Cloud, in Italia la spesa sale ma la sovranità digitale resta un problema

  ICT, Rassegna Stampa
image_pdfimage_print

Nel 2026 le organizzazioni italiane spenderanno 9,48 miliardi di euro in servizi cloud, e cioè in programmi, archivi e capacità di calcolo che non stanno nei computer di casa propria ma nei data center di un fornitore e si usano via internet. La cifra, che è aumentata del 17% sul 2025, è stata presentata il 16 ottobre a Milano dall’Osservatorio Cloud Ecosystem & Sovereignty della POLIMI School of Management del Politecnico di Milano, nel convegno «Cloud & Sovereignty: l’ecosistema digitale europeo tra ambizioni e realtà». A far crescere la spesa sono, secondo la ricerca, la diffusione dell’intelligenza artificiale e gli investimenti in cybersecurity.

C’è però un lato della questione assai meno rassicurante: tra le grandi imprese italiane analizzate, il 78% della spesa in servizi di infrastruttura e di piattaforma cloud finisce ai grandi fornitori statunitensi, e inoltre lo stesso squilibrio si ritrova a livello europeo. Intanto la sovranità digitale, cioè la capacità di decidere in autonomia dove e da chi far gestire dati e servizi, è un obiettivo dichiarato dall’Unione europea, ma il 70% delle grandi e grandissime imprese italiane la interpreta ancora quasi soltanto come la collocazione fisica dei dati.

Dove va la spesa cloud in Italia

Il grosso del mercato è il Public & Hybrid Cloud, che vale 6,8 miliardi di euro (+17%). Con «pubblico» si intendono i servizi condivisi, offerti da grandi fornitori a molti clienti; «ibrido» indica l’uso combinato di questi servizi e di infrastrutture private. L’Osservatorio lo scompone in tre voci, corrispondenti ai tre modi in cui il cloud viene venduto.

La prima è l’IaaS (Infrastructure as a Service), l’affitto di macchine, spazio e capacità di calcolo. Con circa 3 miliardi di euro (+14%) è la voce più importante, pari al 44% della spesa del comparto. Secondo l’Osservatorio, la sostengono soprattutto i servizi di continuità operativa, di ripristino dopo un guasto (il disaster recovery) e le macchine virtuali.

La seconda è il SaaS (Software as a Service), cioè i programmi usati direttamente online, senza installarli. Raggiunge 2,6 miliardi di euro (+20%) ed è la componente che cresce di più tra quelle del cloud pubblico. A spingerlo sono le soluzioni di sicurezza informatica, anche per rispondere agli obblighi della direttiva europea NIS2, e le applicazioni di intelligenza artificiale pronte all’uso.

La terza, infine, è il PaaS (Platform as a Service), l’ambiente già predisposto su cui le aziende costruiscono le proprie applicazioni. Sale del 16% fino a 1,2 miliardi di euro, grazie ai servizi di intelligenza artificiale e di analisi dei dati accessibili tramite API (le interfacce che fanno dialogare un programma con un altro) e agli strumenti di supporto allo sviluppo.

Accelera anche il Private Cloud, cioè l’infrastruttura riservata a una sola organizzazione, che cresce del 19%. L’Osservatorio indica fondamentalmente due ragioni, e cioè mantenere un controllo diretto sui dati e sui carichi di lavoro critici, anche per rispondere alla stessa NIS2 e al regolamento europeo DORA (sulla resilienza digitale), ma anche tenere sotto controllo la spesa per l’intelligenza artificiale. Per alcuni carichi di lavoro di questo tipo, spiega la ricerca, il modello a consumo del cloud pubblico può generare costi difficili da prevedere, e questo rende più interessante l’infrastruttura privata.

Ricavi in crescita in Europa

Sul piano europeo i numeri sono più alti. Secondo l’Osservatorio, nel 2026 il fatturato dei fornitori di servizi IaaS e PaaS cresce del 29% e arriva a 131,4 miliardi di dollari, contro un +18% dell’anno precedente. Ma il 68% di quel fatturato fa capo a soli tre hyperscaler, i giganti del cloud su scala mondiale: AWS (Amazon), Microsoft e Google. Considerando tutti i fornitori statunitensi, la quota sale al 92%.

Il +29% europeo e il +17% italiano non vanno confrontati alla leggera. A livello europeo l’Osservatorio misura i ricavi dei fornitori, che comprendono anche gli acquisti di capacità di calcolo fatti da altri operatori della filiera digitale; in Italia misura invece la spesa delle organizzazioni che usano i servizi. Per la ricerca, ciò significa che i grandi investimenti nelle infrastrutture per l’intelligenza artificiale non si sono ancora tradotti in una crescita della domanda finale della stessa intensità.

Per chi usa strumenti in cloud anche fuori dall’ufficio, la qualità del collegamento conta quanto quella del fornitore. A questo proposito, su SOStariffe.it si possono confrontare le offerte di telefonia mobile per scegliere quella con i giga e le condizioni più adatti al proprio modo di lavorare.

Le imprese italiane tra alta dipendenza e una consapevolezza solo parziale

La dipendenza dai fornitori statunitensi si legge nelle scelte delle imprese italiane. Secondo l’Osservatorio, il 78% della spesa in servizi IaaS e PaaS delle imprese analizzate va ai grandi operatori americani. La quota è del 86% nelle grandissime imprese e del 74% nelle grandi.

Qualcosa si muove. Il 63% delle grandissime imprese, che la ricerca definisce trend-setter (apripista), dichiara di avere già avviato azioni per rafforzare la propria autonomia: per esempio scegliendo fornitori europei per i nuovi progetti o progettando applicazioni più facili da spostare da un fornitore cloud all’altro. Lo ha fatto anche il 55% delle grandi imprese, a volte ricorrendo alle offerte di «cloud sovrano» dei fornitori extraeuropei.

La conoscenza del tema resta però limitata. Per il 70% delle organizzazioni intervistate, la sovranità coincide quasi solo con il luogo fisico in cui sono custoditi i dati. Restano in secondo piano il controllo logico delle informazioni (chi può accedervi e con quali chiavi), la giurisdizione a cui sono soggetti i fornitori e la possibilità di continuare a lavorare in scenari geopolitici avversi.

Ancora più rara è la scelta dell’open source, il software il cui codice è pubblico e modificabile, come priorità strategica: la indica il 2% delle grandissime imprese e il 7% delle grandi. Secondo l’Osservatorio frenano la difficoltà di trovare fornitori in grado di garantire un supporto adeguato alle esigenze aziendali e la mancanza di competenze interne per gestire in proprio applicazioni e infrastrutture.

Intelligenza artificiale: sperimentare senza perdere il controllo

L’intelligenza artificiale sta cambiando anche il modo in cui le imprese comprano il cloud. Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio, descrive un’adozione ancora «in gran parte spontanea»: il SaaS, usato dal 52% delle grandi imprese e dal 46% delle grandissime, permette di sperimentare in fretta ma «rischia di alimentare una diffusione poco governata». Le imprese, aggiunge, devono dare autonomia alle persone, per esempio con strumenti che consentono di costruire propri agenti (programmi che svolgono compiti in modo automatico), ma dentro un perimetro chiaro e nel rispetto delle regole aziendali. Governare l’intelligenza artificiale significa anche proteggersi dal lock-in, il vincolo che rende costoso lasciare un fornitore una volta adottata la sua tecnologia, e ottimizzare la spesa.

Le grandissime imprese stanno iniziando ad affiancare al SaaS modelli più strutturati: il 21% usa piattaforme PaaS per sviluppare applicazioni su misura, il 9% adotta architetture ibride che combinano servizi pubblici e infrastrutture private. Sviluppare un’applicazione di intelligenza artificiale sul cloud pubblico e farla girare poi su infrastrutture private consente, in alcuni casi, di mantenere un maggiore controllo sui costi di calcolo e sui dati utilizzati.

Insomma: il cloud italiano cresce, ma la crescita, da sola, non riduce la dipendenza dai grandi fornitori americani. Secondo l’Osservatorio la partita si gioca sempre meno sulla scelta di un fornitore e sempre più sulla progettazione dei sistemi, sulle competenze interne e sulla capacità di distinguere i dati e i servizi davvero critici da quelli che si possono affidare a chiunque.

The post Cloud, in Italia la spesa sale ma la sovranità digitale resta un problema appeared first on Key4biz.

https://www.key4biz.it/cloud-in-italia-la-spesa-sale-ma-la-sovranita-digitale-resta-un-problema/591753/