Lotta alla pedopornografia online: il bilancio del 2020

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Incremento di attività per la sezione della Polizia Postale dedicata al contrasto del fenomeno sul Web. Ecco quali sono le criticità e le strategie.

Si chiama CNCPO. (Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia Online) ed è la sezione della Polizia Postale dedicata alla lotta alla pedofilia e pornografia minorile su Internet.

Un ruolo particolarmente delicato, che le istituzioni stanno affrontando dovendosi confrontare anche con una situazione molto particolare (la pandemia da Covid 19) che ha portato a un netto incremento delle attività online.

Il bilancio dell’attività del CNCPO, riassunta in un comunicato pubblicato sul sito ufficiale della Polizia di Stato, mostra un quadro decisamente articolato, in cui i crimini a sfondo sessuale su Internet sono in netto aumento.

Stando a quanto riportano gli operatori, si parla di un aumento del 110% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, riguardano i reati relativi allo sfruttamento sessuale dei minori online e dell’adescamento di minori, per i quali sarebbero stati eseguiti ben 69 arresti e denunciate 1192 persone.

Per rispondere all’esigenza di contrastare la crescita del fenomeno, la polizia Postale ha avviato una serie di iniziative, intensificando il monitoraggio della rete e rafforzando il raccordo delle investigazioni nei canali di cooperazione internazionale di polizia e giudiziaria.

Pedopornografia online

Laddove possibile, poi, gli operatori hanno innalzato il livello di collaborazione con i social network più diffusi in Italia, creando dei “canali preferenziali” di comunicazione e gestione dei casi penalmente rilevanti.

L’impegno maggiore, si legge, è stato però quello rivolto a individuare un numero sempre maggiore di siti che contengono materiale pedopornografico, che vengono inseriti in una black list gestita dallo stesso CNCPO e che permette di bloccare i collegamenti dal territorio italiano.

Nel comunicato, gli operatori del CNCPO hanno inserito anche un elenco delle operazioni condotte nel corso dell’anno. Un campionario che rappresenta una vera “galleria degli orrori” e dalla quale emerge anche un dato preoccupante: in numerosi casi gli episodi vedono i minori coinvolti non solo in qualità di vittime, ma anche di “attori” delle attività criminali.

Una dimostrazione del fatto che, accanto alla repressione attraverso strumenti di indagine e iniziative giudiziarie, è quanto mai urgente un intervento di tipo culturale che possa consentire di prevenire reati di questo genere.

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