Data center, la corsa all’energia mette sotto pressione la rete europea: in Italia richieste per 101 GW
La corsa europea ai data center dell’intelligenza artificiale (AI) sta diventando una competizione per l’accesso all’elettricità. In Italia, al 31 agosto 2026, Terna registrava 553 richieste di connessione per 101,36 GW: quasi il doppio del picco storico di domanda elettrica nazionale, circa 58 GW. Ma quelle richieste non descrivono i consumi attuali né una lista di impianti pronti a partire. Sono una coda di progetti con livelli di maturità molto diversi, che può impegnare capacità e programmazione della rete prima ancora che i data center esistano.
Il problema, quindi, non è soltanto quanti server saranno installati. È chi potrà collegarsi alla rete, in quali tempi e a quali condizioni, mentre abitazioni, imprese, trasporti elettrificati, rinnovabili e servizi pubblici chiedono a loro volta energia e infrastrutture.
Data center e rete elettrica: richieste record, progetti incerti
La crescita delle domande italiane è stata rapida: circa 30 GW a fine 2024, 69 GW a fine 2025 e oltre 101 GW nell’agosto 2026. In Lombardia si concentrano 296 istanze, per 47,26 GW: quasi metà della potenza richiesta a livello nazionale. Sono valori che indicano la pressione sulla pianificazione, ma non una previsione affidabile della domanda che si realizzerà.
Secondo una stima riportata da Industria Italiana, i progetti effettivamente pronti a partire sarebbero circa 1,9 GW. La distanza tra questa cifra e la potenza richiesta mostra quanto sia importante distinguere le iniziative concrete dalle prenotazioni ancora prive di autorizzazioni, finanziamenti o soluzioni tecniche definite. Se una pratica poco matura resta in coda, può complicare la valutazione delle richieste successive e sottrarre attenzione alla capacità disponibile.
La Lombardia ha introdotto una disciplina regionale specifica con la legge n. 11 del 3 giugno 2026. La norma orienta gli insediamenti verso aree dismesse, chiede di considerare la vicinanza alle infrastrutture elettriche e prevede concertazione sovracomunale per gli interventi sopra i 10 MW. Per i progetti superiori a 50 MW è previsto un ruolo regionale nella concertazione. Sono strumenti di governo del territorio; non definiscono però una graduatoria nazionale per l’accesso alla rete.
A ottobre 2026 la Giunta ha approvato modifiche per renderla più severa, soprattutto contro richieste speculative e consumi di acqua; devono ancora essere approvate definitivamente dal Consiglio regionale, previsto intorno a metà novembre.
Chi passa avanti nella coda degli allacciamenti?
Per anni, in molti casi, le connessioni sono state gestite secondo il principio “primo arrivato, primo servito”. Questo criterio è semplice, ma può favorire chi presenta prima una richiesta, anche se il progetto è ancora ipotetico, e lasciare in attesa interventi più avanzati o con ricadute sociali immediate.
La Commissione europea ha raccomandato di passare a un modello “first ready, first served”: priorità basate su criteri di maturità trasparenti, scadenze intermedie, conseguenze per chi non le rispetta e pulizia periodica delle code. È un orientamento contenuto in una guida, non un automatismo che assegna già precedenza a una specifica categoria di utenti. La scelta concreta resta alle autorità nazionali e ai regolatori, che devono rispettare criteri obiettivi e non discriminatori.
Il dibattito è già aperto in altri Paesi. In Irlanda, i data center hanno assorbito il 23% dell’elettricità misurata nel 2025, rispetto al 5% del 2015. Il dato non si può trasferire automaticamente al resto d’Europa, ma mostra come la concentrazione degli impianti possa trasformare una questione di connessione in un problema di sistema. Se le reti sono congestionate, possono aumentare i tempi per nuovi allacciamenti e la necessità di investimenti, con ricadute su imprese e utenti, come ha spiegato bene Peder Schaefer sul magazine britannico The Parliament.
Il costo energetico e idrico dell’intelligenza artificiale
La Commissione europea stima che i data center nell’UE abbiano consumato 68 TWh di elettricità nel 2024 e che possano arrivare a 114 TWh nel 2030, il 3,2% della domanda elettrica europea. La crescita dell’intelligenza artificiale potrebbe spingere ulteriormente verso l’alto queste stime. La questione non si risolve dichiarando che un centro dati acquisterà energia rinnovabile, perché contano anche “quando e dove” quella produzione è disponibile, la capacità della rete di trasportarla e l’effettiva aggiunta di nuova generazione pulita.
Anche i sistemi di raffreddamento richiedono valutazioni specifiche. I sistemi evaporativi possono consumare quantità rilevanti di acqua; il raffreddamento ad aria o diretto a liquido può ridurne l’impiego, ma la prestazione dipende dal progetto e dalle condizioni locali. La Commissione segnala che i consumi idrici variano molto tra strutture e Paesi e che la disponibilità di dati resta incompleta: nel primo periodo di comunicazione, soltanto 770 data center avevano trasmesso informazioni, circa il 36% del totale stimato soggetto all’obbligo. Circa metà dei centri che hanno comunicato i dati supera uno o entrambi i valori di riferimento europei per efficienza energetica e idrica.
Per i territori, questo significa considerare insieme rete, acqua, suolo, rumore e gruppi elettrogeni di emergenza. Un impianto molto efficiente sulla carta può comunque pesare su un bacino idrico vulnerabile o richiedere nuove opere elettriche in un’area già congestionata. Servono quindi dati pubblici e comparabili, valutazioni locali e impegni verificabili su efficienza, recupero del calore e flessibilità dei consumi.
La sfida è governare la crescita
Come per gli Stati Uniti, non si tratta di andare contro i data center, perché queste infrastrutture giustamente definite critiche e strategiche sostengono servizi digitali, ricerca e capacità europea di calcolo: bloccarne lo sviluppo avrebbe costi economici enormi e anche ricadute sociali negative. Si tratta però di valutare bene cosa si va a fare, con quali risorse disponibili, perché autorizzare senza criteri chiari questi progetti può trasformare la competizione per l’energia in un conflitto con comunità e attività produttive. La risposta passa da code trasparenti, scadenze per dimostrare la maturità dei progetti, pianificazione delle reti e obblighi ambientali misurabili.
La domanda decisiva non è soltanto quanti data center costruire: è quali progetti meritano di usare per primi una risorsa limitata, quanto costa collegarli e chi beneficia dell’investimento (non bisogna mai dimenticare le comunità locali). Se a prevalere sarà la sola data di presentazione della domanda, la rete rischia di servire le prenotazioni più rapide invece dei progetti più solidi e utili ai territori.
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