Artroprotesi d’anca: consigli utili per muoversi e recuperare dopo l’intervento

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Nei primi giorni dopo un’artroprotesi d’anca, anche gesti semplici come alzarsi dal letto, sedersi o raggiungere il bagno richiedono attenzione. Nei primi mesi i tessuti non sono ancora completamente cicatrizzati e il rischio di lussazione è maggiore: proteggere l’articolazione significa evitare movimenti bruschi e rispettare le precauzioni indicate dal chirurgo e dal fisioterapista.

Non esiste però una sequenza identica per tutti. Le indicazioni cambiano in base all’approccio chirurgico, alla stabilità dell’impianto, alle condizioni generali e al programma riabilitativo. Prima del rientro a casa è quindi utile trasformare le istruzioni di dimissione in azioni concrete: come dormire, quali sedute usare, quanto caricare l’arto e con quali ausili camminare.

Preparare la casa prima del rientro

Un ambiente ordinato riduce la necessità di piegarsi, ruotare il corpo o compiere manovre improvvise. Nei percorsi tra letto, bagno e zona giorno vanno rimossi tappeti mobili, cavi, oggetti a terra e bordi sollevati. Sulle scale può essere utile una superficie antiscivolo, senza lasciare elementi che ostacolino l’appoggio dei bastoni.

Anche le sedute meritano una verifica. Poltrone, sedie e divani troppo bassi fanno aumentare la flessione dell’anca nel momento in cui ci si siede o ci si rialza. È preferibile predisporre una sedia stabile e sufficientemente alta; se necessario, il team riabilitativo può indicare l’altezza adatta alla persona. Nel bagno, un rialzo per wc o bidet aiuta a evitare una flessione eccessiva.

Conviene inoltre collocare gli oggetti di uso quotidiano a un’altezza facilmente raggiungibile. Vestiti, farmaci prescritti, prodotti per l’igiene, telefono e acqua dovrebbero essere accessibili senza abbassarsi verso il pavimento o salire su sgabelli.

Letto, riposo e posizione dell’arto

Se il protocollo del proprio centro lo conferma, in posizione supina si può tenere un cuscino tra le gambe, mantenendo il piede dell’arto operato rivolto verso l’alto. Quando è consentito riposare sul fianco, l’indicazione generale è utilizzare il lato non operato e collocare uno o due cuscini tra le gambe.

Questi accorgimenti servono a evitare che l’arto assuma durante il sonno una posizione rischiosa. Non vanno però estesi automaticamente a ogni paziente: prima della dimissione è opportuno chiedere su quale lato sia possibile dormire, per quanto tempo usare i cuscini e se esistano restrizioni legate alla tecnica chirurgica adottata.

Sedersi e rialzarsi senza forzare l’anca

Nei trasferimenti tra letto e sedia, una delle precauzioni riportate nelle guide riabilitative è non flettere l’anca oltre 90 gradi rispetto al busto. L’arto operato va mantenuto leggermente divaricato, evitando di chiudere le gambe o di ruotare improvvisamente sul posto.

La seduta deve essere stabile e alta abbastanza da permettere un passaggio controllato. Se per sedersi è necessario lasciarsi cadere, se le ginocchia risultano molto più alte delle anche oppure se per alzarsi bisogna inclinare eccessivamente il busto, quella seduta potrebbe non essere adatta alla fase iniziale. Il fisioterapista può far provare il trasferimento e correggere la posizione prima del ritorno a casa.

Per cambiare direzione è preferibile procedere con piccoli passi anziché ruotare il corpo lasciando i piedi fermi. Anche quando un movimento sembra facile, va eseguito con la tecnica appresa e senza accelerazioni improvvise.

Cammino e riabilitazione devono avanzare insieme

La mobilizzazione inizia generalmente in modo precoce e assistito: il percorso del Rizzoli prevede mobilizzazione e deambulazione con assistenza già dal primo giorno postoperatorio. Questo non significa che tutti possano caricare l’arto nello stesso modo o abbandonare gli ausili secondo una scadenza prestabilita.

A casa, stampelle o bastoni devono essere utilizzati come insegnato durante la riabilitazione. Il tipo di appoggio, la quantità di carico concessa e il momento in cui passare da due ausili a uno solo dipendono dal programma individuale. Lasciare le stampelle perché il dolore sembra diminuito può anticipare una decisione che spetta al team curante.

Lo stesso principio vale per gli esercizi destinati a glutei e cosce: vanno eseguiti con frequenza, ripetizioni e ampiezza ricevute dal fisioterapista. Se un esercizio non è chiaro, diventa difficile da completare o produce un cambiamento inatteso rispetto alle indicazioni ricevute, è meglio chiedere una verifica anziché modificarlo autonomamente.

Come affrontare le scale

Le scale vanno provate con il fisioterapista, usando i bastoni canadesi secondo la tecnica insegnata. La regola pratica riportata nelle guide è: salendo, si porta avanti per prima la gamba non operata; scendendo, si muove per prima quella operata. I passaggi devono essere brevi e controllati, senza torsioni.

La formula aiuta a ricordare l’ordine, ma non sostituisce l’addestramento. Altezza dei gradini, presenza di corrimano, equilibrio e tipo di ausilio possono modificare il modo più sicuro di affrontare una scala specifica.

Bagno, doccia e cura della ferita

Nel bagno il rischio ambientale aumenta per la presenza di superfici bagnate e spazi ristretti. Una sedia o uno sgabello da doccia e una superficie antiscivolo permettono di limitare movimenti instabili. Gli ausili devono essere sistemati prima dell’uso e risultare saldi: non è il momento di improvvisare appoggi su mobili leggeri o portasciugamani.

La sicurezza del trasferimento e la gestione della ferita sono due aspetti distinti. La doccia va ripresa dopo la completa cicatrizzazione, nel rispetto delle istruzioni ricevute dal centro. Quando è consentito lavare la zona, la ferita deve essere tamponata senza strofinare.

Quali limiti e cambiamenti riferire

Prima di lasciare l’ospedale è utile ottenere risposte precise ad alcune domande: quali movimenti sono vietati nel proprio caso, quanto carico è concesso, quando devono essere usati i cuscini, come gestire la medicazione e quali cambiamenti della ferita, del dolore o della capacità di camminare devono essere segnalati.

Una caduta, un movimento improvviso o una difficoltà nuova nell’eseguire le attività autorizzate non andrebbero interpretati da soli. In queste situazioni è opportuno utilizzare i recapiti e le istruzioni ricevuti alla dimissione, spiegando che cosa è successo e che cosa è cambiato. Anche l’impossibilità di adattare bagno, letto o scale merita di essere comunicata al fisioterapista: talvolta il problema non è l’esercizio, ma l’ambiente in cui deve essere svolto.

Le guide per pazienti del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico e dell’Istituto Ortopedico Rizzoli offrono riferimenti pratici per la prima fase riabilitativa. In ogni caso, il protocollo consegnato dal chirurgo e dal fisioterapista prevale su qualsiasi consiglio generale trovato online.

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