Tornare sulla Luna, con una vera base logistica. Ecco il programma della Nasa
La Nasa accelera verso la costruzione della prima base umana permanente sulla Luna e mette sul tavolo investimenti per quasi un miliardo di dollari, coinvolgendo aziende private americane, partner internazionali e anche l’Italia. L’obiettivo è trasformare il polo Sud lunare nel primo avamposto stabile dell’umanità su un altro corpo celeste, preparando il terreno alle future missioni Artemis e, più avanti, ai voli verso Marte.
L’annuncio è arrivato durante il Moon Base event organizzato presso il quartier generale della Nasa a Washington, dove l’agenzia ha illustrato una strategia che combina missioni robotiche, infrastrutture permanenti, rover abitabili, droni autonomi e nuovi sistemi logistici per operare sulla superficie lunare in modo continuativo.
“Moon Base sarà il primo avamposto dell’America e dell’umanità su un altro mondo”, ha dichiarato l’amministratore della Nasa Jared Isaacman, spiegando che ogni missione servirà a sviluppare le tecnologie e le competenze necessarie per vivere e lavorare in uno degli ambienti più estremi mai affrontati dall’uomo.
La roadmap della NASA prevede una progressione graduale. Le missioni Artemis con equipaggio dovrebbero riportare astronauti sulla Luna nel 2028, ma prima sarà necessario costruire una rete di infrastrutture automatiche in grado di ridurre i rischi operativi. È proprio in questo contesto che si inseriscono i nuovi contratti annunciati dall’agenzia spaziale americana.
In prima fila per la futura base lunare c’è anche il modulo abitativo italiano Mph, realizzato da Thales Alenia Space: l’Agenzia Spaziale Italiana ha annunciato di aver ottenuto l’approvazione di una commissione di valutazione della Nasa per procedere verso la revisione preliminare del progetto nel 2027.
Il primo modulo dovrebbe essere lanciato nel 2033.
I progetti per i rover lunari sui cui si muoveranno gli astronauti, il trasporto sarà affidato a Blue Origin
Due delle commesse più importanti riguardano lo sviluppo dei Lunar Terrain Vehicle, i rover che permetteranno agli astronauti di muoversi sulla superficie lunare per lunghe distanze. Nasa ha assegnato 219 milioni di dollari ad Astrolab e 220 milioni di dollari a Lunar Outpost per sviluppare la prima generazione di questi mezzi.
Astrolab realizzerà il rover CLV-1, derivato dall’architettura FLEX. Il mezzo sarà progettato per il trasporto degli astronauti, il supporto logistico e le operazioni remote. Il rover avrà una massa di circa 2.000 libbre, una configurazione compatta per il trasporto spaziale e una velocità superiore a 6 miglia orarie su terreno pianeggiante.
Lunar Outpost svilupperà invece Pegasus, evoluzione del rover Eagle già sperimentato dalla società. Il veicolo sarà operativo fino a un anno e potrà essere guidato manualmente, autonomamente oppure in teleoperazione. Pegasus sarà capace di superare le 9 miglia orarie e integrerà tecnologie derivate dal programma Apollo insieme all’esperienza maturata nei prototipi più recenti.
Questi rover saranno fondamentali per preparare i siti di atterraggio, trasportare materiali, analizzare il terreno, posizionare strumenti scientifici e supportare le attività degli astronauti durante le missioni Artemis. Nei prossimi 18 mesi le aziende completeranno la progettazione definitiva, le prove con equipaggio e la qualificazione dei sistemi di volo.
Per trasportare i rover nella regione del polo Sud lunare, la NASA ha affidato a Blue Origin un contratto da 188 milioni di dollari, con un’opzione di rinnovo da circa 280 milioni. La società di Jeff Bezos utilizzerà il lander Blue Moon Mark 1 Endurance, uno dei sistemi centrali della nuova architettura lunare americana.
Entro la fine di quest’anno le prime missioni lunari?
La prima missione della futura base lunare, Moon Base I, dovrebbe partire non prima dell’autunno 2026. Il lander Blue Moon porterà sulla superficie lunare una serie di strumenti scientifici, tra cui le Stereo Cameras for Lunar Plume-Surface Studies, destinate ad analizzare l’interazione tra i motori dei lander e il suolo lunare, e il Laser Retroreflective Array, che consentirà ai veicoli in orbita di determinare la propria posizione con maggiore precisione attraverso riflessioni laser. L’atterraggio è previsto nella regione dello Shackleton Connecting Ridge, un’area strategica vicino al polo Sud.
La seconda missione, Moon Base II, è invece prevista entro la fine dell’anno e utilizzerà il lander Griffin di Astrobotic per trasportare oltre 1.100 libbre di carico sulla Luna. A bordo ci sarà anche il rover FLIP sviluppato da Astrolab, che servirà a testare sistemi di mobilità destinati ai futuri veicoli lunari.
Sempre nel 2026 dovrebbe partire Moon Base III, missione che utilizzerà il lander Nova-C Trinity di Intuitive Machines. Il suo obiettivo principale sarà studiare i cosiddetti “lunar swirls”, misteriose aree chiare presenti sulla superficie lunare. La missione Lunar Vertex coinvolgerà anche l’Agenzia spaziale europea (Esa) e il Korea Astronomy and Space Science Institute, confermando la dimensione internazionale del programma.
Nel 2028 sulla Luna i droni autonomi
Parallelamente, la Nasa ha annunciato un nuovo investimento da 75 milioni di dollari affidato a Firefly Aerospace per la missione MoonFall, prevista nel 2028. Il progetto prevede l’impiego di quattro droni autonomi capaci di compiere brevi voli sulla superficie lunare per esplorare zone difficili da raggiungere con i rover tradizionali.
I droni raccoglieranno immagini ad alta risoluzione dei potenziali siti di allunaggio destinati agli astronauti Artemis. Dopo il termine dei voli, i loro payload scientifici continueranno a operare per mesi, contribuendo alla presenza americana permanente nel polo Sud lunare.
Il modulo abitativo made in Italy
In questo scenario, come anticipato, c’è anche un importante contributo italiano. Thales Alenia Space sta infatti sviluppando il modulo abitativo MPH, uno degli elementi destinati a diventare parte integrante della futura base lunare. L’Agenzia spaziale italiana ha annunciato che il progetto ha superato una prima commissione di valutazione della NASA e potrà procedere verso la revisione preliminare prevista nel 2027.
Secondo i piani attuali, il primo modulo dovrebbe essere lanciato nel 2033.
Per l’Italia si tratta di una presenza strategica nella nuova economia spaziale. Il modulo abitativo rappresenta infatti uno dei componenti tecnologicamente più complessi dell’intera architettura lunare: dovrà garantire protezione dalle radiazioni, supporto vitale, autonomia energetica e capacità operative in un ambiente estremo.
Luna come laboratorio permanente per tecnologia “di frontiera” e per la New Space Economy
La Nasa punta a trasformare la Luna in un laboratorio permanente per sviluppare tecnologie di sopravvivenza, logistica e mobilità che serviranno anche per le future missioni verso Marte. L’agenzia parla apertamente di una “Golden Age” dell’esplorazione spaziale, costruita attraverso partnership pubblico-private, una maggiore frequenza di lanci e una presenza stabile sulla superficie lunare.
Il programma sarà sostenuto anche dalla nuova evoluzione del sistema CLPS, il Commercial Lunar Payload Services, attraverso cui la Nasa acquista servizi di trasporto e logistica da aziende private. La versione CLPS 2.0 introdurrà maggiore flessibilità operativa, consentendo all’agenzia di acquistare sia missioni complete “chiavi in mano” sia hardware da integrare direttamente nelle proprie operazioni lunari.
Novità su Google, per aggiungere Key4Biz tra le tue fonti preferite, clicca qui
Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz
https://www.key4biz.it/base-lunare-dalla-nasa-investimenti-per-un-miliardo-di-dollari-nel-2033-il-primo-modulo-italiano/573835/


