Quantum computing, Baratz (D-Wave): “L’Italia trasformi l’accesso a tecnologie quantistiche in valore industriale”

  ICT, Rassegna Stampa
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Quantum computing, il test italiano di D-Wave: “Ora bisogna trasformare la tecnologia in valore industriale”

Dalla partecipazione al Digital Innovation Forum dello scorso anno all’impegno nella Q-Alliance, con un investimento annunciato da 10 milioni di euro per un sistema quantistico destinato all’Italia: il gruppo americano indica la strada per passare dalla ricerca alle applicazioni. Nel frattempo il Governo ha adottato la Strategia nazionale per le tecnologie quantistiche. La sfida, adesso, è misurare i risultati.

Baratz (D-Wave), il quantum aiuterà le imprese italiane a ottimizzare

Le imprese italiane affrontano ogni giorno problemi computazionali complessi, fuori dalla portata del calcolo classico, e il computer quantistico può aiutarle a risolverli più rapidamente. Lo ha detto Alan Baratz, CEO di D-Wave Quantum, a margine della 4^ edizione di Digital Innovation Forum – la Cernobbio del Digitale – in corso a Villa Erba, sul lago di Como, dal 14 al 16 ottobre su iniziativa della Fondazione Innovazione Digitale ETS ed organizzata da NOW Italia e da Triumph Group.

Interpellato sui possibili vantaggi della tecnologia quantistica per l’Italia, Baratz ha richiamato in particolare i settori della logistica, della spedizione e della produzione. “L’Italia ha aziende che ogni giorno devono risolvere problemi computazionali molto complessi: problemi di logistica, di spedizione, di produzione”, ha detto. “Sono problemi che in genere vanno oltre la portata del calcolo classico”.

Per questo, ha osservato il ceo, le aziende finiscono per semplificarli: “Cercano di ridurre la complessità per ottenere quelle che sperano siano soluzioni abbastanza buone, usando computer classici”.

Con i computer quantistici, in particolare con il sistema D-Wave a ricottura quantistica (quantum annealing) che sarà installato proprio a Como, lo scenario cambia: “Potranno risolvere questi problemi molto più velocemente, con soluzioni, se non ottimali, che migliorano le loro attività”. 

Q-Alliance, il polo quantistico italiano: bilancio di un anno

D-Wave torna al Digital Innovation Forum, a un anno dalla partecipazione che aveva segnato il suo ingresso nel progetto italiano di sviluppo del quantum computing. Nell’edizione dello scorso anno, la società americana specializzata in sistemi, software e servizi di calcolo quantistico aveva aderito alla nascita di Q-Alliance, l’iniziativa promossa insieme a IonQ per costruire un polo quantistico in Italia, mettendo sul tavolo anche un impegno economico concreto attraverso un accordo da 10 milioni di euro per la realizzazione di un’infrastruttura sul territorio nazionale.

Punto della situazione su Q-Alliance

Dodici mesi dopo, il ritorno di Alan Baratz, CEO e presidente di D-Wave, offre l’occasione per fare il punto sulle ambizioni del progetto e sul percorso dell’Italia nel mercato delle tecnologie quantistiche. Il messaggio che emerge dal suo intervento è chiaro: la disponibilità di computer quantistici e la qualità della ricerca non bastano. Perché il settore possa diventare un motore di crescita, occorre costruire un ecosistema capace di trasformare le potenzialità scientifiche in applicazioni operative, competenze industriali e ritorni economici misurabili.

La domanda, quindi, è se il primo anno di Q-Alliance abbia già prodotto risultati sufficienti per avvicinare questo obiettivo.

Q-Alliance, dall’accordo all’infrastruttura

Il punto di partenza è l’annuncio del 15 ottobre 2025, al Digital Innovation Forum – ComoLake, dell’accordo tra D-Wave e Swiss Quantum Technology (SQT) per l’installazione in Europa di un sistema quantistico Advantage2. L’intesa, del valore di 10 milioni di euro e con un’opzione di acquisto, è stata presentata come un investimento funzionale anche agli obiettivi di Q-Alliance e allo sviluppo di un’infrastruttura avanzata accessibile a università, centri di ricerca e imprese attraverso il cloud.

Il sistema Advantage2 è basato sulla tecnologia di quantum annealing di D-Wave, progettata per affrontare specifiche classi di problemi di ottimizzazione. Non va quindi confuso con un computer quantistico universale: si tratta di un approccio tecnologico con caratteristiche e ambiti applicativi propri, particolarmente rilevanti per problemi industriali complessi.

Passaggio concreto

L’annuncio ha rappresentato un passaggio concreto sul fronte degli investimenti e dell’accesso alle infrastrutture. Ma l’impegno economico e la disponibilità di un sistema non coincidono automaticamente con la sua piena operatività né, tantomeno, con la diffusione di applicazioni commerciali. Per valutare il bilancio del primo anno sarà importante capire quali progetti siano stati avviati, quante imprese abbiano utilizzato la tecnologia e quali risultati siano stati raggiunti sul piano industriale.

La Strategia nazionale è stata approvata: ora servono risultati

Nel frattempo, il quadro italiano è cambiato anche sul fronte istituzionale. Nel luglio 2025 il Comitato interministeriale per la transizione digitale ha adottato la Strategia italiana per le tecnologie quantistiche, successivamente pubblicata dal Ministero dell’Università e della Ricerca.

Il piano individua quattro priorità: sviluppo scientifico e industriale nei diversi ambiti quantistici; costruzione di un ecosistema integrato tra ricerca, trasferimento tecnologico, industria e formazione; rafforzamento della presenza italiana nei programmi europei e internazionali, con attenzione alla sicurezza delle tecnologie strategiche; governance e misurazione dei risultati.

Non basta investire in ricerca, bisogna trasformare il quantum in capacità produttive

È un quadro che coincide in larga parte con la visione espressa da Baratz. La questione non è soltanto investire nella ricerca o attrarre infrastrutture dall’estero, ma fare in modo che queste risorse generino capacità produttive, proprietà intellettuale, nuove imprese e occupazione qualificata.

Per il Governo, Q-Alliance rappresenta una delle iniziative chiamate a contribuire a questo percorso. Al momento del lancio, il sottosegretario Alessio Butti aveva indicato tre condizioni per la collaborazione: coerenza con la Strategia nazionale, coinvolgimento di 100 ricercatori, in maggioranza italiani, e utilizzo del quantum computing esclusivamente per applicazioni civili.

“Il valore di una scoperta si misura nelle applicazioni”

Per introdurre il suo intervento, Baratz sceglie un riferimento storico particolarmente significativo per il territorio che ospita il Forum: Alessandro Volta, nato a Como, e l’invenzione della pila voltaica nel 1800.

Il parallelo serve al CEO per spiegare come una scoperta scientifica raggiunga il suo pieno potenziale soltanto quando diventa uno strumento per risolvere problemi concreti e sviluppare nuove capacità. È il passaggio che, secondo Baratz, anche le tecnologie quantistiche stanno cominciando ad affrontare.

La scienza alla base del quantum computing è straordinaria, sostiene il manager, ma il suo impatto dipenderà dalla capacità di portare la tecnologia nei processi economici e industriali. L’Italia, in questa prospettiva, dispone di due risorse importanti: una tradizione scientifica riconosciuta e un tessuto industriale che può offrire casi d’uso concreti.

La sfida consiste nel collegare queste competenze a infrastrutture, investimenti e progetti applicativi. «Il pieno impatto di una scoperta scientifica si realizza quando essa viene impiegata per risolvere problemi significativi e sviluppare nuove capacità», è il principio che sintetizza il ragionamento del CEO.

Dall’automotive alle telecomunicazioni: i casi d’uso internazionali

Per sostenere la propria tesi, Baratz richiama esempi di applicazione delle tecnologie quantistiche in diversi mercati. Tra i settori citati figurano la produzione automobilistica in Turchia, la chimica avanzata in Germania, l’ottimizzazione delle reti di telecomunicazioni mobili in Giappone e la riduzione delle interruzioni nelle reti di telecomunicazione in Nord America. Vengono menzionate anche applicazioni nel retail e nella ricerca sulle scienze della vita.

Il filo conduttore è l’utilizzo del calcolo quantistico per affrontare problemi di ottimizzazione complessi, nei quali la ricerca di una soluzione più efficiente può tradursi in risparmi di tempo, risorse e costi operativi.

Questi esempi, nel discorso di D-Wave, servono a dimostrare che il quantum computing non deve essere considerato soltanto una prospettiva di lungo periodo. È però importante distinguere tra l’esistenza di applicazioni in specifici contesti e la prova di un ritorno economico replicabile su larga scala: per il mercato italiano sarà decisivo individuare progetti con risultati documentabili, metriche di performance e benefici verificabili rispetto alle soluzioni convenzionali.

Q-Alliance come ponte tra imprese e università

È proprio in questo passaggio che Baratz individua il potenziale strategico di Q-Alliance. Un’infrastruttura quantistica sul territorio, secondo il CEO, può diventare un punto di riferimento non soltanto per la ricerca, ma anche per lo sviluppo di soluzioni industriali, la formazione di specialisti e la creazione di competenze utilizzabili dalle imprese italiane.

L’accesso alla tecnologia, da solo, non genera automaticamente valore. Deve accompagnarsi alla capacità di sviluppare applicazioni, formare talenti e costruire proprietà intellettuale. In questa prospettiva, le università possono contribuire alla preparazione delle competenze, mentre le aziende possono mettere a disposizione problemi reali da affrontare e validare.

Il risultato auspicato è un ecosistema in cui la collaborazione internazionale non si limiti a portare in Italia sistemi e conoscenze sviluppati altrove, ma contribuisca a creare nuove opportunità economiche nel Paese.

È anche il senso del richiamo di Baratz alle indicazioni del Governo: le partnership tecnologiche devono produrre conoscenze, applicazioni e opportunità industriali per l’Italia. Un obiettivo che richiede di valutare non soltanto il valore degli investimenti annunciati, ma anche la ricaduta effettiva sul sistema produttivo nazionale.

Le cinque azioni per trasformare la strategia in business

Nella parte conclusiva dell’intervento, Baratz indica la necessità di costruire un percorso ripetibile che accompagni i progetti dal problema aziendale allo sviluppo della soluzione, fino alla sua messa in produzione.

Il principio è che il quantum computing debba essere adottato per rispondere a esigenze specifiche, anziché essere introdotto come tecnologia fine a sé stessa. La scelta del problema, la progettazione dell’applicazione e la verifica dei risultati diventano così passaggi essenziali per evitare che l’accesso alle infrastrutture rimanga un’iniziativa confinata alla sperimentazione.

Il CEO richiama cinque azioni per aiutare l’Italia a tradurre la strategia in vantaggio industriale, ma nel testo del suo intervento non le presenta come un elenco dettagliato di cinque misure distinte. Il punto centrale è piuttosto la necessità di rendere sistematico il passaggio dalla sperimentazione alla produzione, collegando ricerca, imprese e infrastrutture.

È qui che si misurerà anche il valore di Q-Alliance: nella capacità di favorire progetti replicabili, investimenti, produttività e occupazione qualificata, oltre che nel consolidamento delle competenze scientifiche.

Il bilancio di un anno: la prossima sfida è dimostrare l’impatto

A un anno dal lancio di Q-Alliance, l’Italia può contare su un quadro istituzionale più definito, su un accordo economico per una nuova infrastruttura quantistica e su un progetto di collaborazione internazionale che punta a collegare ricerca e industria. Sono sviluppi significativi, ma non sufficienti, da soli, per stabilire quanto il mercato nazionale del quantum computing sia cresciuto o quale sia già il ritorno economico dell’iniziativa.

Per completare il bilancio servono dati aggiornati sull’effettiva installazione e disponibilità del sistema, sul coinvolgimento dei ricercatori, sui progetti avviati con le imprese e sulle applicazioni eventualmente entrate in produzione. Servono inoltre indicatori che consentano di distinguere gli investimenti annunciati dai risultati conseguiti.

Il messaggio di Baratz, in definitiva, sposta il confronto dalla promessa tecnologica alla capacità di esecuzione. L’Italia ha definito una strategia, avviato collaborazioni internazionali e posto le basi per rafforzare l’accesso alle infrastrutture quantistiche. Il passaggio decisivo sarà ora dimostrare che queste iniziative possono tradursi in soluzioni industriali, competenze nazionali e valore economico duraturo.

Il 16 ottobre: grand challenge “il Manifesto con le 10 azioni per l’Europa del fare Innovazione digitale”

Al termine dei lavori del Digital Innovation Forum, il 16 ottobre si terrà, presso Villa Saporiti, sede della Provincia di Como – e in collegamento con Villa Erba – l’inaugurazione del “Volta B1”, il primo quantum annealer industriale d’Italia con oltre 4.400 qubit superconduttivi: sarà una delle infrastrutture quantistiche più avanzate d’Europa, con l’obiettivo di dar vita a uno degli ecosistemi europei per costruire le applicazioni quantistiche dei prossimi anni. L’iniziativa rientra nelle celebrazioni del bicentenario della morte di Alessandro Volta.

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