Anthropic crea fondo per ‘il bene pubblico’, il 5% delle azioni per coprire l’impatto dell’AI sul lavoro

  ICT, Rassegna Stampa
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Anthropic destinerà il 5% delle proprie azioni in circolazione al nuovo Anthropic Public Benefit Fund, subordinatamente all’approvazione degli azionisti. La quota potrà crescere: il consiglio di amministrazione potrà aggiungere un ulteriore 2% per ogni aumento del 50% del valore della società rispetto a una soglia di riferimento. L’annuncio dà forma a un fondo che, nelle intenzioni dell’azienda, dovrebbe offrire nuovi strumenti per perseguire obiettivi di utilità pubblica.

Tra gli esempi citati da Anthropic c’è l’impatto dell’intelligenza artificiale (AI) sul lavoro. Una tecnologia che può generare un’enorme quantità di valore economico, ma anche alimentare instabilità e dislocazione occupazionale. Il fondo potrebbe quindi finanziare donazioni a organizzazioni non profit o trasferimenti diretti a specifiche fasce della popolazione. Una possibilità che porta al centro il tema della disoccupazione tecnologica, ma che non equivale a un indennizzo per chi perde il lavoro a causa dell’automazione.

Un rapporto del Pew Research Center pubblicato ad agosto ha rilevato che il 71% degli adulti americani ritiene che l’intelligenza artificiale porterà a una riduzione dei posti di lavoro negli Stati Uniti nei prossimi due anni.

Un fondo, non (ancora) risarcimenti

Anthropic non ha annunciato un meccanismo che colleghi l’accesso agli aiuti alla perdita di un posto di lavoro, né ha definito importi, requisiti o modalità di erogazione. Non esiste, almeno per ora, una promessa del tipo: chi subisce gli effetti dell’automazione riceverà una compensazione. Il fondo rappresenta piuttosto una capacità finanziaria potenziale, da tradurre in interventi ancora da decidere, in poche parole: è un mettere le mani avanti da parte del gigante fondato da Dario Amodei.

La distinzione è importante. Un risarcimento presuppone di individuare un danno, i soggetti che lo hanno subito e un criterio per stabilire l’importo dovuto. Anthropic non ha specificato nessuno di questi elementi. La società indica invece un ventaglio di possibili iniziative, che comprende il sostegno a enti impegnati su disoccupazione, povertà e riqualificazione, oltre a eventuali trasferimenti diretti.

La tempistica dell’annuncio del fondo pubblico di Anthropic è sia obbligatoria, per prepararsi all’offerta pubblica iniziale (l’IPO è attesa per novembre), sia “vantaggiosa dal punto di vista dell’immagine”, soprattutto considerando che l’intelligenza artificiale sta rimodellando il mercato del lavoro, ha dichiarato a Cnbc Lise Buyer, partner della società di consulenza per le IPO Class V Group.

Quanto vale quel 5%?

Anche il peso economico dell’annuncio resta difficile da valutare. Anthropic ha comunicato che il fondo riceverà il 5% delle azioni in circolazione, ma non ha reso pubblico il numero complessivo di azioni emesse né quante ne rappresenti esattamente quella quota. Senza questi dati e senza una valutazione economica del conferimento, non è possibile quantificare con precisione le risorse a disposizione del fondo.

La quota aggiuntiva rende l’impegno potenzialmente crescente, ma dipenderà dalle decisioni del consiglio e dall’aumento del valore dell’azienda rispetto a una baseline che non è stata precisata nei dettagli. Anche il valore delle azioni non coincide automaticamente con denaro immediatamente spendibile: la capacità del fondo di sostenere interventi dipenderà da come e quando potrà disporre delle risorse.

Solo per avere un’idea del potenziale economico di quest’iniziativa, con una valutazione di 965 miliardi di dollari, quel 5% equivale oggi a circa 48 miliardi di dollari di valore teorico.

La responsabilità sociale nell’era dell’automazione

Anthropic spiega che molte attività con ricadute pubbliche (dalla ricerca sulla sicurezza e l’interpretabilità dell’AI alla ricerca biomedica e agli sconti per organizzazioni non profit) resteranno all’interno dell’azienda, perché hanno anche un valore commerciale. Il fondo dovrebbe invece offrire maggiore flessibilità per sostenere iniziative esterne. La società afferma inoltre che le azioni destinate al fondo non saranno usate per attività di lobbying o donazioni politiche.

La scelta può essere letta come un riconoscimento preventivo dei rischi sociali dell’AI e della necessità di redistribuire parte del valore prodotto. È anche un modo per prepararsi alle critiche che accompagnano una tecnologia destinata a trasformare mansioni e professioni: se l’automazione genera ricchezza per le imprese, chi sostiene i costi della transizione non può restarne escluso.

La distanza tra riconoscere il rischio e compensarne gli effetti è ancora ampia. Per capire se il Public Benefit Fund sarà uno strumento concreto per ammortizzare l’eventuale “effetto” disoccupazione tecnologica, serviranno regole pubbliche sui beneficiari, sulle risorse disponibili e sui criteri di intervento. Per ora, Anthropic ha annunciato una struttura e una quota azionaria, non un sistema di tutela per i lavoratori, anche perché: quanto vale in termini economici il possibile impatto negativo dell’AI sul mondo del lavoro? Lo decide una big tech?

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