
Se c’è un ritratto degli over 55 duro a morire – con la complicità del successo dell’immancabile espressione boomer, usata a sproposito o meno – è quello di una generazione ai margini del digitale, lenta ad adottare nuove tecnologie e soprattutto bisognosa di tutele, come se non fosse in grado di cavarsela da sola.
Ma i tempi cambiano, e la madre che chiama il figlio per dirgli che “è sparito Google” è ormai solo un meme un po’ stantio, almeno secondo i dati raccolti dall’Osservatorio Longevity & Silver Economy del Politecnico di Milano. Il 71% degli over 55 infatti usa i social media, il 35% acquista online in autonomia, con un altro 8% che lo fa con l’aiuto di familiari o amici, e addirittura il 67% conosce la Generative AI e il 34% l’ha già adoperata. Percentuali che descrivono una fascia demografica reduce dall’attraversamento della rivoluzione digitale degli anni Novanta dall’interno, spesso come protagonista, e che oggi abita il web con una familiarità che gli stereotipi correnti (e i nipoti, che magari non sono a loro agio ad accendere un computer, visto che vivono su smartphone e tablet) faticano ad ammettere.
La ricerca è stata presentata il 24 marzo 2026 al convegno”Longevity & Silver Economy: digitale e innovazione per un mondo in cui vivere a lungo, organizzato dalla POLIMI School of Management. Tra gli altri dati sulle competenze autodichiarate, il 59% degli over 55 si ritiene capace di usare app di messaggistica, il 53% sa effettuare ricerche online, il 43% gestisce la posta elettronica, il 37% i pagamenti digitali.
Eppure la familiarità con gli strumenti digitali non ha dissolto l’ansia da arretramento, se è vero che il 50% degli over 55 teme di poter essere svantaggiato o escluso da servizi essenziali se non riuscirà a restare al passo con l’innovazione. Come osserva Deborah De Cesare, Direttrice dell’Osservatorio, «trascurare la crescente apertura verso il digitale rischia di rafforzare stereotipi e forme di digital ageism che non trovano riscontro nella realtà».
I senior e la gestione finanziaria
Com’è noto, per la gioia di chi si sente in dovere di dire a ogni più sospinto che «non è un Paese per giovani» (o varianti), gli over 55 italiani detengono circa il 60% della ricchezza privata del Paese, dato che ovviamente dovrebbe orientare in modo netto le strategie del settore bancario, così come quello assicurativo e il fintech. In realtà, la distanza tra il potenziale di questa fascia demografica e i prodotti a essa dedicati resta enorme, e solo il 13% degli over 55 si avvale di un consulente finanziario per la gestione dei propri risparmi. Tra chi non vi ricorre, il 55% ritiene di saper gestire autonomamente le proprie decisioni, mentre il 25% ritiene i costi della consulenza sproporzionati rispetto ai benefici; il 7% aderisce a forme di previdenza complementare (quasi esclusivamente nella fascia 55-64 anni) e appena il 2% partecipa a percorsi di formazione finanziaria.
È il ritratto di un mercato in cui la domanda latente è ampia ma scarsamente intercettata; l’allungamento dell’aspettativa di vita altera la logica di gestione del patrimonio, visto che un orizzonte temporale più lungo richiede strumenti calibrati su esigenze diverse da quelle della generazione precedente, in cui il pensionamento coincideva con una fase relativamente breve. La previdenza complementare, in questo senso, non è ancora percepita come risposta adeguata, come confermato dai dati sulla partecipazione. Per chi vuole farsi un’idea concreta delle opzioni disponibili in materia di conti correnti, strumenti come il comparatore di SOSTariffe.it permettono di confrontare offerte con prodotti diversi, costi di gestione e flessibilità, in modo da orientarsi senza dover passare per un intermediario.
Salute, domotica, autonomia
L’Osservatorio ha costruito un modello articolato in cinque macroaree di bisogno per la popolazione senior: salute e benessere, sicurezza e autonomia, gestione delle risorse economiche, realizzazione personale, relazioni sociali, una griglia utile per capire dove l’innovazione digitale ha già trovato spazio e dove la penetrazione resta bassa.
In ambito salute, il 19% degli over 55 dichiara di aver partecipato a programmi di prevenzione personalizzata, percentuale ancora contenuta ma in crescita, che si concentra in modo particolare tra chi convive con patologie croniche, dove l’impatto sulla qualità della vita è più immediato e di conseguenza la disponibilità a sperimentare soluzioni digitali è maggiore. La domotica (sensori, sistemi di controllo remoto, dispositivi per la sicurezza domestica) è utilizzata dal 10% degli over 55, con un’adozione più elevata tra chi ha figli che vivono lontano da casa.
L’area dell’autonomia e dell’accessibilità è quella in cui l’innovazione digitale ha le ricadute potenzialmente più ampie: poter accedere a servizi, muoversi, comunicare in modo indipendente sono esigenze che crescono con l’età e che il digitale, se progettato con attenzione alle effettive capacità degli utenti, può sostenere in modo concreto.
Il punto critico, come sottolinea Emanuele Lettieri, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio, è la condizione di partenza: «progettare il digitale insieme agli utilizzatori senior e investire seriamente nelle loro competenze digitali, senza le quali l’innovazione resta una promessa non mantenuta».
La pensione è partecipazione
Per il 45% degli over 55, la pensione è associata prima di tutto alla possibilità di dedicarsi alle proprie passioni; per il 20%, alla cura dei propri cari. Solo una quota residuale, in presenza di condizioni e incentivi adeguati, avrebbe preferito prolungare l’attività lavorativa. Il quadro è quello di una fase della vita percepita come apertura, una riscoperta personale che richiede tempo, risorse e, sempre più spesso, accesso a strumenti digitali.
Le iniziative censite dall’Osservatorio tra soggetti pubblici e terzo settore confermano questa tendenza: il 73% dei progetti dedicati alla longevità si concentra su formazione continua, partecipazione culturale e valorizzazione del contributo attivo dei senior nella comunità.
La preoccupazione per l’isolamento rimane comunque presente: il 72% degli over 55 teme che le tecnologie digitali possano generare isolamento sociale, una percentuale che può sembrare paradossale in una fase di crescente adozione, ma che riflette l’esperienza concreta delle piattaforme progettate per ottimizzare l’engagement ma non per sostenere relazioni autentiche. Il 58% delle iniziative pubbliche e del terzo settore si concentra proprio sulla ricostruzione di reti sociali e sulla partecipazione attiva, con interventi che vanno dagli spazi di aggregazione ai laboratori in gruppo. Insomma, la coesione sociale non si delega a un’app.
Il mercato della Silver Economy
«L’invecchiamento della popolazione è un trend strutturale che richiede visione strategica e senso di urgenza», ricorda Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio. La Silver Economy è un mercato adulto, economicamente rilevante, che richiede progettazione dedicata, e il cambiamento demografico in corso porta a ridisegnare la composizione della domanda in quasi tutti i settori, dalla sanità all’intrattenimento, dalla mobilità ai servizi finanziari.
I dati della ricerca indicano dove i gap sono più evidenti. In ambito finanziario, la distanza tra la ricchezza detenuta dagli over 55 e la loro partecipazione a strumenti di gestione evoluta del patrimonio è una opportunità non colta su larga scala. In ambito salute, i programmi di prevenzione personalizzata raggiungono ancora una quota minoritaria della popolazione. In ambito tecnologico, la domotica e i dispositivi per l’autonomia domestica restano appannaggio di una fascia ristretta. Tutti mercati in cui l’offerta non ha ancora trovato il formato giusto per incontrare la domanda. Come ricorda Giuseppe Andreoni, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio, «partendo dall’analisi di quali sono le principali esigenze dei senior è possibile orientarsi verso la progettazione di soluzioni più efficaci e inclusive, pienamente allineate ai bisogni reali di questa fascia di popolazione».
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