Il drone monoposto automatizzato di FlyNow
Il tema non è nuovo, ormai, perché l’industria della mobilità aerea avanzata sta sfornando un gran numero di modelli avanzati di droni per passeggeri e merci da far volare nelle nostre città, ma l’innovazione corre rapida ed entro il 2024 potrebbe arrivare un nuovo drone monoposto automatizzato.
Obiettivo? Ridurre il più possibile il traffico stradale sfruttando la terza dimensione dei trasporti (3D Mobility), ovvero il cielo sopra le nostre teste.
Ogni anno nel mondo, secondo l’Economist, il traffico congestionato sulle principali strade e autostrade del mondo genera un costo economico superiore ai 400 miliardi di dollari, mentre le attuali soluzioni di mobilità individuale sono troppo inquinanti ancora.
La FlyNow Aviation ha sviluppato un prototipo di drone monoposto chiamato “Model T” che consentirebbe al passeggero, con tanto di bagaglio a bordo, di volare da un punto all’altro della città ad un’altezza di 150 metri e una velocità massima di 130 km/h.

Un mezzo leggero (360 kg), alimentato a batteria e quindi totalmente sostenibile in termini ambientali, con zero emissioni di CO2 certificate, alla portata di tutti, con un costo molto simile a quello di una corsa standard in taxi a Monaco.
“Con l’inizio della produzione nel primo trimestre del 2024 e l’ingresso nel mercato nel trimestre successivo, FlyNow otterrà un ritorno sull’investimento nel secondo anno del 2025 semplicemente vendendo il drone”, ha spiegato a Rolandberger.com il CFO dell’azienda, Jens Steingräber.
Per le autorizzazioni e le licenze di volo manca solo il via libera di AustroControl, l’autorità aeronautica austriaca, mentre per le certificazioni finali si dovrà pronunciare l’EASA.
Il Model T di FlyNow sarà a decollo e atterraggio verticali (eVTOL), quindi sarà necessaria anche un’infrastruttura diffusa di cosiddetti vertiporti, hub multiservizi che avranno lo stesso ruolo di fermate dei mezzi di trasporto in cui salire e scendere, ma che daranno luogo ad un enorme mercato immobiliare.
Il mezzo sarà a guida autonoma ed è dotato di quattro rotori elettrici, completamente autonomi l’uno dall’altro per aumentare la sicurezza in volo.
Il primo passo sarà il trasporto merci, poi arriveranno subito i moduli per passeggeri.
De Leo ( Kaufmann & Partners): “La partita si gioca sui costi delle batterie, sui big data e sull’IA“
Tra gli investitori di FlyNow Aviation vi è anche Kaufmann & Partners, nel doppio ruolo anche di Advisor, il cui presidente Francesco De Leo non fa mistero nel descrivere i motivi di attrazione per FlyNow.
“Ci ha convinto la purezza cristallina e la semplicità dell’intuizione originale che rende obsoleto tutto quello che abbiamo sperimentato fino ad oggi nel campo dei droni. Come Kaufmann & Partners investiamo esclusivamente in “disruptive innovation”, in innovazioni radicali, in grado di stare al passo con le sfide del futuro, come nel caso della “urban air mobility” che è solo agli inizi e promette di diventare uno dei temi di investimento più important – ci ha detto Francesco De Leo – Aggiungo solo che FLY NOW ha un top management team “best in class”, che ha scritto la storia più recente dell’elettrificazione di Volkswagen-Audi e di BMW. La filosofia di fondo è stata quella di creare un drone che possa rapidamente affermarsi come mezzo di trasporto di massa, alla portata di tutti, con i costi paragonabili a quelli di una Volkswagen Polo”.
FlyNow vuole contribuire in prima linea alla rivoluzione della mobilità che in futuro non sarà più come l’abbiamo vista sino ad ora. Perché? Perché i droni, non diversamente da quanto si sta verificando nel settore automotive, sono pensati per essere elettrici, a guida autonoma ed utilizzati in modalità MaaS (Mobility as a Service). E presto i droni per il trasporto delle persone saranno parte del nostro paesaggio urbano, molto prima di quanto immaginiamo. Sono in sostanza destinati a diventare uno standard del trasporto urbano.
“La partita si gioca sulla discesa dei costi delle batterie di ricarica (energy storage), sui big data e sulla velocità con cui migliorano gli algoritmi di intelligenza artificiale – ha proseguito De Leo – Le stime di FLY NOW ci dicono che già oggi il costo al chilometro con 10 mila droni in volo è poco meno di 2 euro, quindi assolutamente più competitive delle auto con motore a combustione interna”.

Mobilità aerea urbana “personalizzata”
Naturalmente ci sono modi e modi. Il drone di FlyNow è progettato per trasportare una sola persona. Viene da chiedersi se sia la scelta giusta.
“Stiamo parlando di “urban air mobility” di mobilità entro un raggio di 50 chilometri. Se analizziamo i dati disponibili – ha puntualizzato il presidente di Kaufmann & Partners – emerge che più del 90% del trasporto urbano è realizzato con automobili, che pur avendo in media 4/5 posti, trasportano a tutti gli effetti solo 1.15 passeggeri di media. In termini di mobilità sostenibile progettare droni per il trasporto di 5/7 persone, che nella realtà viaggerebbero vuoti per il 90% finisce per avere un impatto ambientale che è esattamente il contrario di quello che ci si prefigge. Poi c’è l’effetto pandemia che sollecita la preferenza dei consumatori ad evitare mezzi di trasporto di massa come il trasporto pubblico e le metropolitane”.
La formula è sicuramente personalizzata e l’appuntamento è al primo volo test con passeggero a bordo e agli obiettivi di medio termine
“Crediamo di poter testare il primo volo con un drone che viaggia a 130 km/h per la fine del mese di settembre di quest’ anno. Poi, prevedibilmente, nulla sarà come prima, perché ognuno di noi avrà la possibilità di volare su un drone ai costi di un’utilitaria – ha concluso Francesco De Leo – Prevediamo di arrivare al 2026 con 10 mila droni in volo, con un costo equivalente fra i 17 e i 20 mila euro per unità, paragonabile a quello di un’utilitaria. Per raggiungere questo obiettivo si è analizzata ogni componente chiave del drone, studiando i “tool”, le macchine e i processi industriali che saranno necessarie per avviare la produzione su larga scala e stiamo studiando come realizzare le fabbriche del futuro, ovviamente guardando all’impiego intensivo di robot in tutte le fasi di produzione”.
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