La Francia vuole tassare il traffico Internet: 5,5 centesimi per ogni gigabyte trasmesso ai clienti finali

  ICT, Rassegna Stampa
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Un contributo pari a 0,055 euro (5,5 centesimi) per ogni gigabyte di dati trasmesso agli utenti francesi. Ecco come la Francia potrebbe introdurre una nuova imposta sul traffico Internet generato dalle piattaforme digitali.

Durante l’esame della legge di bilancio per il 2027, l’Assemblea nazionale ha approvato l’emendamento I-1358 presentato dal deputato socialista Laurent Lhardit. Il testo è passato con 11 voti favorevoli e 10 contrari, nonostante il parere negativo del governo e del relatore generale della legge di bilancio. L’approvazione non rende però ancora operativa la misura: la proposta dovrà completare gli ulteriori passaggi previsti dall’iter parlamentare prima di poter entrare in vigore.

5,5 centesimi per ogni gigabyte

A pagare sarebbero le imprese che forniscono i contenuti e non direttamente gli utenti titolari di una connessione Internet. L’imposta verrebbe quindi calcolata sulla quantità di dati generata e distribuita dalle piattaforme.

Tra le società citate nella documentazione che accompagna la proposta figurano Google, Meta, Netflix, Amazon e Akamai. Il campo di applicazione potrebbe comprendere anche TikTok e altri servizi digitali, a seconda delle modalità con cui la norma verrà concretamente applicata. L’obiettivo è colpire soprattutto i grandi operatori internazionali responsabili di una parte rilevante del traffico Internet diretto verso gli utenti francesi, utilizzando come parametro i dati trasmessi anziché limitarsi a ricavi pubblicitari, profitti o abbonamenti.

Gettito stimato fino a 10 miliardi di euro

Secondo le stime presentate da Lhardit, ogni anno sulle reti francesi transitano circa 200 miliardi di gigabyte. Le cinque principali piattaforme prese in considerazione rappresenterebbero da sole circa la metà di questi volumi. Su questa base, il gettito potenziale è stato stimato in circa 10 miliardi di euro l’anno, anche se la cifra dipenderà dalle modalità effettive con cui l’imposta verrà applicata.

La misurazione del traffico sarebbe affidata ai fornitori di accesso a Internet. Operatori come Orange, Free e gli altri provider dovrebbero rilevare i volumi di dati in entrata verso i propri clienti e individuare le aziende responsabili della trasmissione. Le informazioni verrebbero poi aggregate e anonimizzate e trasmesse ogni tre mesi all’amministrazione fiscale francese, sotto la supervisione dell’autorità delle telecomunicazioni Arcep.

Il testo esclude la possibilità di richiedere informazioni sul contenuto delle comunicazioni o sulla loro destinazione individuale. La rilevazione dovrebbe limitarsi a identificare il soggetto responsabile del traffico e la quantità di dati trasmessa.

Nel conteggio anche le CDN

La proposta include anche le Content Delivery Network, le infrastrutture utilizzate per distribuire i contenuti attraverso server collocati geograficamente vicino agli utenti finali.

In questi casi, il traffico attribuito al fornitore sarebbe calcolato sommando i dati in uscita dalla CDN. L’obiettivo è evitare che l’utilizzo di infrastrutture intermediarie permetta di escludere parte del traffico dal calcolo dell’imposta.

Sono previsti anche dei limiti all’ammontare dovuto. Il prelievo non dovrebbe superare il 15% del fatturato realizzato in Francia oppure il 2% del fatturato mondiale, secondo i criteri indicati nell’emendamento.

E in Italia?

Al momento in Italia non esiste una tassa calcolata sui gigabyte trasmessi come quella ora discussa in Francia. In Italia una tassa sul traffico Internet è già stata proposta in Parlamento, ma non è mai entrata in vigore. Durante l’esame della legge di Bilancio 2026, un emendamento al Senato prevedeva l’introduzione di una “imposta sul traffico Internet”, con soglie definite da Agcom in base ai volumi generati dai fornitori di contenuti e tenendo conto anche dei picchi legati a streaming e CDN.

La proposta non è stata approvata.

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