Trump-Xi, la diplomazia dei chip si ferma alla cena

  ICT, Rassegna Stampa
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Vertice alla Casa Bianca tra Donald Trump e Xi Jinping sulla nuova geopolitica dell’AI

Dopo cerimoniali in pompa magna di diverse ore, con tanto di tappetti rossi, soldati in alta uniforme in rappresentanza dei vari corpi militari, passaggio di aerei B-2 e F-22 Raptor, la prima giornata della storica visita di Stato del Presidente della Repubblica popolare cinese, Xi Jinping, negli Stati Uniti si è conclusa con una fastosa cena di gala a Washington.

In queste prime ore è sembrato chiaro che il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il Presidente Xi stiano cercando una tregua commerciale, pur ribadendo in silenzio che la competizione è inevitabile. Tra le due superpotenze la partita si gioca sempre meno sui dazi e sempre più su intelligenza artificiale (AI), semiconduttori, capacità di calcolo, materie prime critiche e tecnologie avanzate.

È questa la fotografia che emerge dal vertice del 24 settembre alla Casa Bianca. Washington e Pechino hanno esteso di due mesi la sospensione di una nuova escalation tariffaria, rinviando al 10 gennaio 2027 la scadenza della tregua. Ma non è emersa una svolta pubblica sui controlli americani all’esportazione delle tecnologie più sensibili verso la Cina.

La diplomazia riapre dunque qualche spazio al commercio mentre la politica industriale continua a separare i due sistemi tecnologici.

XI JINPING PRESIDENTE REPUBBLICA POPOLARE CINESE, DONALD TRUMP PRESIDENTE USA

Sull’AI Trump e Xi aprono il dialogo: possibili meccanismi di alert comuni in caso di incidenti o crisi

Una delle novità riguarda l’intelligenza artificiale. Stati Uniti e Cina stanno esplorando un confronto sui rischi dell’AI, compresa la possibilità di “meccanismi di comunicazione in caso di incidenti o crisi” (notification mechanism), già anticipata dal Segretario del Tesoro americano, Scott Bessent. I terreni potenziali vanno dagli attacchi informatici all’uso biologico, fino ai rischi per infrastrutture critiche come energia, finanza e trasporti.

Le impostazioni politiche restano però differenti. Trump arriva al vertice dopo aver ribadito all’ONU il rifiuto americano di uno schema globale di controllo dell’intelligenza artificiale, che ha definito anche “super intelligenza”. Xi insiste invece sulla responsabilità delle grandi potenze nel mantenere l’AI sotto controllo umano e orientarla al benessere delle persone.

“La super intelligenza sarà un grande tema di discussione, ma voglio lasciarla esattamente dov’è. È anche la posizione della Cina”, aveva dichiarato Trump prima dell’arrivo del Presidente cinese.

“Abbiamo entrambi la capacità e la responsabilità di sviluppare e gestire l’IA per il bene, e di garantire che lo sviluppo dell’IA sia sempre sotto controllo umano e al servizio del benessere delle persone”, ha dichiarato Xi alla Casa Bianca, secondo varie agenzie stampa internazionali, aggiungendo: “Deve essere adottato un approccio centrato sulle persone e l’IA deve essere sviluppata in modo positivo e per il bene, così da servire il progresso dell’umanità”.

Per ora non c’è una governance comune, c’è qualcosa di più pragmatico: il tentativo di evitare che la corsa all’AI produca incidenti capaci di trasformare la rivalità tecnologica in una crisi geopolitica.

Il vero confine resta quello dei chip

È sui semiconduttori che il riavvicinamento si ferma. Dal vertice non risulta un accordo per riaprire alla Cina l’accesso ai chip AI più avanzati, alle apparecchiature necessarie per produrli o alle altre tecnologie di calcolo sottoposte alle restrizioni statunitensi.

Non è un dettaglio, anzi, è il cuore dell’incontro (assieme a Taiwan). I semiconduttori sono diventati contemporaneamente infrastruttura economica, tecnologia dual use e strumento di politica estera. Senza GPU, memorie avanzate, software di progettazione, macchinari di fabbricazione e data center non esiste una leadership nell’intelligenza artificiale.

Washington cerca un difficile equilibrio commerciare con Pechino senza trasferirle le tecnologie che considera determinanti per il proprio vantaggio strategico, mentre la Cina persegue l’obiettivo opposto e cioè ridurre la dipendenza dall’ecosistema tecnologico occidentale sviluppando semiconduttori, AI e capacità industriali domestiche.

XI JINPING PRESIDENTE REPUBBLICA POPOLARE CINESE, DONALD J. JOHN TRUMP PRESIDENTE USA

Nvidia, OpenAI, Apple e Microsoft: chi sedeva alla cena

A raccontare meglio di qualsiasi comunicato la posta in gioco è stata però la cena di Stato. Nella East Room della Casa Bianca sedevano oltre 130 invitati e una parte impressionante dell’infrastruttura privata che sostiene la potenza tecnologica americana.

Tra i numerosi CEO e presidenti, c’erano: Jensen Huang di Nvidia, Lisa Su di AMD, Sanjay Mehrotra di Micron e Cristiano Amon di Qualcomm. E poi Sam Altman e Greg Brockman di OpenAI, Mark Zuckerberg di Meta, Satya Nadella dei Microsoft, Sundar Pichai e Sergey Brin di Google, Tim Cook (ex Ceo di Apple), Jeff Bezos di Amazon, Michael Dell fondatore di Dell Technologies e Elon Musk di SpaceXAI/Tesla.

Accanto alla tecnologia sedeva la finanza: Jamie Dimon di JPMorgan, Larry Fink di BlackRock, David Solomon di Goldman Sachs e Stephen Schwarzman di Blackstone. C’era anche tanta industria, automotive, aerospazio e difesa.

La Casa Bianca ha quindi mostrato a Xi non semplicemente le Big Tech, ma un ecosistema completo di potere economico: capitale finanziario, chip, cloud, modelli AI, data center, piattaforme, aerospazio e industria.

Non risultano al momento accordi o intese durante la cena, né nuove potenziali voci sull’export, diciamo che la presenza dei CEO va letta soprattutto sul piano politico e industriale.

Materie prime contro capacità di calcolo

La competizione, inoltre, non è a senso unico. Se gli Stati Uniti controllano molti dei nodi più preziosi del software, dell’AI e della progettazione dei semiconduttori, la Cina dispone di leve fondamentali nelle terre rare, nei minerali critici, nella raffinazione e nella manifattura. È qui che tecnologia e politica industriale diventano inseparabili.

Per entrambe le potenze l’obiettivo non è più soltanto conquistare quote di mercato. È assicurarsi che, in caso di crisi, il concorrente non possa interrompere l’accesso alle risorse indispensabili alla crescita economica e alla sicurezza nazionale.

I due Paesi devono “coesistere e cooperare” come principali potenze globali, evitando la “trappola di Tucidide”, la teoria che descrive il rischio di guerra quando una potenza nuova ed emergente sfida una già dominante. Per questo, dovrebbero esserci più iniziative comuni in ambito commerciale e sulla regolamentazione dell’intelligenza artificiale, mantenendo al contempo un dialogo militare costante.

Non è decoupling, è competizione controllata

Il vertice Trump-Xi, che negli Stati Uniti non è stato accolto proprio benissimo a livello bipartisan al Congresso, molto di più invece tra la gente (sei americani su dieci sono per politica di “cooperazione amichevole e impegno” per la pace), suggerisce quindi una formula diversa dal semplice “decoupling”. Stati Uniti e Cina hanno bisogno di continuare a commerciare e hanno interesse a evitare shock incontrollati, ma contemporaneamente stanno costruendo maggiore autonomia nei settori considerati strategici.

È una sorta di competizione controllata, almeno in questa fase storica, nella quale dazi, export control, terre rare, investimenti pubblici e politiche industriali diventano parti dello stesso negoziato.

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