Data center, in California la cittadina di Monterey Park vieta la costruzione: è il primo caso negli Usa

  ICT, Rassegna Stampa
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I cittadini di Monterey Park, città della California nell’area di Los Angeles, hanno votato contro la costruzione di nuovi data center sul territorio comunale.

Come ha riportato The Guardian, per la prima volta negli Stati Uniti i residenti sono stati chiamati alle urne per decidere su un divieto permanente alla realizzazione di queste infrastrutture. Il risultato è stato netto: oltre l’86% dei voti scrutinati si è espresso a favore del blocco.

“Questo dimostra in modo inequivocabile che i residenti di Monterey Park non vogliono data center nella loro comunità”, ha detto il consigliere comunale Jose Sanchez, parlando di una “vittoria schiacciante”.

La vicenda si era accesa dopo la presentazione, da parte di HMC StratCap, di un progetto per costruire una struttura di quasi 23mila metri quadrati. I residenti avevano contestato il possibile impatto su ambiente, consumo di acqua ed energia, tariffe delle utenze e vicinanza alle abitazioni.

Molte città e contee statunitensi avevano già introdotto moratorie temporanee o a tempo indeterminato sui data center attraverso decisioni dei governi locali. Il caso di Monterey Park è diverso perché il divieto è stato approvato direttamente dagli elettori.

Paura per ambiente e aumento delle bollette per luce e acqua

Il consiglio comunale di Monterey Park aveva già approvato ad aprile una moratoria a tempo indeterminato sui data center, dopo le proteste contro il progetto promosso da HMC StratCap, società di investimento interessata a realizzare una struttura in città.

I residenti temevano effetti negativi sull’ambiente, aumento delle tariffe di acqua ed elettricità e la vicinanza dell’impianto alle abitazioni.

Il quesito sottoposto agli elettori chiedeva di vietare i data center in tutta la città “per proteggere la qualità dell’aria, le risorse di acqua potabile e la salute pubblica” e per prevenire impatti sulle tariffe di elettricità e acqua. Il divieto resterà in vigore fino a eventuale revoca da parte degli stessi elettori.

Una scelta pensata per reggere anche in tribunale

Secondo Sanchez, la strada del voto popolare serve anche a rendere il divieto più solido dal punto di vista legale. HMC StratCap aveva minacciato azioni giudiziarie contro una possibile estensione della moratoria e contro la misura referendaria, anche se gli sviluppatori hanno poi indicato di non voler procedere.

“Poter dire in tribunale che i residenti di Monterey Park hanno votato per vietare i data center è un indicatore molto migliore della posizione della comunità rispetto al fatto che solo cinque consiglieri comunali abbiano approvato un’ordinanza”, ha spiegato Sanchez.

La protesta locale

La campagna per il divieto è stata sostenuta da gruppi locali, tra cui No Data Center in Monterey Park e San Gabriel Valley Progressive Action.

Amy J. Wong, cofondatrice di San Gabriel Valley Progressive Action, ha spiegato al Guardian che il consiglio comunale ha ascoltato le preoccupazioni dei cittadini. “Le hanno prese sul serio, cosa che non molti consigli comunali fanno”, ha detto.

Gli organizzatori hanno lavorato in tempi stretti. Secondo Wong, la campagna ha avuto circa due mesi per informare i residenti. Sono stati stampati 10.000 volantini e inviati materiali in inglese, cinese e spagnolo.

Molti cittadini erano già contrari ai data center, ma non tutti avevano chiaro come votare. Alcuni pensavano che per sostenere il divieto fosse necessario votare “no”. Gli attivisti hanno quindi dovuto spiegare che il voto favorevole alla misura era il “sì”.

Negli Usa cresce la protesta contro i data center per l’AI

Il voto di Monterey Park si inserisce in una protesta più ampia contro i data center per l’AI negli Stati Uniti. Secondo Quartz, la crescita dei consumi energetici sta alimentando un’opposizione politica sempre più organizzata, spinta soprattutto dal timore di bollette più alte.

Un sondaggio Gallup indica che il 70% degli americani non vorrebbe un data center AI nella propria comunità. Il tema è già diventato operativo: secondo i dati di Data Center Watch citati da Fortune, l’opposizione locale ha bloccato o interrotto 48 progetti per oltre 156 miliardi di dollari nell’ultimo anno. Alla base ci sono anche i costi energetici.

Una ricerca pubblicata su Environmental Research Letters stima che la quota di consumo elettrico nazionale dei data center sia passata dall’1,9% al 4,4% nel quinquennio concluso nel 2023, con possibili aumenti dei prezzi all’ingrosso dell’elettricità tra il 6% e il 29% entro fine decennio. In Virginia, uno dei principali hub del settore, i costi di generazione potrebbero salire fino al 57%.

In Italia abbiamo il caso della Lombardia

Il caso americano trova un primo parallelo anche in Italia, soprattutto in Lombardia. Come abbiamo raccontato la settimana scorsa, la regione concentra una quota rilevante dei data center nazionali e sta discutendo una legge per regolamentarne lo sviluppo, mentre il Governo ha dichiarato di “preminente interesse nazionale” il maxi progetto EdgeConneX tra Milano Sud e Lodigiano.

Nell’area milanese sono già attivi 33 data center sui 49 presenti in Lombardia; altri 10 sono in costruzione e 23 in valutazione. Il nodo è simile a quello emerso negli Stati Uniti: attrarre investimenti e capacità digitale senza lasciare ai territori solo consumo di suolo, pressione energetica, impatto idrico e opposizione locale.

La Regione sostiene che la nuova legge serva proprio a colmare il vuoto normativo, privilegiando aree dismesse, recupero del calore residuo e compensazioni territoriali. Una cinquantina di sindaci ha però chiesto il rinvio del testo, segno che anche in Italia la crescita dei data center sta diventando una questione politica e non solo industriale.

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