Come garantire l’integrità dell’informazione sui social nell’era dell’intelligenza artificiale, soprattutto in vista delle elezioni? È la domanda al centro del panel moderato da Luigi Garofalo, direttore responsabile di Key4Biz e Cybersecurity Italia, che si è svolto durante la 4^ edizione di Digital Innovation Forum – la Cernobbio del Digitale – in corso a Villa Erba, sul lago di Como, dal 14 al 16 ottobre su iniziativa della Fondazione Innovazione Digitale ETS edorganizzata da NOW Italia e da Triumph Group.
Il confronto ha visto la partecipazione di Alberto Barachini, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’informazione e all’editoria, Luana Lavecchia, Head of Government Relations Italy, Greece, Malta and Cyprus di TikTok, e Fabrizio Silvestri, professore ordinario di Computer Science alla Sapienza Università di Roma.

TikTok: moderazione dei contenuti e preparazione alle elezioni
A prendere la parola per prima è stata Luana Lavecchia, che ha invitato a non considerare l’intelligenza artificiale soltanto come una minaccia. Se da una parte può essere utilizzata per produrre contenuti ingannevoli, infatti, dall’altra rappresenta uno strumento importante per individuare e rimuovere le violazioni.
Lavecchia ha citato quindi un dato relativo all’attività di moderazione di TikTok: “Il 98% dei contenuti che sono in violazione delle nostre policy vengono rimossi prima di qualunque segnalazione”, ha dichiarato. Un risultato che, ha aggiunto, può ancora migliorare grazie all’evoluzione dei sistemi di rilevamento tramite l’AI.
Sul fronte della trasparenza, Lavecchia ha ricordato che TikTok ha introdotto nel 2023 la possibilità per gli utenti di etichettare i contenuti generati dall’intelligenza artificiale e che nel 2024 ha implementato la tecnologia Content Credentials per riconoscere contenuti generati su altre piattaforme. Più recentemente, ha consentito agli utenti di regolare la quantità di contenuti generati dall’AI che desiderano visualizzare nel proprio feed.
In vista delle prossime elezioni, la piattaforma punta molto sulla prevenzione. Lavecchia ha annunciato la pubblicazione di un white paper sull’integrità elettorale, pensato per illustrare l’esperienza maturata nella gestione di decine di consultazioni politiche a livello globale. Il lavoro parte da una valutazione dei rischi specifici di ciascun Paese, per individuare in anticipo possibili scenari critici.
Durante i periodi elettorali sarà inoltre attivato un hub all’interno della piattaforma, con collegamenti alle fonti ufficiali, tra cui il sito del Ministero dell’Interno per le informazioni sulle modalità di voto. A queste iniziative si affiancheranno attività di alfabetizzazione mediatica e digitale.
“Su TikTok lavoriamo da anni per tutelare l’integrità delle elezioni in Europa”, ha ricordato Lavecchia. “Collaboriamo con i fact-checker, mettiamo a disposizione degli utenti hub informativi e interattivi e lavoriamo con le istituzioni, anche attraverso canali dedicati, per rimuovere i contenuti che violano le nostre regole. Ci impegniamo inoltre a rendere riconoscibili i contenuti generati dall’IA e a promuovere la trasparenza sul loro utilizzo”.
Per Lavecchia, però, “l’alfabetizzazione va fatta anche con la politica”. La responsabile ha annunciato che, prima della prossima tornata elettorale, TikTok organizzerà briefing con i partiti per illustrare le regole della piattaforma e promuoverne il miglior utilizzo.

Alfabetizzazione digitale: la prima difesa contro la manipolazione
Il ruolo della preparazione degli utenti è al centro dell’intervento di Fabrizio Silvestri. Il docente di Computer Science della Sapienza, che in passato ha lavorato in Meta occupandosi della creazione di modelli per individuare disinformazione e contenuti fuorvianti durante le elezioni, considera l’alfabetizzazione una componente essenziale della strategia di contrasto.
Il rischio, spiega, riguarda i contenuti falsi pubblicati sui social ma, adesso più che mai, anche la diffusione di agenti di intelligenza artificiale sempre più personalizzati, che potrebbero essere utilizzati per influenzare le abitudini, le decisioni e le opinioni delle persone.
Per Silvestri, la tecnologia offre già diverse possibilità di difesa contro la disinformazione, sebbene con livelli di maturità differenti. La preoccupazione principale riguarda invece la capacità dei cittadini di riconoscere i tentativi di manipolazione. “Dal punto di vista tecnologico sono molto meno preoccupato che dal punto di vista dell’alfabetizzazione e della preparazione delle persone ad affrontare questo tipo di rischi”, ha sottolineato.
L’obiettivo, dunque, è fornire agli utenti gli strumenti critici necessari per valutare ciò che leggono e distinguere le informazioni attendibili da quelle costruite per orientare il loro comportamento. “La preparazione e l’alfabetizzazione sono la difesa più efficace”.

Le leggi italiane e l’impegno dei partiti politici
Sul rapporto tra piattaforme e istituzioni è intervenuto Alberto Barachini, che ha invitato a non affidare il contrasto alla disinformazione esclusivamente alle iniziative autonome delle aziende tecnologiche.
Pur riconoscendo il lavoro svolto dalle piattaforme, Barachini ritiene necessaria una responsabilità condivisa tra imprese, politica e istituzioni. “Io non sono un fanatico dei divieti, ma sono un fanatico della responsabilità reciproca”, ha dichiarato.
Tra gli strumenti già introdotti sul piano normativo, il sottosegretario ha ricordato la legge italiana sull’intelligenza artificiale e l’introduzione della fattispecie di reato relativa ai deepfake. Perseguire legalmente questi comportamenti è importante, ha aggiunto Barachini, ma è altrettanto importante garantire che i cittadini possano riconoscere ciò che è autentico e ciò che è stato manipolato.
Da qui la proposta di un impegno diretto dei partiti politici: durante la campagna elettorale, evitare di modificare con l’intelligenza artificiale le voci e i volti dei candidati. Barachini precisa di aver lanciato un appello a tutte le forze politiche, oltre ad aver assunto questo impegno per il proprio partito.
“Dobbiamo alzare il livello di fiducia, dobbiamo essere trasparenti e mandare un messaggio corretto in campagna elettorale”, ha dichiarato. La responsabilità nell’utilizzo dell’AI diventa così una questione di credibilità delle istituzioni e di rapporto con i cittadini. “Facciamo la campagna elettorale con le voci e i volti umani, con la responsabilità umana”.
Il sottosegretario ha aggiunto che le campagne istituzionali del governo non utilizzeranno volti e voci generati dall’intelligenza artificiale. Una scelta che, oltre a promuovere la trasparenza, intende sostenere l’occupazione nel settore creativo, informativo ed editoriale.
La sovranità tecnologica europea e il rapporto con le Big Tech
Il confronto si è poi allargato alla dimensione europea, e alla dipendenza dell’Unione dalle tecnologie sviluppate fuori dal continente. Silvestri ha sottolineato che l’assenza di grandi piattaforme social europee limita la capacità di incidere sul settore attraverso le proprie leggi e i propri regolamenti.
A suo avviso, l’Europa dovrebbe dotarsi anche di un sistema europeo di verifica delle risposte generate dall’intelligenza artificiale, basato su dati ufficiali e fonti autorevoli. “Un verificatore pubblico europeo: ogni risposta di un’AI controllabile, affermazione per affermazione, contro i dati ufficiali dell’UE”.
Il tema della sovranità digitale europea è stato ripreso anche da Barachini, che sostiene la necessità di fare dell’Europa la prima utilizzatrice delle proprie tecnologie di intelligenza artificiale. “L’Europa deve essere il primo adopter di sé stessa”, ha commentato, “deve adottare nella PA dei Paesi europei e nell’apparato amministrativo e istituzionale dell’UE i sistemi di intelligenza artificiale che rispettano le sue stesse regole e su cui lei stessa ha investito”.
Il risultato sarà una minore dipendenza dalle Big Tech d’oltreoceano. E una maggiore protezione e tutela delle cittadine e dei cittadini europei.
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