I principali operatori italiani – Fastweb + Vodafone, WindTre, iliad e Sky – contestano aspramente gli aumenti dei prezzi di accesso all’ingrosso alla rete di FiberCop, che ha pubblicato i nuovi listini, al vaglio dell’Agcom, il 16 aprile scorso.
Cosa chiedono gli operatori
Gli operatori hanno preso carta e penna chiedendo una correzione del listino all’Agcom, auspicando che l’autorità riapra il dossier valutando il ripristino di obblighi regolatori più stringenti.
Gli operatori, quindi, bocciano il primo test per FiberCop in veste di fornitore ‘wholesale only’, accusato di utilizzare pro domo sua il monopolio su parte della rete (più del 50%) e de-regolamentazione sfruttati per alzare i prezzi.
Sotto esame gli impatti del modello “wholesale only” approvato dal regolatore. La tesi degli operatori: gli aumenti sono ingiustificati e hanno forti implicazioni anticoncorrenziali.
Le principali criticità individuate sono:
1. Aumenti concentrati dove FiberCop è in monopolio. Gli incrementi riguardano in particolare le aree (grigie) e i servizi dove Fibercop esercita un monopolio, che secondo gli operatori avviene su più del 50% del territorio: canoni fibra nelle aree grigie, canoni per servizi rame e servizi legacy (co-locazione, disattivazione dei servizi, utilizzo dei system) ovvero servizi per i quali gli operatori non hanno alternative.
Effetto lock-in
2. Effetto “lock-in” sulle migrazioni. Contributi di disattivazione del rame aumentati fino al 500% (aumenti maggiori se si passa a reti FTTH del concorrente Open Fiber). Disincentivi a migrare verso la fibra e barriera economica quasi “insormontabile” al cambio di operatore. Contrariamente a quanto sostenuto da Fibercop, secondo gli operatori i nuovi prezzi disincentivano la migrazione verso reti in fibra, aumentando in modo rilevante il prezzo per “spegnere” la rete in rame, oltre a creare una barriera ancora più alta se il passaggio alla rete in fibra è a favore dell’operatore concorrente Open Fiber.
Servizi passivi più cari
3. Servizi passivi resi più costosi. Fibra spenta, co-location e Semi-VULA: gli aumenti più sostenuti impattano l’utilizzo di fibra spenta e altri servizi necessari a costruire infrastrutture alternative, penalizzando chi vuole costruire propri servizi end-to-end e spingendo gli operatori ad acquistare il servizio attivo da FiberCop.
La disattivazione del rame e della fibra è un software scatta che scattando cancella la configurazione di un circuito. Di lì in poi il cliente è per così dire morto. Se invece si tratta di un circuito passivo, un addetto va a staccare il doppino o la permuta fibra.
Per entrambi i casi, come si giustificano gli aumenti?
Indicizzazione all’inflazione
4. Indicizzazione all’inflazione. Introdotta una clausola di adeguamento automatico: aumenti permanenti anno-su-anno, anche su infrastrutture già ammortizzate che esistono da tempo.
Gli aumenti oltre a non essere “neutri” non hanno nessuna connessione con i costi sottostanti.
FiberCop stessa ha dichiarato un WACC (costo medio ponderato del capitale) del 6,32% (vs 7,49% usato precedentemente da Agcom). Ovvero: costo del capitale inferiore che rispecchia rischio minore: i prezzi dovrebbero scendere, invece salgono.
Incentivi anticoncorrenziali
Agcom ha allentato la regolazione perché FiberCop si è presentata come operatore wholesale only neutrale. I primi listini, secondo gli operatori, dimostrano invece che gli incentivi anticoncorrenziali esistono ancora e che FiberCop è in grado di sfruttare la propria posizione monopolistica per estrarre una rendita.
Gli operatori non chiedono soltanto una correzione del listino, ma auspicano che Agcom riapra il dossier e valuti il ripristino di obblighi regolatori più stringenti. In definitiva, considerano gli aumenti ingiustificati nonché fonte di incertezza e di uno shock immediato per il mercato.
FiberCop ha già replicato, rispedendo al mittente le accuse degli operatori, sostenendo che i prezzi del listino restano i più bassi d’Europa.
Vedremo come andrà a finire l’analisi dell’Agcom, tenuto conto che il 16 settembre è prevista la pubblicazione dei nuovi listini.
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