Séjourné (Ue): “L’obiettivo è sviluppare la capacità di trasformazione e riciclo, mettendo in sicurezza le catene di approvvigionamento”
La Commissione europea ha selezionato 46 nuovi progetti strategici per rafforzare le filiere europee delle materie prime critiche. Sono distribuiti in 16 Stati membri, tra cui l’Italia, coinvolta in nove progetti. L’obiettivo è aumentare la capacità europea di estrarre, trasformare e riciclare materiali essenziali per l’industria, riducendo l’esposizione a pochi fornitori esteri.
“L’Europa intensifica come mai prima d’ora gli sforzi per riconquistare la propria sovranità sulle materie prime critiche. Dall’adozione di RESourceEU stiamo impiegando tutti gli strumenti a nostra disposizione per aprire miniere, sviluppare la capacità di trasformazione e riciclo e mettere in sicurezza le catene di approvvigionamento. Il nostro approccio è semplice: ridurre la dipendenza e aumentare la produzione in Europa”, ha dichiarato in una nota Stéphane Séjourné, vicepresidente esecutivo della Commissione europea e Commissario europeo per l’industria, l’imprenditoria, le piccole e medie imprese e il mercato unico.
La nuova selezione segue i 47 progetti nell’UE approvati nel 2025 e i 13 in Paesi terzi: in totale, il quadro europeo ne comprende ora 106.
Otto progetti minerari, 11 di raffinazione e 19 di riciclo
Gli interventi coprono diverse fasi della catena del valore: otto riguardano l’estrazione, 11 la trasformazione e 19 il riciclo. Gli altri otto sono integrati: tre uniscono estrazione e lavorazione, cinque trasformazione e riciclo. Nel complesso, i progetti interessano 15 delle 17 materie prime strategiche previste dal Critical Raw Materials Act (CRMA).
Tra i materiali figurano sette progetti sul litio, dodici sul nichel, dieci sul cobalto, cinque sul manganese e quattro sulla grafite, tutti importanti per la filiera europea delle batterie. Quattro progetti riguardano le terre rare, necessarie per i magneti permanenti, mentre quelli su magnesio e tungsteno hanno ricadute anche per difesa e aerospazio.
Il CRMA fissa al 2030 tre obiettivi di capacità interna: coprire con l’estrazione almeno il 10% del fabbisogno annuo europeo di materie prime strategiche, con la trasformazione il 40% e con il riciclo il 25%. Stabilisce inoltre che, per ciascuna materia prima strategica, non più del 65% del consumo europeo in una fase di lavorazione dovrebbe dipendere da un singolo Paese terzo.
I progetti che vedono coinvolte le aziende italiane
Nove come detto le aziende italiane coinvolte in altrettanti progetti europei: Leonardo, Alkeemia, OMCD TEK HUB, Solvay Chimica Italia, Itelyum Regeneration, 9-Tech, Italrecycling & Investment, Portovesme e Circular Materials.

“Un risultato che rafforza la nostra autonomia strategica e conferma la leadership dell’industria italiana nel riciclo. Stiamo costruendo filiere più sicure e sostenibili, fondamentali per la competitività del sistema produttivo e la sicurezza europea“, ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, a seguito dell’annuncio della Commissione europea relativo alla selezione di 5 progetti strategici italiani, tra i 46 nuovi progetti selezionati nel quadro della seconda call europea prevista dal Regolamento Ue sulle materie prime critiche. La prima call della Commissione, conclusasi nell’agosto 2024, aveva già portato al riconoscimento di 4 proposte italiane nel settore del riciclo.
La concentrazione delle forniture è un rischio industriale
Materie prime critiche e terre rare sono al centro della competizione internazionale perché servono a realizzare tecnologie diverse: batterie, veicoli elettrici, turbine eoliche, elettronica, magneti, sistemi digitali e componenti per la Difesa.
La transizione energetica, con la crescita dell’elettrificazione, accresce la domanda di minerali come litio, nichel, cobalto e grafite. Il controllo delle fasi di raffinazione e lavorazione è quindi anche una leva economica e geopolitica.
Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, la Cina è il principale Paese raffinatore per 19 dei 20 minerali strategici monitorati, con una quota media intorno al 70%. Una simile concentrazione espone le imprese a interruzioni, restrizioni commerciali e oscillazioni dei prezzi. Per Bruxelles, quindi, diversificare significa anche intervenire per ridurre il rischio che una crisi o una decisione politica lontana blocchi produzioni europee.
Batterie, rinnovabili e autonomia europea
I benefici attesi riguardano soprattutto le industrie delle batterie e dell’auto elettrica, ma anche le tecnologie per le rinnovabili e la Difesa. Più capacità europea di lavorare e recuperare litio, cobalto, nichel e grafite può sostenere la produzione di celle e componenti, mentre le terre rare sono importanti per i magneti permanenti impiegati in motori e generatori.
Magnesio e tungsteno, invece, hanno applicazioni in ambiti industriali e militari.
Questi progetti non producono direttamente energia e non rendono l’Europa autosufficiente. Possono però rafforzare la sicurezza delle forniture necessarie per elettrificare trasporti, industria e sistema energetico, riducendo alcune dipendenze lungo la filiera. La Commissione stima che, con i progetti già selezionati, l’UE potrebbe coprire interamente alcuni obiettivi di estrazione (tra cui quelli per litio, nichel, terre rare, magnesio e tungsteno) e di riciclo di litio, cobalto e terre rare.
La sfida, ora, è trasformare questi progetti in capacità produttiva. Servono capitali, autorizzazioni, contratti di fornitura e domanda industriale stabile. Bruxelles segnala che 25 progetti della prima lista hanno completato la valutazione d’impatto ambientale e 17 hanno ottenuto il permesso di costruzione.
L’espansione mineraria e industriale, però, dovrà anche misurarsi con gli impatti ambientali, il consenso delle comunità e la disponibilità di energia e acqua. La diversificazione è un obiettivo di sicurezza e competitività e la sua riuscita dipenderà dalla capacità di costruire filiere sostenibili e commercialmente solide.
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