Indipendenza digitale, come creare il Fondo europeo per partire

  ICT, Rassegna Stampa
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Cloud e AI, la strategia europea c’è. Ma ora Bruxelles deve trovare i soldi

La Commissione europea ha presentato la sua strategia per rafforzare la sovranità tecnologica dell’Unione nel cloud e nell’intelligenza artificiale (AI). L’obiettivo politico è chiaro: ridurre la dipendenza da un numero ristretto di fornitori extraeuropei (in particolare quelli americani) e costruire capacità proprie in infrastrutture, calcolo, data center e servizi AI. La vera questione, adesso, è come finanziare questa ambizione.

Qualcosa su questo si trova nei documenti allegati alla proposta di Cloud and AI Development Act, o CADA, in cui Bruxelles non propone un fondo sovrano già pronto all’uso, perchè non c’è e va costruito. Disegna invece un modello di finanziamento ibrido da cui partire, che combina programmi europei esistenti, contributi degli Stati membri e investimenti privati, rinviando la piena scala industriale al prossimo quadro finanziario pluriennale. E qui si giocherà la vera partita della futura autonomia finanziaria dell’istituzione europea.

Il regolamento è esplicito: le iniziative per il cloud e l’AI “may be supported by funding from Union programmes and other instruments”, in particolare Horizon Europe, il Digital Europe Programme e InvestEU. La Commissione aggiunge che le stesse iniziative “may be supported by Member States” e anche da “private-sector investments”. In altre parole, non un unico fondo centrale, per il momento, ma una costruzione graduale di risorse pubbliche e private coordinate tra loro.

Virkkunen (Ue): “Creare capacità di investimento europea per sostenere le nostre migliori imprese nella competizione globale

Il percorso l’ha ben illustrato la Vicepresidente esecutiva per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, Henna Virkkunen, nel suo discorso in occasione della presentazione della strategia europea: “L’Europa sta perdendo terreno nella corsa tecnologica globale perché ha bisogno di più investimenti ad alto rischio nel settore dell’innovazione. Mentre i principali competitor internazionali stanno mobilitando ingenti capitali, il continente si trova ad affrontare un crescente deficit di investimenti strategici.
I finanziamenti pubblici rappresentano un punto di partenza importante, ma non possono essere i contribuenti a sostenere da soli questo sforzo. Se l’Europa vuole rafforzare la propria sovranità tecnologica e mantenere il controllo del proprio futuro digitale, è indispensabile che anche il capitale privato aumenti il proprio impegno, sostenendo i progetti più ambiziosi e strategici
”.

Per colmare questo divario, la Commissione europea avvierà con effetto immediato una consultazione con gli Stati membri, il Gruppo Banca europea per gli investimenti (BEI) e i principali attori del settore finanziario.
L’obiettivo è chiaro: creare una capacità europea di investimento in capitale di rischio su larga scala, in grado di garantire alle migliori imprese tecnologiche europee le risorse necessarie per competere e affermarsi sui mercati globali
”, ha sottolineato la Vicepresidente della Commissione.

È qui che molti hanno letto tra le righe il richiamo ad un “fondo sovrano europeo” che poi sarebbe chiamato ad investire direttamente nelle società tecnologiche (ma anche energetiche e di altri settori strategici) con maggiori possibilità di competere a livello globale. Una sfida significativa, ma che probabilmente è nelle corde della Commissione e dell’Unione tutta.

Un modello ‘ibrido’ a tre livelli

Tornando al modello di finanziamento ibrido al momento individuato dalla Commissione, c’è già un primo livello di risorse europee disponibili. La Commissione punta su programmi esistenti per finanziare ricerca, sviluppo, infrastrutture e prima adozione industriale delle tecnologie cloud e AI. È un passaggio importante, perché mostra che Bruxelles non parte da zero, ma prova a riallocare strumenti già in essere verso gli obiettivi di sovranità tecnologica.

Il secondo livello è quello nazionale. Il testo prevede che gli Stati membri possano sostenere la strategia con misure di ricerca, sviluppo e innovazione, nel rispetto delle regole sugli aiuti di Stato. Questo significa che la Commissione immagina un cofinanziamento pubblico distribuito, in cui i governi nazionali restano parte attiva del processo, soprattutto nei progetti infrastrutturali e nei poli strategici.

Il terzo livello è quello del capitale privato. La Commissione chiede agli operatori industriali e finanziari di tenere conto della strategia nelle loro decisioni di investimento. Qui il messaggio è chiaro: l’obiettivo non è soltanto attrarre capitali, ma orientarli dentro un quadro coerente con le priorità europee, evitando frammentazione e duplicazioni.

Il ruolo del futuro fondo sovrano e un meccanismo di priorità nei finanziamenti

La parte più interessante del testo è però quella che collega la strategia al futuro European Competitiveness Fund. Nel considerando 43 si legge che i “data centre strategic projects” dovrebbero ricevere sostegno da programmi, fondi e strumenti finanziari dell’Unione, in linea con gli obiettivi dei singoli strumenti e senza pregiudicare il prossimo bilancio pluriennale 2028-2034.

Il passaggio più rilevante è quello in cui si afferma che questi progetti dovrebbero ottenere il “competitiveness seal” se soddisfano le condizioni previste dal futuro European Competitiveness Fund, cioè se sono considerati progetti di alta qualità che contribuiscono agli obiettivi del fondo.
Di fatto, si sta ragionando su un marchio di qualità da attribuire a progetti considerati validi e strategici, così da facilitarne il finanziamento con altre risorse pubbliche o private anche se non (ri)entrano direttamente nel programma UE originario.

In sostanza, la Commissione sta creando un meccanismo di priorità per far entrare i progetti cloud e data center nel perimetro dei futuri finanziamenti europei.

Questo non significa che il fondo sovrano esista già in forma pienamente operativa. Significa però che la Commissione ne sta preparando la funzione: selezionare, premiare e indirizzare i progetti industriali ritenuti strategici per la competitività europea. È un tassello fondamentale della strategia, perché lega la sovranità tecnologica non solo alla regolazione, ma anche alla futura architettura finanziaria dell’Unione.

Una strategia ancora da finanziare

Il punto politico resta lo stesso: la Commissione ha definito l’orizzonte, ma non ha ancora chiuso il capitolo delle risorse. Il documento mostra una scelta precisa: utilizzare i fondi UE esistenti nel breve periodo, coinvolgere gli Stati membri e il capitale privato nel medio periodo, e agganciare la piena scala industriale al prossimo quadro finanziario pluriennale.

È una costruzione pragmatica, ma anche una prova di forza. Perché la sovranità tecnologica non dipende solo dagli obiettivi industriali o dalle regole sul mercato, ma dalla capacità di mettere insieme risorse sufficienti per sostenere data center, cloud e infrastrutture AI su scala continentale.

In questo senso, il Cloud and AI Development Act è insieme una strategia industriale e una promessa finanziaria ancora da completare, che peraltro dovrà fare i conti con le solite divergenze interne ai 27 Stati dell’Unione. Accetteranno di contribuire a livello finanziario? Condivideranno l’impostazione generale di questa architettura finanziaria? Saranno favorevoli ad aumentare la dote finanziaria dell’Unione? C’è anche da chiedersi se condividono a pieno gli obiettivi della strategia. La Commissione ha aperto il cantiere; ora deve trovare il modo di finanziarlo davvero e di convincere tutti e 27 a mettersi a lavorare.

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