L’AI fatta in Italia, aperta e trasparente di Engineering apprezzata da Ronzulli, Butti, Barachini e Nobile

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“AI Italia. L’AI tra innovazione e sovranità digitale”, l’iniziativa della Sen. Ronzulli con Engineering al Senato

In un mondo sempre più interconnesso, l’intelligenza artificiale (AI) non è solo uno strumento di innovazione, ma il pilastro per una crescita autonoma e competitiva del nostro Paese. Per coglierne appieno il potenziale, però, l’Italia deve puntare con decisione sulla sovranità digitale: sviluppare infrastrutture, talenti e soluzioni proprietarie significa rompere la dipendenza da giganti esteri, garantendo sicurezza, controllo e un vantaggio strategico a livello competitivo.
A questo è stato dedicato l’evento “AI Italia. L’AI tra innovazione e sovranità digitale” che si è tenuto presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani a Roma, oggi sede di rappresentanza della presidenza del Senato della Repubblica. Un incontro organizzato su iniziativa della Senatrice Licia Ronzulli, in collaborazione con Engineering, per dare vita ad un momento di confronto istituzionale e industriale, allargato al mondo accademico, dedicato al ruolo strategico dell’intelligenza artificiale (AI) nello sviluppo del Paese, con un focus sui temi dell’innovazione tecnologica, della competitività del sistema economico e della sovranità digitale, ma soprattutto sulla necessità di sviluppare un modello di intelligenza artificiale tutto italiano.

Tantissimi gli interventi di rappresentanti politici di tutti gli schieramenti, del mondo imprenditoriale e universitario, moderati da Michelangelo Suigo, Chief Public Affairs, Corporate Communication & Sustainability Officer di Engineering Group, che hanno affrontato il tema delle condizioni necessarie per costruire una reale sovranità tecnologica, ma anche argomenti chiave come lo sviluppo di infrastrutture nazionali di calcolo e data center, la riduzione della dipendenza da provider extra-europei e il ruolo dell’AI Act e quindi della regolamentazione. L’incontro è stata anche l’occasione per presentare IS-IA – Italy’s Sovereign Intelligence Architecture, un approccio architetturale basato sul concetto di Intelligenza Artificiale italiana, governabile e sicura, basato su EngGPT 2, piattaforma italiana di Private Generative AI sviluppata da Engineering.

Sen. Ronzulli: “Dobbiamo favorire investimenti nazionali, lavorare ad una regolamentazione europea più smart e accelerare sulla formazione”

Ad aprire l’incontro è stata proprio la Vicepresidente del Senato della Repubblica, Licia Ronzulli, che ha affermato: “Una tecnologia che non possiamo subire ma che dobbiamo governare. Questa tecnologia non è neutrale, può salvare vite o minacciare la libertà, creare lavoro o generare esclusione, sta a noi decidere come usarla al meglio. Per questo oggi è fondamentale parlare di AI tra innovazione e sovranità digitale. Dobbiamo sfruttare questa tecnologia senza perdere il controllo e la sovranità. Non dobbiamo diventare dipendenti da chi fornisce questa tecnologia. Può ridurre disuguaglianze tra Nord e Sud del Paese, può migliorare i servizi sanitari, ma il controllo dei dati è fondamentale”.

“L’AI può ridurre gli sprechi delle fabbriche intelligenti, ma gli algoritmi che controllano i processi sono sviluppati altrove. Si stima che sia in grado di generare 15 trilioni di dollari di PIL fino al 2030, ma oggi il 90% die modelli di AI sono dominati da Stati Uniti e Cina, motivo per cui Europa e Italia rischiano di diventare una colonia digitale. La sovranità non è un lusso, ma una necessità strategica. Dobbiamo agire su 3 pilastri – ha precisato Ronzulli – il primo sono gli investimenti nazionali, potenziando il supercomputer Leonardo, il Gaia di Bologna e il supercalcolatore di Napoli. L’Italia ha bisogno di implementare il Polo strategico nazionale per creare un’IA al 100% made in Italy, addestrata sui nostri dati sanitari, aziendali e culturali, che pensi in italiano e sia ospitata in data center nazionali per evitare fughe di dati sensibili all’estero. Il secondo pilastro è l’Europa, che necessita di una regolamentazione smart. Da una parte abbiamo l’AI Act con oltre 300 pagine, un mattone burocratico che rischia di frenare ogni reazione rapida, dall’altra paesi come il Giappone, dove l’autoregolamentazione delle aziende fa volare l’innovazione. Regolamentare è giusto, ma la burocrazia europea non può essere la zavorra che affonda il futuro dell’Italia. Il terzo pilastro è la formazione e il lavoro. Molti temono che l’AI porti via il lavoro, in alcune professioni purtroppo sarà così, ma allo stesso tempo incrementerà tantissimo la produttività, generando si stima 97 milioni di nuovi lavori globali entro il 2027. Fondamentale – ha sottolineato Ronzulli – è che l’essere umano sia sempre al centro, con le sue competenze e la sua intelligenza. Dobbiamo trattenere i cervelli italiani, altrimenti non ci sarà né innovazione, né crescita. E oggi la vera competizione globale non è solo sulle tecnologie, ma sulle persone. Per questo serve un cambio di passo: investire seriamente in formazione, creare condizioni di lavoro competitive, sostenere ricerca e università e costruire un ecosistema in cui i giovani possano scegliere di restare e crescere in Italia”.

Barachini: “Più saremo sovrani dei nostri dati, più saremo liberi”

Siamo allo stesso tempo potentissimi e fragilissimi. Sono stati bombardati dei data center nel Bahrein e negli Emirati Arabi, ci sono stati problemi per alcune Big Tech. Con la vicepresidente del Senato Licia Ronzulli eravamo a Valencia nel momento del blackout e tanti servizi non erano più disponibili. C’è stato un giudice della Corte penale internazionale la cui presenza digitale è stata spenta dagli Stati Uniti. Stiamo pattinando su un ghiaccio sottile, che è la nostra democrazia”, ha dichiarato Alberto Barachini, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri all’Informazione e all’Editoria. “Più saremo liberi e indipendenti dal possesso dei dati, più saremo liberi da punto di vista democratico. Ci sono state diverse iniziative, come la legge sull’intelligenza artificiale, ed è stato positivo l’intervento della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, sulle gigafactory – ha aggiunto Barachini – ma abbiamo bisogno che gli studiosi vengano supportati perché le loro invenzioni abbiano sviluppo sul mercato. L’indipendenza digitale è un tema esponenziale, più saremo sovrani dei nostri dati, più saremo liberi democraticamente. I tentativi tedeschi e francesi sono positivi, in questo senso, ma dobbiamo evitare l’iper-regolamentazione e allo stesso tempo ridurre la tecno-dipendenza”.

L’ammiraglio Andrea Billet, capo del Servizio Certificazione e Vigilanza dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn), ha approfondito il legame sempre più stretto tra intelligenza artificiale e cybersecurity. L’attenzione è stata posta sulla necessità di integrare tecnologie avanzate con una solida cultura digitale, in grado di sostenere cittadini e organizzazioni: “La sovranità digitale passa innanzitutto dalla riduzione della dipendenza da forniture estere. Parliamo di data center, chip, terre rare per quanto riguarda le infrastrutture; ma anche di servizi, come il cloud, che raggiungono gli utenti attraverso le reti di comunicazione. A questo si aggiungono le applicazioni di intelligenza artificiale, dove la scala è un fattore determinante: non avere la capacità di sviluppare modelli propri comporta inevitabilmente dei costi e delle vulnerabilità. Non si può parlare di sovranità tecnologica senza conoscere e presidiare l’intera pila tecnologica, cercando di costruire una reale autonomia. È un tema che riguarda anche l’energia. La scala, infatti, è fondamentale, e per affrontare questa sfida sono necessari partenariati molto ampi, coinvolgendo anche il settore privato. Un esempio concreto arriva dal nuovo modello Mythos – ha proseguito Billet – che ha individuato vulnerabilità sconosciute anche in sistemi ritenuti sicuri, generando una forte preoccupazione a livello globale, inclusi gli Stati Uniti, tanto che il prodotto non è stato immediatamente immesso sul mercato. Secondo Anthropic, entro 18 mesi altri operatori raggiungeranno le stesse capacità, con il rischio che questi strumenti possano finire nelle mani sbagliate. In questo contesto si inserisce il progetto Glasswing, avviato da Anthropic per individuare vulnerabilità nei software critici, con l’obiettivo di prevenire scenari peggiori. L’iniziativa punta a mettere insieme i principali operatori del settore, insieme anche a grandi istituzioni finanziarie americane, particolarmente esposte alle minacce cyber. Oggi si registra uno sbilanciamento a favore delle capacità offensive dell’intelligenza artificiale rispetto a quelle difensive. La domanda è quindi come muoversi in questo scenario. Per contrastare queste minacce servono soluzioni controllabili e governabili. Le dipendenze da fornitori esteri, in questo senso, possono rappresentare un ulteriore elemento di rischio. L’Agenzia sta lavorando per reclutare esperti di intelligenza artificiale entro l’estate, con l’obiettivo di metterli subito al lavoro nello sviluppo di soluzioni avanzate basate sull’AI. Parallelamente, stiamo sostenendo la candidatura italiana per ospitare una gigafactory avanzata”.

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Bisio (Engineering): “Un’AI sovrana dichiara su quali dati è stata addestrata ed è ispezionabile, anche dai cittadini”

Nel suo intervento dal titolo “Sovereign AI Architecture“, il CEO di Engineering Group, Aldo Bisio, ha spiegato che “un sistema AI sovrano dichiara su quali dati è stato addestrato e i parametri che determinano i comportamenti, e può essere ispezionato, anche dai cittadini”.
Riguardo l’intelligenza artificiale sovrana, Bisio ha illustrato le tre condizioni fondamentali: “chiarezza e piena trasparenza sui dati, dati di addestramento e capacità di essere trasparente”.

L’intelligenza sovrana è, in sostanza, un’intelligenza artificiale governata – ha aggiunto Bisio – mira a evitare la dispersione del patrimonio cognitivo di aziende o istituzioni. In termini semplici: l’intelligenza artificiale assorbe dati e apprende da questi. Se qualcun altro, dopo di voi, accede allo stesso modello, finisce per nutrirsi e arricchirsi del vostro know-how e del vostro patrimonio cognitivo. È quindi fondamentale che l’AI riesca a mantenere al proprio interno il nucleo informativo di un’azienda o di un’istituzione, senza condividerlo con concorrenti o soggetti non desiderati. Questo rappresenta un vantaggio competitivo rilevante. L’altro tema che stiamo affrontando è quello della trasparenza, ciò che tecnicamente viene definito “open weights”. I pesi sono i parametri numerici attraverso cui funziona questa gigantesca funzione dell’intelligenza artificiale. Il problema è che, tipicamente, i grandi modelli sono delle scatole nere: si conoscono gli input, si conoscono gli output, ma non è chiaro perché venga presa una determinata decisione o fornita una certa risposta. Avere “open weights” significa disporre di un controllo completo su tutti i dati, rispondendo così a questa seconda grande esigenza. C’è poi una questione di proporzionalità nell’uso dell’intelligenza rispetto alla dimensione e alla complessità dei problemi da affrontare. I modelli molto grandi consumano molta energia – ha precisato il CEO di Engineering – alcuni possono essere utilizzati per risolvere determinate problematiche, altri invece dovrebbero essere impiegati per compiti molto più specializzati, con un consumo energetico e un’intensità decisamente inferiori. Non significa che non sia opportuno utilizzare modelli di grandi dimensioni, ma che questi vadano impiegati solo quando necessario. Ad esempio, quando non vi è un patrimonio cognitivo o una proprietà intellettuale da difendere. Se invece il know-how di un’azienda o di un’istituzione, oppure i dati di clienti e cittadini sono a rischio, è meglio adottare un approccio più prudente”.

Non voglio dire che non sia opportuno usare i grandi modelli, ma che bisogna usarli solo quando è il caso, quindi, ad esempio, quando non c’è un patrimonio cognitivo o un intellectual property da difendere, se è a rischio il know how di un’azienda, di un’istituzione, i dati di clienti o di cittadini è meglio fare attenzione. La nuova architettura lanciata dal progetto – ha spiegato Bisio – riempie il bisogno delle imprese di dare risposta a quelle sfide di cui vi stiamo parlando. Crediamo di aver sviluppato tramite questa progettazione un large model, e su questa base abbiamo poi costruito tutta una struttura che in qualche modo aiuta le aziende o le istituzioni a costruire gli agenti, a dare perfetta visibilità sulla compliance, per cui il modello e tutta l’architettura è nativamente compliant con il Gen Ai Act europeo, intendiamo in questo modo dare una risposta a tutte queste esigenze”.

Sicuramente l’attenzione deve ricadere sul tema legato alla protezione della proprietà intellettuale – ha infine sottolineato Bisio – e sull’evoluzione, per esempio, della normativa sui data leaks, sia per quanto riguarda l’accesso ai modelli di Ai sia per la protezione; un secondo tema riguarda chi fa le regole. I modelli devono essere perfettamente ispezionabili in hand to hand quindi non devono essere solo chiari i parametri del modello stesso, ma devono essere chiari e aperti anche i dati di training su cui è stato allenato quel modello perché in funzione dei dati acquisisce determinati modi di pensare certi comportamenti”. “Non si tratta solo di governare la meccanica del modello ma anche il suo tipo di comportamento. Bisogna definire questo set di regole e confortare chi le utilizzerà e chi sarà oggetto delle decisioni di queste macchine”.

Pastorella: “Non bastano le regole, è necessario creare le condizioni affinché queste tecnologie vengano effettivamente utilizzate”

La Capogruppo di Azione alla Commissione Trasporti, Poste e TLC Camera dei Deputati, On. Giulia Pastorella, ha aperto la prima tavola rotonda dal titolo “AI sovrana, sicura e sostenibile“, sostenendo che “lo sviluppo di un LLM italiano rappresenta uno dei pilastri della strategia nazionale sull’intelligenza artificiale, e il modello che viene presentato si inserisce pienamente in questa direzione, contribuendo all’attuazione di un obiettivo chiave: favorire l’adozione e la diffusione della tecnologia, stimolando al tempo stesso sia l’offerta sia la domanda. Non bastano le regole: è necessario creare le condizioni affinché queste tecnologie vengano effettivamente utilizzate. L’iniziativa è infatti orientata sia alla pubblica amministrazione sia al tessuto produttivo, con un approccio che si allontana dalla logica dei grandi modelli generativi, spesso critici sotto il profilo della privacy e della sicurezza. In questo scenario, i data center restano un elemento fondamentale, ma assume un ruolo sempre più centrale l’edge cloud, dimensionato in modo coerente con le specificità dei territori e con le reali esigenze delle imprese. Per sostenere questo ecosistema servono infrastrutture adeguate: connettività e disponibilità energetica. La sovranità digitale, inoltre, non può limitarsi alla semplice localizzazione dei dati. È necessario puntare con decisione sulla trasparenza dei sistemi, elemento imprescindibile per costruire fiducia e garantire sicurezza”.

Il tema dell’energia e dell’autonomia strategica in questo settore sono argomenti chiave che ci fanno ragionare anche sull’AI. dal punto di vista del mercato non possiamo raggiungere gli LLM americani e cinesi, perché investono molto di più e investono ancor prima miliardi sulle loro startup. Modelli come quello di Engineering possono funzionare perché possiamo declinare queste tecnologie sulle nostre filiere, come quella dell’aerospazio, dei servizi, dei software e delle app. capacità computazioni e di calcolo non ci mancano, abbiamo supercomputer sul territorio nazionale. La partita è aperta perché quasi all’inizio, possiamo giocarcela, ma a certe condizioni. C’è chi sta pensando anche agli small language models, una nuova forma, perché possiamo utilizzare quelle tecnologie e declinarle sulle nostre filiere. In Italia, per esempio, abbiamo una filiera dell’aerospazio che è più completa rispetto anche a quella degli altri grossi player europei. Ecco quindi che quelle tecnologie possiamo declinarle qui: possiamo diventare una powerhouse per quanto riguarda la costruzione di servizi, software e applicazioni. L’altro angolo sotto cui possiamo vedere il nostro possibile vantaggio competitivo è la capacità computazionale e di calcolo. Licia Ronzulli, in apertura, parlava di supercalcolatori e quantum computing: quello può essere il nostro ambito. Possiamo cominciare a svilupparci da lì, la partita è aperta, è quasi all’inizio e possiamo giocarcela”, ha dichiarato l’On. Giulio Centemero, Componente Lega della Commissione Finanze Camera dei Deputati. Ù

Basso: “La priorità è la formazione, il vero nodo resta la diffusione capillare delle competenze a livello sociale”

Nel libro Il Secolo dell’AI invito i cittadini a sviluppare una maggiore consapevolezza nell’utilizzo di queste tecnologie, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita senza metterla a rischio. È fondamentale comprendere quando e come regolamentare, così come quando e in che modo utilizzare questi strumenti, per salvaguardare le libertà individuali e il know-how delle imprese. Riuscire a spiegare il funzionamento dell’intelligenza artificiale è alla base di un uso proporzionato e responsabile della tecnologia. L’AI ha un impatto su società ed economia persino superiore a quello avuto dall’elettricità e da altre grandi innovazioni del passato, perché rappresenta un abilitatore trasversale dei cambiamenti tecnologici futuri, dalla computazione quantistica alle neuroscienze, fino alla robotica umanoide. La priorità, dunque, è la formazione. Il nostro Paese dispone di eccellenze di primo piano in questo ambito, ma il vero nodo resta la diffusione capillare delle competenze a livello sociale, necessaria per promuovere un uso più responsabile e consapevole dell’intelligenza artificiale”, ha affermato il Sen. Lorenzo Basso, Componente PD della Commissione Ambiente Senato della Repubblica.

Nelle aree più marginali, dove la presenza dello Stato e dei servizi è più debole — dagli ospedali ai trasporti fino alle scuole — si tende a dimenticare che tra le infrastrutture critiche rientrano anche le reti digitali, attraverso cui transitano i flussi informativi. Dobbiamo considerare l’intelligenza artificiale come una grande opportunità, ma è necessario governarla, non subirla. Questo significa, innanzitutto, avere il controllo dei dati, che rappresentano una leva competitiva e al tempo stesso democratica. Lo Stato, quindi, deve essere in grado di proteggere efficacemente il proprio patrimonio informativo”, ha ricordato il Sen. Guido Liris, Capogruppo FdI nella Commissione Bilancio Senato della Repubblica.

Ronzulli-Suigo

La seconda tavola rotonda dal titolo “AI everywhere: le applicazioni dell’AI nei verticali di mercato“, è stata aperta dalla Professoressa Ordinaria di Computer Science all’Università Milano-Bicocca, Stefania Bandini, che ha detto: “L’intelligenza artificiale è ormai pervasiva, ma è con l’avvento dell’AI generativa che si è verificato un vero cambio di paradigma. Oggi più che mai è fondamentale riconoscere il valore della sperimentazione, che rappresenta il primo passo verso un’adozione consapevole e strategica di queste tecnologie. In Italia esiste già una forma diffusa di sperimentazione “di base”, che coinvolge cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni. Tuttavia, questa pratica deve essere maggiormente valorizzata e strutturata, trasformandosi in progettualità concreta e in innovazione sistemica. C’è infatti un livello di sperimentazione di cui spesso non si ha piena consapevolezza, un patrimonio diffuso ancora in gran parte inesplorato. È proprio da qui che bisogna partire: riconoscere, mettere a sistema e far crescere queste esperienze, collegandole a una visione più ampia che tenga insieme sviluppo tecnologico, sovranità digitale, sicurezza e sostenibilità. Solo così la sperimentazione potrà diventare un vero motore di innovazione e competitività per il Paese”.

Momola (Engineering): “EngGPT 2 assicura una riduzione dei consumi che può arrivare dal 60% all’80% in meno rispetto a un modello su larga scala”

Più tecnico è stato l’intervento di Fabio Momola, EVP ENG Digital di Engineering Group, considerato assieme a Bisio l’artefice di EngGPT 2: “Con IS-IA, l’architettura di intelligenza sovrana italiana, proponiamo un sistema aperto che consente di integrare modelli provenienti da diverse fonti, governando al contempo l’intero flusso di utilizzo delle API associate a tali modelli. Grazie a questo approccio, è possibile raggiungere la redditività in tempi rapidi: entro un massimo di 12-18 mesi. Per quanto riguarda la sostenibilità, si tratta di una questione fondamentale quando si parla di intelligenza artificiale. Se consideriamo che i grandi modelli americani consumano, nella sola fase di addestramento, quanto decine di famiglie europee in un anno, comprendiamo quanto sia cruciale affrontare questo problema. Soprattutto quando le fonti energetiche utilizzate provengono dal carbone o, più in generale, da combustibili fossili. In questo contesto, EngGPT2 cerca di offrire una soluzione, essendo basato su un’architettura “Mixture of Experts”, capace di garantire consumi molto più bassi nella fase di utilizzo, l’inference, rispetto alla media dei modelli esistenti quando il sistema è chiamato a svolgere un compito. Parliamo di una riduzione dei consumi che può arrivare dal 60% all’80% in meno rispetto a un modello su larga scala. Infine, soffermandosi sugli effetti dell’AI Act, la mia posizione è chiara: la legislazione non ha mai bloccato l’evoluzione; al contrario, rappresenta un ostacolo solo per chi non si mette nelle condizioni di sfruttarla per innovare meglio. Credo che, con la nostra architettura Is-Ia e con EngGPT 2, ci siamo messi nelle condizioni di considerare l’AI Act come un acceleratore dell’innovazione, e non come un freno per noi, per l’Italia e per l’Europa nel suo complesso”.

L’università opera su più livelli — famiglie, studenti e stakeholder — e si trova oggi ad affrontare una duplice sfida: intervenire sia sui contenuti sia sui metodi, perché è in atto una trasformazione profonda del modo di insegnare e apprendere. Si dice spesso che l’intelligenza artificiale sostituisca il pensiero critico, ma il tema è più complesso. L’AI, in realtà, agisce come un amplificatore per chi ha già sviluppato capacità critiche. È quindi fondamentale distinguere tra performance e apprendimento: nel primo caso l’AI può essere estremamente efficace, mentre nel secondo può rappresentare un rischio, se utilizzata in modo passivo. Una delle sfide principali è stata introdurre l’intelligenza artificiale in tutti i percorsi di studio. La formazione è lenta? Forse, ma va ricordato che si muove all’interno di sistemi regolati e strutturati per discipline. Proprio per questo, la vera sfida è innanzitutto pedagogica. Dobbiamo costruire uno spazio in cui l’essere umano resti centrale. L’AI, in ambito universitario, deve diventare soprattutto uno strumento di riflessione, più che di semplice produzione. In questo senso, la sovranità non è solo tecnologica o digitale, ma anche cognitiva: un valore che non può essere disperso né delegato”, ha detto invece Enzo Peruffo, Pro Rettore e Professore Ordinario di Strategie d’Impresa della Luiss.

Donatella Proto, Direttore Generale Nuove Tecnologie Abilitanti Mimit, ha affermato che “il vero punto di forza risiede nella differenziazione: nella capacità di valorizzare dati di qualità e la lingua italiana per sostenere concretamente le filiere produttive del Paese, che esprimono esigenze profondamente diverse tra loro. È in questa direzione che devono svilupparsi strumenti di intelligenza artificiale sempre più verticali, capaci di tenere conto delle specificità dei singoli settori e di rispettare l’identità del patrimonio imprenditoriale e industriale italiano”.
Servono modelli modulari, trasparenti e scalabili, in grado di generare fiducia e consapevolezza nelle imprese rispetto al loro utilizzo. Oggi, tuttavia – ha aggiunto Proto – le PMI non hanno ancora sviluppato appieno le competenze necessarie per affrontare l’adozione di sistemi di AI. Esiste un evidente problema di formazione, ma anche di accompagnamento: non bastano incentivi economici, è necessario supportare le imprese lungo tutto il percorso di integrazione di queste tecnologie. Parallelamente, bisogna lavorare alla costruzione di un vero ecosistema industriale abilitante, capace di accogliere e sviluppare l’innovazione. Un processo che richiede uno sforzo trasversale, che coinvolga università, istituzioni e sistema produttivo, chiamati a comprendere come l’intelligenza artificiale sia ormai uno strumento imprescindibile per la produttività e la resilienza del tessuto economico nazionale. È necessario superare le dipendenze di mercato e compiere un salto culturale, mettendo le imprese nelle condizioni di governare l’innovazione, anziché subirla. In questo senso, la sovranità non è solo una questione tecnologica, ma anche la capacità di affrontare e guidare il cambiamento che il nostro tempo impone”.

Nobile: “Un’AI sovrana per far emergere i talenti nazionali”

Mario Nobile, direttore Generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale (Agid), ha affrontato il tema delle politiche pubbliche necessarie a sostenere lo sviluppo dell’AI in Italia. Il focus è sull’equilibrio tra regolamentazione e innovazione, con particolare attenzione al rischio di over-regulation e alla frammentazione normativa europea. L’intervento approfondisce la necessità di passare da un approccio prevalentemente prescrittivo a modelli più agili, capaci di accompagnare la crescita tecnologica senza comprometterne la competitività, mantenendo al tempo stesso elevati standard di sicurezza e tutela dei dati. 
Il modello di LLM sovrano proposto da Eng rappresenta un passaggio importante, anche per la sua capacità di far emergere e valorizzare i talenti, un aspetto che ritroviamo chiaramente anche nelle linee guida attualmente in consultazione. Abbiamo parlato di sovranità cognitiva – ha precisato Nobile – un concetto che si fonda su consapevolezza e competenze. Ma questa riflessione va inserita all’interno dell’intera pila tecnologica, che oggi comprende data center, infrastrutture, applicazioni e servizi. La domanda, quindi, è strategica: qual è la nostra visione in termini di energia, semiconduttori, infrastrutture e servizi? A livello europeo, la politica ha compreso la necessità di intervenire, come dimostra l’AI Act, mentre l’Italia ha promosso una propria iniziativa normativa. Il punto ora è capire come integrare in modo efficace le autorità pubbliche con il mondo delle imprese e quello accademico, costruendo un percorso condiviso. Come AgID faremo la nostra parte per intercettare e coinvolgere l’intero ecosistema. In questo contesto, Eng rappresenta già oggi un passo avanti concreto verso la sovranità cognitiva. L’obiettivo è crescere insieme, individuando le traiettorie più efficaci e contribuendo a orientare le politiche pubbliche verso una strada certamente più lunga e complessa, ma necessaria per ricomporre tutti gli elementi della sovranità tecnologica”.

Butti: “Uno Stato è tecnologicamente sovrano se fa un uso attento della risorsa più importante che è il dato”

Le conclusioni sono state affidate al Sen. Alessio Butti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri all’Innovazione Tecnologica e Transizione Digitale. “Sul tema della regolamentazione dell’intelligenza artificiale ritengo che non solo gli hyperscalers e le Big Tech si siano adeguati sostanzialmente al Gdpr, ma si siano adeguati anche all’AI Act. Tutti, a eccezione di Meta, hanno fatto la fila per siglare i codici di condotta a Bruxelles”, ha dichiarato Butti.

È il risultato di un grande lavoro svolto anche dal Governo italiano, ma soprattutto dalla Commissione Europea. A proposito di scenario europeo, l’ingegner Nobile ha ricordato il lavoro dell’Edic, il Consorzio per un’infrastruttura digitale europea. Non solo noi abbiamo indicato l’Edic, ma ne abbiamo scritto anche il programma, raccogliendo l’adesione immediata di alcuni degli Stati e delle imprese più importanti. Esprimiamo la vicepresidenza esecutiva di questo importante contesto tecnico europeo e non ci limitiamo esclusivamente a questo, poiché stiamo lavorando su una serie di altre per noi importanti questioni. L’AI di Eng è un servizio on demand e certamente anche tecnicamente è accessibile e semplice che guarda al futuro. Uno Stato è tecnologicamente sovrano se fa un uso attento della risorsa più importante che è il dato, ma anche se garantisce la sicurezza delle proprie infrastrutture per consentire uno scambio di dati in sicurezza. Un ecosistema intelligente vive di dati calcolo e energia e anche di infrastrutture e filiere produttive, anche in condizioni di scarsa adozione da parte delle piccole imprese. Oggi il dato sta migliorando”, ha proseguito Butti.

A proposito di dipendenza quando un Paese usa modelli, strutture e capacità di calcolo progettate altrove, si intravede inevitabilmente un rischio di dipendenza e di lock-in. Questa non è solo una tragedia per il mondo economico del Paese, ma lo è anche per chi, come questo Governo, rivendica fortemente un concetto di sovranità digitale e tecnologica, ed è un rischio per tutta la filiera di imprese che dipendono da questo concetto di sovranità. Noi abbiamo settori assolutamente strategici, come la sanità, i trasporti e la manifattura, che fanno un uso importante dell’IA, e abbiamo voluto consentire loro di avere qualche garanzia in più rispetto a quelle già offerte dall’AI act e dal mercato. Non è stato un atto di presunzione o supponenza: abbiamo voluto dotare il Paese di una legge nazionale sull’IA coerente con i principi tecnici dell’AI Act, ma che dedicasse grande attenzione a quella filiera manifatturiera che non ha eguali a livello europeo. Se continuiamo a ripetere che non ha eguali, dobbiamo valorizzarla, proteggerla e cullarla; è ciò che stiamo facendo con questa legge, che ha una governance solida. La tecnologia è una questione trasversale alle forze politiche – ha sottolineato Butti – ma abbiamo voluto raccogliere tutti i contributi dal mondo parlamentare, industriale, universitario e imprenditoriale. Abbiamo messo un miliardo di euro di risorse pubbliche che agisce come volano per gli investimenti privati che sono in aumento. Un altro sviluppo che stiamo impostando prevede una grande attenzione per la valorizzazione del territorio, senza la quale le cose raccontate finora non avrebbero senso. Per questo, abbiamo recentemente promosso Reg4AI e finanziato, come dipartimento per la Trasformazione digitale, 4 grandi progetti che riguardano le filiere della sanità, del turismo, dei trasporti e della pubblica amministrazione. Abbiamo coinvolto le Regioni e le società in house. La settimana scorsa, a un tavolo tecnico di confronto con Assinter, abbiamo colto la positività e la concretezza del nostro lavoro, fondato sulla collaborazione continua e costante con il territorio. L’obiettivo di Reg4AI è creare le migliori pratiche che, in seguito, dovranno essere estese e scalate a livello nazionale”.

Nella PA abbiamo 400 progetti di AI previsti per il 2026 previsti dalle Linee guida dell’Agenzia digitale per promuovere l’adozione dell’AI nella Pubblica amministrazione, vuol dire che sta maturando grazie ad una guida politica che ha una visione chiara orientata a modelli di AI ispezionabili e aperti. Questo vale per la Pa e le imprese e la dimostrazione di questa impostazione è proprio il modello di AI lanciato da Engineering. Non c’è solo Leonardo ma c’è molto altro che sta emergendo dalla strategia del Quantum che abbiamo rilasciato assieme all’Europa. Dall’incontro con la Virkkunen, in occasione delle celebrazioni di Alessandro Volta, nasce un centro di sviluppo per AI e quantum che accoglierà anche le imprese, anche europee, dando vita alla Quantum Alliance. La Camera sta discutendo sul disegno di legge delega sull’Energia, che prevede la realizzazione degli SMR, che consentano la sostenibilità dei data center e delle infrastrutture tecnologiche avanzate. Entro l’estate avremo il disegno di legge delega sull’energia come ha dichiarato il ministro Pichetto Fratin. L’AI arriverà a svilupparsi anche nello Spazio. C’è chi già ci sta lavorando. La legge che governa lo Spazio è del 1967, un tempo in cui i privati non agivano nello Spazio. Un Paese in raccordo agli altri Stati dovrebbe raggiungere un minimo comun denominatore per capire a chi spetti la gestione di un certo livello dello Spazio, serve l’intervento pubblico in questo settore così strategico”, ha concluso Butti.

Per approfondire in modo tecnico: la scheda dell’AI di Engineering

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