni di riprese si sono svolti a San Francisco; il resto della produzione si è sviluppato tra Reggio Emilia, Ivrea e Torino. Quando alcune delle location originali non erano disponibili, Guadagnino e il suo scenografo hanno ricostruito gli ambienti in alcuni teatri di posa, lavorando sulla base di fotografie e testimonianze di persone che conoscevano direttamente quei luoghi. L’obiettivo era ottenere una riproduzione il più simile possibile a quella degli uffici di OpenAI. San Francisco rimane tuttavia una presenza fondamentale nell’immaginario del film. Per il regista la città rappresenta «l’utopia americana», animata dalla cultura e dalla socialità.

La difesa del processo creativo umano

Guadagnino non si considera un utilizzatore abituale dell’intelligenza artificiale. Racconta di aver utilizzato ChatGPT una sola volta, per ottenere rapidamente un render necessario alla progettazione di un lampione. Il risultato, però, non lo ha convinto e ha preferito attendere il lavoro dei suoi architetti. La sua principale preoccupazione riguarda soprattutto l’uso dell’intelligenza artificiale come sostituto della creatività umana. La fatica dell’ideazione è una parte fondamentale del suo lavoro. Il cinema, per lui, nasce dall’incontro tra le diverse professionalità che partecipano alla realizzazione di un film. È proprio dal dialogo, dal confronto e dall’errore che può nascere qualcosa di inatteso. Per questo un semplice prompt, per quanto efficiente, rischierebbe di eliminare proprio ciò che considera più prezioso, ovvero il processo umano che porta alla realizzazione di un’opera. È una convinzione che attraversa anche il modo in cui Guadagnino concepisce la regia. L’autorialità, sostiene, non coincide necessariamente con la scrittura della sceneggiatura. Il film prende forma attraverso le immagini, il montaggio e tutto ciò che accade dopo la pagina. Artificial, in questo senso, è anche una dichiarazione sul valore del lavoro collettivo e umano che sta dietro a un film.

The post “Artificial”, il film di Guadagnino sui rischi dell’AI (girato anche in Italia) debutta a New York. “Brutto” per il CEO di OpenAI appeared first on Key4biz.

https://www.key4biz.it/artificial-il-film-di-guadagnino-sui-rischi-dellai-girato-anche-in-italia-debutta-a-new-york-brutto-per-il-ceo-di-openai/590754/