Strategie per l’indipendenza energetica, più rinnovabili e piccoli reattori nucleari entro il 2035

  ICT, Rassegna Stampa
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L’indipendenza energetica richiede di conciliare sicurezza degli approvvigionamenti, tutela ambientale e sviluppo economico. Alla crescita delle rinnovabili devono affiancarsi reti più digitali e resilienti e fonti programmabili: tra queste, il nucleare e i piccoli reattori modulari (o SMR) sono indicati come possibili soluzioni per garantire continuità al sistema. Questi sono stati i temi che hanno animato il panel dal titolo “Strategie per l’indipendenza energetica, le materie prime critiche e le terre rare” alla 4^ edizione di Digital Innovation Forum – la Cernobbio del Digitale – in corso a Villa Erba, sul lago di Como, dal 14 al 16 ottobre su iniziativa della Fondazione Innovazione Digitale ETS ed organizzata da NOW Italia e da Triumph Group.

Sicurezza del sistema, tutela dell’ambiente e progresso economico è il “trilemma” della transizione energetica, secondo Nicola Rossi, Responsabile Innovation del Gruppo Enel. L’autonomia energetica europea è un percorso graduale, composto di tappe imprescindibili: aumento della produzione di energia pulita, realizzazione di reti elettriche sempre più resilienti e digitalizzate per distribuirla a cittadini e imprese, innovazione tecnologica e sviluppo di ecosistemi industriali.
Innovare vuol dire poi cambiare natura alla rete elettrica, fattore abilitante della transizione e oggi sempre più digitale, automatizzata e capace di gestire flussi bidirezionali di energia.
Enel, è stato detto nel panel, lavora sulle reti elettriche e sulla modernizzazione di tutte le sue componenti: ad esempio alcuni dispositivi intelligenti nelle cabine elettriche secondarie ci permettono di controllare e ottimizzare in modo continuo i parametri operativi, come ad esempio la tensione.
C’è poi il telecontrollo, che migliora la qualità del servizio, garantendo il ripristino veloce del servizio in caso di guasto e durante le emergenze climatiche. Sulla telegestione, poi, Enel è stata la prima in Europa a installare su larga scala i contatori intelligenti: oggi circa il 99% dei clienti italiani è dotato di smart meter, nessun altro Paese europeo ha raggiunto questo livello di diffusione e capillarità. Non si limitano a misurare i consumi ma rappresentano una straordinaria rete di sensori che consentono di osservare ed ottimizzare la gestione della rete.

Alessandro Dodaro, ENEA
Alessandro Dodaro

Alessandro Dodaro, Direttore del Dipartimento Nucleare (NUC) dell’ENEA ha spiegato che “il nucleare è l’unica soluzione da affiancare alle rinnovabili. In alternativa, continuiamo a usare gas e carbone oppure dobbiamo rassegnarci: al momento non ci sono altre fonti in grado di integrare la produzione rinnovabile e rendere il mix energetico continuo e stabile. Di quanta energia abbiamo bisogno? Del più possibile. In Italia non è immaginabile il modello Francia, ma dobbiamo lavorare per arrivare a produrre energia in modo continuo e sicuro quando le rinnovabili non sono sufficienti. In Canada stanno costruendo il primo SMR del mondo occidentale, dobbiamo ricominciare a costruire questi impianti e se tutto va bene nel 2035 avremo la prima centrale di nuova generazione. Dobbiamo correre e forse non riusciremo a rispettare questo obiettivo, ma dobbiamo provarci”.

Marco Ricotti

Marco Ricotti, Docente di impianti nucleari al Politecnico di Milano, ha infine parlato dei piccoli reattori nucleari, che nella versione più avanzata sono in grado di implementare “soluzioni di sicurezza passive, senza intervento umano e anche in caso di mancanza di disponibilità di energia elettrica”. Questi reattori, ha spiegato Ricotti, “prevedono torri refrigeranti di piccole dimensioni e non avranno un impatto visivo e ambientale come le precedenti, riducendo il fabbisogno dell’acqua dei fiumi al 10%. Stimiamo che i primi SMR saranno disponibili entro il 2035. È una grande sfida, ma anche una grande opportunità. Occorre che si crei un mercato nucleare comune europeo, questi impianti possono aiutare a realizzarlo. A livello nazionale è indispensabile però un organismo di coordinamento”.

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