“Ho creduto negli ITS quando ancora non si parlava del fatto che le imprese dovessero entrare nelle scuole. Sui social network, questi hanno portato dei rischi. Li dobbiamo dosare, regolamentare e non certo vietare. Sotto i 13 anni i ragazzi non hanno ancora sviluppato autonomia per dosare la tecnologia e siamo restrittivi. Sopra i 13 anni, serve l’educazione per gestirli, affinché non ci siano dipendenze del virtuale. I patti digitali nelle scuole sono ormai un pilastro. Sulla comunità educante, questa la nostra proposta, in Senato abbiamo proposto di dare opportunità ai ragazzi in orario non scolastico mettendo in rete, su base comunale, le associazioni sportive e culturali, in particolare gli oratori, per dare ai ragazzi un nuovo modo di valorizzare il tempo extrascolastico, oltre i social. Siano gli oratori l’alternativa ai social”. La ha detto la senatrice di Noi Moderati Mariastella Gelmini, membro della prima Commissione – Affari Costituzionali, nel suo intervento in occasione della 4^ edizione di Digital Innovation Forum – la Cernobbio del Digitale – in corso a Villa Erba, sul lago di Como, dal 14 al 16 ottobre su iniziativa della Fondazione Innovazione Digitale ETS ed organizzata da NOW Italia e da Triumph Group.

Non basta vietare, bisogna offrire alternative
Limitare i rischi legati ai social network è necessario, ma non sufficiente: per proteggere davvero i minori occorre offrire loro opportunità concrete per stare insieme, fare sport, coltivare interessi e costruire relazioni al di fuori dello schermo. È questo il punto centrale della proposta illustrata da Mariastella Gelmini, componente della Commissione Affari costituzionali del Senato, nell’intervista dedicata alla tutela dei più giovani nell’ambiente digitale.
“Dobbiamo dare opportunità diverse ai ragazzi, alternative ai social”, ha sottolineato la senatrice, indicando nella ricchezza dell’offerta educativa e ricreativa una risposta alla dipendenza dal digitale e alla difficoltà, sempre più segnalata, di socializzare nella vita reale.
L’obiettivo è intervenire non soltanto sui rischi della rete, ma anche sulle condizioni che spingono i ragazzi a trascorrere sempre più tempo online. Per Gelmini, la sfida consiste nel costruire una rete di luoghi e attività accessibili, capaci di coinvolgere i giovani anche al di fuori dell’orario scolastico e di sostenere le famiglie che non possono permettersi di pagare sport e iniziative ricreative.
La proposta: rafforzare la comunità educante
È in questa direzione che si muove la proposta sulla comunità educante presentata in Senato. L’idea è mettere in rete Comuni, associazioni sportive e ricreative, biblioteche e realtà del territorio per ampliare le possibilità a disposizione dei ragazzi nel tempo extrascolastico.
Il punto di partenza è anche sociale: non tutte le famiglie hanno le stesse risorse per garantire ai figli attività sportive, culturali o occasioni di aggregazione. Offrire alternative ai social significa quindi anche ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle opportunità di crescita.
In questo modello, la comunità educante diventa uno strumento per restituire centralità alle relazioni e alla partecipazione. Non soltanto luoghi in cui trascorrere il tempo libero, ma spazi nei quali sperimentare attività condivise, sviluppare capacità e costruire legami con i coetanei e con gli adulti.
Oratori, una rete da 8mila realtà
Tra i protagonisti di questa strategia ci sono gli oratori, una presenza capillare sul territorio italiano che, secondo Gelmini, può svolgere una funzione importante anche nell’educazione e nell’aggregazione delle nuove generazioni.
“Abbiamo pensato di rafforzare gli oratori, dove non si deve andare soltanto a dottrina, ma anche per fare sport e fare comunità”, ha spiegato la senatrice, ricordando la collaborazione con don Stefano Guidi della Conferenza episcopale italiana.
La rete, ha evidenziato, conta circa 8mila oratori in Italia. L’intenzione è valorizzarne le potenzialità, rendendoli luoghi vivi e aperti, in grado di proporre attività sportive, ricreative ed educative. Un’offerta che può rappresentare un’alternativa concreta al tempo trascorso sui social, soprattutto quando mancano altri spazi accessibili di incontro.
Gelmini ha inoltre richiamato lo stanziamento di 6 milioni di euro all’anno per sostenere gli oratori, sottolineando la disponibilità del ministro Andrea Abodi. Al bando, ha riferito, hanno risposto quasi 700 enti tra oratori, parrocchie e associazioni. Il programma, ha aggiunto, proseguirà anche nei prossimi due anni.
Centri estivi e attività sportive: un sostegno anche alle famiglie
La necessità di ampliare l’offerta ricreativa emerge con particolare forza durante l’estate, quando la chiusura delle scuole pone molte famiglie davanti alla difficoltà di conciliare lavoro e cura dei figli.
I centri estivi possono offrire una risposta concreta, garantendo ai ragazzi occasioni di socialità e attività strutturate durante le settimane senza lezioni. Anche in questo caso, il tema dell’accessibilità è centrale: le opportunità non devono dipendere esclusivamente dalla capacità economica delle famiglie.
Sport, attività culturali, biblioteche, oratori e centri estivi compongono così un possibile sistema di alternative al tempo trascorso online. La sfida, nella prospettiva indicata da Gelmini, è rendere queste opportunità sufficientemente varie e attrattive da intercettare gli interessi dei giovani.
Social, una proposta restrittiva sotto i 13 anni
L’investimento nelle alternative educative si affianca alla proposta di regolamentare più severamente l’accesso ai social network. Gelmini ha ricordato che Noi Moderati ha presentato una proposta restrittiva per i minori di 13 anni, ritenendo che a quell’età non vi sia ancora un’autonomia sufficiente per gestire consapevolmente l’utilizzo delle piattaforme.
“Sotto i tredici anni, per noi, i ragazzi non hanno una sufficiente autonomia per dosare la tecnologia”, ha detto. Per la fascia d’età successiva, ha aggiunto, diventano fondamentali l’educazione digitale e il coinvolgimento delle scuole e delle famiglie.
La preoccupazione riguarda soprattutto la confusione tra vita reale e virtuale, il rischio di dipendenza e le conseguenze sull’attenzione e sulle relazioni. “No alla dipendenza dal digitale, no che diventi il solo modo di passare il tempo oltre lo sport”, è il messaggio della senatrice, che richiama anche le difficoltà di concentrazione e socializzazione segnalate dagli insegnanti.
Algoritmi e piattaforme: la responsabilità non può ricadere solo sulle famiglie
La tutela dei minori, secondo Gelmini, richiede anche un intervento sulle piattaforme digitali. Non basta chiedere ai genitori di controllare l’utilizzo dei dispositivi: occorre affrontare il funzionamento degli algoritmi e la diffusione di contenuti dannosi, compresi quelli che promuovono la violenza o espongono i più giovani a materiale pornografico.
In questo quadro si inserisce il confronto europeo sulle regole per la protezione dei minori online. Gelmini ha richiamato l’importanza di coinvolgere direttamente le piattaforme, anche attraverso strumenti come il parental control, senza limitarsi alle misure di controllo individuale.
La regolamentazione, tuttavia, è soltanto una parte della risposta. Perché i ragazzi possano costruire un rapporto più equilibrato con la tecnologia, servono anche educazione, accompagnamento e alternative reali.
La proposta della senatrice punta proprio a tenere insieme questi due livelli: da una parte regole più efficaci per ridurre i rischi dei social, dall’altra investimenti nei luoghi di incontro e nelle attività che permettono ai giovani di coltivare relazioni e interessi fuori dalla rete.
Il messaggio è che la protezione dei minori non può tradursi soltanto in un divieto. Deve passare anche dalla capacità di offrire loro qualcosa di diverso: spazi accessibili, occasioni di partecipazione e una comunità adulta pronta ad accompagnarli nella crescita.
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