Cloud sovrano è corsa globale: capacità oltre 16.000 MW entro il 2035

  ICT, Rassegna Stampa
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Cloud infrastrutture strategica, cresce la capacità ma anche l’esigenza della governance

La domanda globale di soluzioni di sovereign cloud è destinata a crescere in modo esponenziale nel prossimo decennio, riflettendo un cambio di paradigma nelle strategie digitali di governi e grandi organizzazioni. Secondo le ultime stime di ABI Research, la capacità IT attiva nei data center sovrani passerà dai 3.127 MW del 2025 a oltre 16.000 MW nel 2035. Ancora più marcata la crescita della capacità disponibile, che salirà da 4.455 MW a più di 24.000 MW, mentre la capacità complessiva installata (“under the roof”) raggiungerà i 34.212 MW, rispetto ai 6.400 MW attuali.

Numeri che raccontano una trasformazione profonda: il cloud, da semplice leva di efficienza tecnologica, diventa sempre più un’infrastruttura critica, al centro delle politiche industriali e di sicurezza nazionale. Il concetto di sovereign cloud si inserisce esattamente in questo contesto. Non si tratta soltanto di localizzare i dati entro confini geografici, ma di garantire che l’intero ciclo di vita delle informazioni — dalla conservazione all’elaborazione — resti sotto il controllo giuridico, normativo e operativo di uno Stato o di un’area regolatoria.

In termini concreti, significa assicurare che dati sensibili, applicazioni strategiche e sistemi digitali fondamentali non siano esposti a normative extraterritoriali, accessi non autorizzati o pressioni geopolitiche. Una questione che riguarda direttamente settori chiave come sanità, finanza, energia e pubblica amministrazione, sempre più dipendenti da infrastrutture cloud per il loro funzionamento quotidiano.

Il controllo dei dati, centrale ridurre le dipendenze dai fornitori esteri

La spinta verso il cloud sovrano è alimentata da un contesto internazionale caratterizzato da crescenti tensioni geopolitiche, dall’uso sempre più frequente di strumenti economici e tecnologici come leve di pressione e da un aumento significativo delle minacce cyber. In questo scenario, il controllo dei dati si configura come un elemento essenziale della sovranità nazionale, al pari delle infrastrutture fisiche o delle risorse energetiche.

Un altro fattore determinante è la forte concentrazione del mercato del cloud nelle mani di pochi grandi operatori globali. Se da un lato questi garantiscono scalabilità e innovazione, dall’altro pongono interrogativi rilevanti in termini di dipendenza tecnologica e di esposizione a normative straniere. Da qui la crescente attenzione, soprattutto in Europa e nell’area Asia-Pacifico, verso modelli di cloud che combinino le capacità industriali degli hyperscaler con requisiti stringenti di sovranità e controllo locale.

L’evoluzione del mercato seguirà, secondo ABI Research, una traiettoria articolata. Nel breve periodo (2025-2026) saranno soprattutto l’aumento dei rischi cyber e le tensioni internazionali a spingere investimenti nella capacità disponibile e nelle infrastrutture necessarie a sostenere carichi ad alte prestazioni, in particolare per l’intelligenza artificiale e l’addestramento dei modelli linguistici. In questa fase, la crescita della capacità attiva sarà più contenuta, mentre governi e imprese lavoreranno alla definizione di requisiti e standard di sovranità.

Tra il 2027 e il 2031 si assisterà a una fase di accelerazione, favorita da un quadro normativo più chiaro e da una maggiore maturità operativa. I progetti sovereign entreranno pienamente in produzione e il divario tra capacità installata e utilizzata tenderà a ridursi, pur mantenendo gli hyperscaler un ruolo dominante, seppur in configurazioni più regolamentate e integrate con le esigenze locali.

Più attenzione a efficienza energetica e ottimizzazione delle risorse

Dopo il 2033, la crescita è destinata a rallentare, non tanto per una diminuzione della domanda quanto per vincoli strutturali legati alla disponibilità energetica, ai limiti fisici dei siti e all’aumento dei costi. In questa fase, l’attenzione si sposterà sull’efficienza, sull’ottimizzazione delle risorse e su infrastrutture sempre più specializzate.

Nel complesso, la traiettoria delineata evidenzia come il sovereign cloud sia destinato a diventare un elemento cardine delle politiche di autonomia strategica. In un contesto segnato da incertezza e competizione tra sistemi tecnologici, la capacità di controllare e proteggere i propri dati rappresenta non solo un vantaggio competitivo, ma una condizione necessaria per garantire sicurezza, resilienza e continuità operativa nel lungo periodo.

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