Finalmente, la Commissione Europea ha capito che dal punto di vista dell’innovazione tecnologica l’Europa deve iniziare ad agire in modo autonomo. Non più solo a normare, ma a fare innovazione – oggi dipende dal punto di vista digitale per l’80% da fornitori extra-UE – e a creare un’offerta tecnologica “made in Europe”, facendo crescere, allo stesso tempo, la domanda di Pubbliche Amministrazioni e aziende verso “uno stack tecnologico europeo completo”, con servizi e infrastrutture realizzati da aziende europee.
E sono stati diversi i fattori geopolitici che ha portato la Commissione europea a preparare il “Pacchetto di norme per la sovranità tecnologica europea“, (accompagnata dalla Strategia per l’open source). La presentazione ufficiale di entrambi è attesa il 3 giugno prossimo. E parliamo:
- della guerra della Russia in Ucraina anche per conquistare le materie critiche e terre rare fondamentali per le diverse tecnologie;
- della seconda elezione di Trump, che sembra “spegnere” – da un momento all’altro – il “bottone” dei servizi digitali e cloud dagli USA verso l’Europa per ostilità politiche;
- il conflitto in Iran su iniziativa americana e israeliana con gli shock energetici causati dalla crisi dello stretto di Hormuz
- fino alle recenti posizioni degli Stati Uniti di ridurre la sua presenza nella NATO per un mancato sostegno da parte degli alleati europei nella guerra iraniana.
Attualmente l’UE spende 264 miliardi di euro all’anno principalmente in prodotti e servizi informatici proprietari statunitensi. Ciò crea dipendenze che influenzano la capacità dell’Europa di controllare le infrastrutture digitali chiave.
Prima di analizzare i punti chiave del “Pacchetto” di norme per la sovranità tecnologica europea, pubblicato in anteprima dal quotidiano “Politico”, è fondamentale rimarcare l’approccio usato dalla Commissione europea nel definire questa nuova Strategia. Si punta alla sovranità tecnologica europea, ma senza creare un’autarchia e un isolamento digitale: resta, infatti, l’apertura del Mercato Unico a partenariati con aziende extra-UE e alla concorrenza leale: questi sono gli ingredienti giusti per non bloccare l’innovazione tecnologica!
Veniamo al nuovo “Pacchetto”, che punta ad iniziare ad avere la sovranità tecnologica europea con 4 azioni iniziative interconnesse:
- Un Chips Act 2.0, che si basa sul primo European Chips Act, per rafforzare l’ecosistema dei semiconduttori in Europa e la resilienza della catena di approvvigionamento, comprese misure per stimolare la domanda interna di chip;
- Un Cloud and AI Development Act (“CADA”) per sbloccare il potenziale dell’industria del cloud e dell’IA dell’UE, garantendo che queste tecnologie siano sviluppate e utilizzate nell’UE, affrontando al contempo i rischi associati alla dipendenza dell’Europa da paesi terzi;
- Una Strategia per gli ecosistemi digitali aperti dell’UE (“Strategia Open Source”), inclusa nella presente Comunicazione, per rafforzare l’autonomia dell’Europa lungo l’intero stack, nonché nelle pubbliche amministrazioni e nelle istituzioni dell’UE sfruttando il software open source; e
- Un Regolamento delegato e una tabella di marcia strategica per la digitalizzazione e l’IA nell’energia per sostenere la sostenibilità dei data center europei ed evitare il “greenwashing” in questo settore, ossia la falsa promessa di garantire la sovranità tecnologica.
Ecco i primi due vantaggi di queste iniziative, la prima dal punto di vista della cybersicurezza e la seconda dal punto di vista della protezione dei dati critici e strategici di ogni singolo Paese dell’UE: quindi parliamo anche di sicurezza nazionale e di difesa.
Infatti, in un ambiente digitale segnato da una crescente concentrazione del mercato e dal vendor lock-in, specialmente di fornitori extra-UE, la cybersecurity deve essere garantita in tutto lo stack tecnologico, mentre l’interoperabilità, la portabilità e l’adozione diffusa di standard aperti garantiscono che gli utenti pubblici e privati possano scegliere, cambiare e scalare le soluzioni tecnologiche senza costi proibitivi.
Inoltre, passare da dipendenze digitali critiche alla diversificazione delle catene di approvvigionamento e ridurre l’eccessivo affidamento su singoli fornitori extra-UE o paesi terzi per le tecnologie digitali chiave, consentirebbe un efficace controllo normativo e operativo laddove siano coinvolti infrastrutture critiche, dati sensibili o servizi pubblici essenziali.
È essenziale mobilitare massicci volumi di capitale privato
Poiché i finanziamenti pubblici da soli non possono colmare il divario di investimenti dell’Europa – stimato nel rapporto Draghi in 800 miliardi di EUR all’anno – è essenziale mobilitare massicci volumi di capitale privato. L’Europa deve affrontare urgentemente la sua carenza strutturale di capitale di rischio privato per le aziende ad alta crescita e deep-tech. Il programma InvestAI mira a mobilitare 200 miliardi di euro nell’Intelligenza artificiale e illustra la portata degli investimenti necessari. Lo Scale-up Europe Fund e l’Industrial Accelerator Act contribuiscono ulteriormente a questo obiettivo facilitando lo scale-up industriale e migliorando l’accesso ai finanziamenti per le imprese innovative.
La campagna che Key4Biz porta avanti da novembre 2024 per l’Indipendenza digitale Ue diventa un podcast su RAI Play Sound
Come voi lettori sapete, Key4Biz sta portando avanti, da novembre 2024, la campagna per alimentare l’indipendenza digitale europea per raggiungere gli obiettivi ben spiegati nel nuovo “Pacchetto” della Commissione europea. Così, RAI GR Parlamento ha dedicato un’intera puntata alla nostra iniziativa, ecco il video in cui il giornalista RAI mi chiede “come Key4Biz declina l’indipendenza digitale europea”.
Durante la puntata, mi è stato chiesto anche di commentare una considerazione di Federico Ferrazza, direttore di Italian Tech del Gruppo Gedi.
È possibile ascoltare la puntata integrale anche su RAI PLAY SOUD
Conclusioni: la posta in gioco è alta
La posta in gioco è alta: non è un lusso perseguire l’autonomia tecnologica, almeno in alcuni settori chiave per la sicurezza nazionale e cybersicurezza nonché per la sicurezza energetica. Senza la realizzazione rapida di questo “Pacchetto”, l’Europa rischia di rimanere ulteriormente indietro nella corsa tecnologica globale.
Questo “Pacchetto”, si legge nel documento della Commissione europea, “rappresenta un imperativo strategico per rendere future-proof (a prova di futuro) l’economia, la sicurezza e la sovranità dell’Europa”.
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