INWIT verso esposto Consob su joint venture delle torri e su MSA. Per gli analisti migrazione complicata e prezzi INWIT competitivi

  ICT, Rassegna Stampa
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Secondo quanto riportato da Milano Finanza oggi, nel mirino ci sarebbe la vicinanza temporale tra la disdetta dell’MSA e l’annuncio della JV, oltre all’assenza di riferimenti al diritto di last call che secondo la tower company è un pilastro del Master Service Agreement, come ribadito dal direttore generale Diego galli nella recente call con gli analisti.

Al momento, Fastweb ha già inviato la disdetta del MSA, mentre TIM dovrebbe decidere nel fine settimana e un Cda è fissato per domenica.

Intanto, prosegue MF, la tower company lavora a una richiesta cautelare al Tribunale di Milano per sospendere la disdetta, citando rischi finanziari e l’elevata dipendenza dai due operatori, che generano oltre l’85% dei ricavi.

Per gli analisti si tratta di una posizione negoziale sul prezzo

“A causa dell’inflazione stimiamo che Tim e Vodafone paghino circa 24mila euro l’anno a torre del Msa, l’accordo originario era 20mila euro – scrivono gli analisti di Ubs – il contratto con Inwit rappresenta quindi circa il 20% dei ricavi mobili di Fastweb e Vodafone”.

Per questo Fastweb, che a diverse condizioni vorrebbe continuare a lavorare con INWIT, in mancanza di una revisione dei prezzi dal 2028 dovrà migrare progressivamente verso le torri di Cellnex e Phoenix. Un’operazione non banale tecnicamente per i limiti elettromagnetici, e non è chiaro neppure con quale convenienza economica. “Senza Inwit sarà difficile per Fastweb replicare la qualità del servizio fornito finora – conclude Ubs – per questo riteniamo che l’escalation degli ultimi giorni sia una posizione negoziale, per ottenere condizioni più favorevoli”.

Ed effettivamente non sarà facile organizzare la migrazione anche per la necessità di tenere conto della saturazione degli impianti di atterraggio. Insomma, la capacità di trasmissione è limitata e migrare i principali operatori su impianti esistenti, già usati dai concorrenti, non sarà certamente semplice.

Su questo aspetto concordano anche gli analisti di Jefferies, secondo cui “un piano per abbandonare la rete INWIT sia di difficile attuazione nella pratica e, secondo le nostre stime, i prezzi di INWIT sono competitivi, il che ci rende scettici sulla volontà di terze parti di sviluppare reti a tariffe inferiori”. La migrazione sarebbe secondo gli analisti “costosa e impraticabile”.

Scetticismo degli analisti di Jefferies

La società di analisi è inoltre scettica sulla intenzione di Fastweb di sostituire la rete esistente con terze parti come Cellnex e Phoenix e di costruire nuovi siti con la nuova joint venture (circa 500 all’anno) e di utilizzare i siti esistenti a nuove condizioni. “Ciò appare irrealistico, aggiunge Jefferies, dato che

1) è improbabile un sostegno da parte di terzi poiché distrugge il valore percepito del settore;

2) la riduzione dei canoni di locazione e la diminuzione della durata percepita dei contratti con la possibilità di risoluzione anticipata riducono i potenziali tassi di rendimento interni (IRR) per gli investitori terzi;

3) costruire al di fuori del mercato interno (INWIT) è probabilmente un approccio inefficiente per migliorare le infrastrutture italiane, il che sarebbe contrario agli obiettivi dell’autorità di regolamentazione”. 

Mercato italiano delle torri è un duopolio effettivo

“La minaccia di non rinnovo è un rischio molto elevato senza un’alternativa: l’opzione “nucleare” di rompere il contratto tutto o niente è estremamente rischiosa senza un’alternativa realistica”, aggiungono gli analisti di New Street Research.

Secondo gli analisti, il mercato italiano è uno dei pochi mercati di torri di telecomunicazione dell’UE in cui si configura un duopolio effettivo e, di conseguenza, il rischio di creazione di una nuova TowerCo in altri mercati come Francia o Spagna è di gran lunga inferiore, dove sono già presenti 4 TowerCo di grandi dimensioni. Anzi, in questi mercati Cellnex ha parlato della possibilità di un consolidamento delle torri di telecomunicazione all’interno del mercato stesso.

Il caso spagnolo: migrazione difficile se non c’è l’alternativa

“Saremo molto interessati a vedere cosa succederà in Spagna, dove Zegona ha formalmente notificato la rescissione del contratto con Vantage Towers, ma non è ancora chiaro quale sia il suo piano alternativo e crediamo che la notifica potrebbe effettivamente indebolire la posizione negoziale di Zegona. Stanno cercando di negoziare nuovi accordi di condivisione delle torri con MasOrange e Telefonica, ma questi operatori sanno che Zegona sarà disperata e cercherà di firmare un accordo alternativo. Inoltre, esiste persino uno scenario in cui Zegona debba tornare a Vantage e quest’ultima potrebbe addirittura richiedere una tariffa superiore a quella che Zegona pagava in precedenza”, aggiungono ancora gli analisti di New Street Research.

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