Il Digital Networks Act (DNA) procede la sua strada. Dopo la pubblicazione della proposta di riforma da parte della Commissione il 21 gennaio scorso, il pacchetto normativo inizia il suo iter che prevede il via libera di Europarlamento e Consiglio prima di entrare in vigore se tutto va bene a metà del 2027.
Manca ancora un anno, quindi, al via libera di un provvedimento alquanto divisivo, che vede i 27 Paesi europei su posizioni diverse su molti temi. Dalla gestione dello spettro allo switch off obbligatorio del rame, fino al nuovo sistema di conciliazione delle dispute fra telco e hyperscaler, sono molti i nodi da sciogliere.
La tempistica

Le principali telco Ue hanno già fatto sapere tramite Connect Europe, l’associazione che rappresenta i principali player del Vecchio Continente, che ha appena pubblicato una lista di 12 punti con cui migliorare e integrare la proposta dell’esecutivo Ue.
Spettro indeterminato piace agli investitori
L’aspetto più significativo del DNA, che gli investitori hanno maggiormente apprezzato, è stata l’istituzione di licenze indeterminate per lo spettro radio, secondo l’associazione delle telco Ue. Un aspetto che al contrario non piace a tutti gli Stati membri, restii a rinunciare alla loro sovranità nazionale in tema di frequenze radio. Italia e Francia, ad esempio, sono apertamente contrarie.
Dal canto suo, anche la Germania ha di fatto criticato il Digital Networks Act nel suo insieme, sostenendo che la proposta di riforma della Commissione non alleggerisce per nulla il carico burocratico a carico delle aziende e non rappresenta quindi uno strumenti rilancio degli investimenti. Un giudizio negativo avanzato anche dalla BDI (Bundesverband der Deutschen Industrie), la Confindustria tedesca.
La proposta di legge della Commissione, come detto, deve essere approvata dai Governi nazionali della Ue e dal Parlamento Ue. Cipro, che al momento è residente di turno del Consiglio Ue, dovrebbe presentare un report sullo stato di avanzamento dei lavori il mese prossimo.
Fibra, chiesti più incentivi
Dal canto loro, le telco Ue stanno cercando di incidere sulla proposta soprattutto con l’inserimento di maggiori incentivi per il rollout della fibra, armonizzazione dello spettro e certezza legale sui tempi delle licenze per consentire agli operatori di programma re gli investimenti e ottimizzare così le reti mobili per la nascita di nuovi servizi specializzati, da far pagare di più e con cui finalmente monetizzare le reti 5G.
Il paradosso del DNA, tuttavia, è secondo Connect Europe il fatto che lungi dall’alleggerire il carico normativo, la proposta di DNA appesantisce il peso per le aziende del carico burocratico. Il DNA contiene ancora 17 obblighi derivati dal Codice Europeo delle Comunicazioni Elettroniche, che peraltro prevede che i provider trattino tutto il traffico online in maniera uguale.
Inoltre, il DNA contiene 12 obblighi del tutto nuovi, eliminandone soltanto tre di quelli esistenti. In totale, la proposta della Commissione lasica in essere 29 obblighi. Un po’ tanti per un provvedimento disegnato per tagliare la burocrazia.
Inoltre, secondo l’associazione le autorità e i governi nazionali hanno ancora troppa autonomia per aggiungere ulteriori regole nazionali al carico del DNA.
Switch off del rame non piace alle telco
C’è poi un altro tasto dolente, vale a dire lo switch off del rame. Il DNA prevede che lo spegnimento del rame e il passaggio alla vera fibra FTTH debba chiudersi entro il 2035, eccezion fatta per le aree dove il passaggio non è fattibile.
Secondo Connect Europe, lo switch off obbligatorio del rame non è una misura pro-investimento. Il decommissioning del rame secondo le telco Ue dovrebbe procedere su basi commerciali, guidate dal mercato, e non per una imposizione calata dall’alto.
5G, chieste maggiori certezze su slicing e servizi specializzati
Infine, un altro tema dolente è il network slicing delle reti 5G. Per il lancio di nuovi servizi premium, gli operatori chiedono maggiori certezze normative per l’introduzione di Verticals e servizi differenziati. Si tratterebbe di un nodo non risolto dal DNA dal punto di vista della trasparenza legale.
Infine, per quanto riguarda lo spettro, il tema della durata indeterminata delle licenze è l’aspetto maggiormente favorevole per spingere gli investimenti e per questo l’Europarlamento dovrebbe lascare questo punto intonso, chiudono le telco Ue.
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