L’abbraccio di Putin a Musk, Russia e USA non devono interferire tra loro: “Nello Spazio servono regole, disciplina e ordine”
“In orbita è fondamentale non interferire l’uno con l’altro e rispettare determinate regole, disciplina e ordine. Sia noi che i nostri partner statunitensi apprezziamo questa reciproca comprensione”, ha dichiarato il Presidente russo Vladimir Putin in un evento in patria dedicato alla Space economy e alle sue infrastrutture.
“Insieme al signor Musk, nonostante tutte le questioni politiche, continuiamo a lavorare a stretto contatto. È un vero genio – ha sottolineato Putin – ha già più di 5.000 satelliti in orbita, mentre noi stiamo muovendo solo i primi passi”.
Un elogio non scontato, soprattutto se proviene da uno come Putin che di riconoscimenti è piuttosto avaro, e un’occasione per parlare dell’industria spaziale russa e per rilanciare il progetto di connettività satellitare con la costellazione Rassvet.
La costellazione satellitare russa “Rassvet” (Alba)
Da qualche anno, La Russia sta sviluppando una propria costellazione di internet satellitare in orbita terrestre bassa, chiamata appunto Rassvet (“Alba”), concepita come alternativa domestica a Starlink.
Il progetto è guidato dall’azienda aerospaziale russa Bureau 1440, con test iniziati nel 2023 e primi satelliti operativi lanciati nel 2026. L’obiettivo dichiarato è offrire connettività a regioni remote, trasporti, uso civile (secondo analisi occidentali e ucraine) anche comunicazioni militari.
Seguendo i programmi ufficiale della costellazione russa, da quest’anno sono operativi in orbita un primo gruppo di 16 satelliti, con primi servizi commerciali accessibili dal prossimo anno, supportati da circa 300 satelliti in orbita.
Entro la fine del 2035, invece, la costellazione Rassvet dovrebbe contare quasi 1.000 satelliti operativi (altre fonti parlano di 1.350 complessivi).
Una sfida complicata per la Russia
“Siamo orgogliosi di aver intrapreso questo percorso e di averlo fatto in modo indipendente”, ha precisato Putin. Certo l’autonomia in questo settore è un asset strategico, lo sa bene l’Unione europea, ma il continuo richiamo a Starlink e alla necessità di un’alternativa di pari misura non fa altro che sminuire ogni tentativo in tal senso.
La sfida, comunque, non è solo lanciare satelliti, perché servono anche livelli di produzione di massa di questi dispositivi, lanci frequenti, terminali utente, stazioni di terra e capacità di gestire una costellazione enorme. Molti analisti ritengono poco realistico riuscire a produrre e mandare in orbita quasi 300 satelliti entro fine 2027, mentre sono stati segnalati anche problemi tecnici e rientri atmosferici ‘disordinati’ di alcuni satelliti.
La supremazia americana e l’impegno europeo
Starlink è una costellazione gigantesca che conta già oggi più di 10.000 satelliti. Nessuno è in grado di competere con questo risultato, ne in termini di funzionalità e servizi, ne tanto meno in termini numerici. Non serve un’ammissione di sconfitta, ne una presa di coscienza tardiva della superiorità dell’infrastruttura spaziale messa in piedi da SpaceXAI, è sufficiente comprenderne a pieno sia i vantaggi, sia i rischi, che questo tipo di tecnologia porta con sé.
Quanto accaduto più volte in Ucraina con i satelliti Starlink ci deve far riflettere sul valore irrinunciabile dell’autonomia tecnologica, che però è una strada lunga, difficile e costosa.
L’Unione europea sta costruendo la propria costellazione satellitare, IRIS² (Infrastructure for Resilience, Interconnectivity and Security by Satellite), come alternativa sovrana e sicura a Starlink per comunicazioni governative, commerciali e per eliminare le zone bianche. Il progetto è passato dall’attuazione alla fase di sviluppo e dispiegamento su larga scala.
Un’operazione costosa e tecnologicamente sfidante, che l’Europa comunque può portare avanti, vista l’enorme mole di competenze accumulate dai suoi stati membri e dell’Agenzia spaziale europea. Tramite il consorzio privato SpaceRISE (formato da SES, Eutelsat e Hispasat) Bruxelles conta di ampliare la costellazione principale a 348 satelliti e fissa i primi lanci per il 2029.
La costellazione finale prevede 18 satelliti MEO e 264 satelliti LEO, oltre all’evoluzione del programma GOVSATCOM. I primi servizi sovrani, sicuri e certificati dovrebbero arrivare dal 2030.
Anche questi temi saranno al centro della terza edizione della Conferenza internazionale Space&Underwater, promossa e organizzata dal quotidiano Cybersecurity Italia, in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana, che si svolgerà il 1° dicembre 2026 a Roma, nell’auditorium Luigi Broglio presso la sede dell’ASI.
Punto di riferimento in Italia per l’analisi strategica, tecnologica, industriale e normativa sui nuovi domini emergenti della geopolitica globale – lo Spazio e i fondali marini – la Conferenza Space&Underwater si propone come piattaforma di confronto ad alto livello sul futuro della sicurezza, della tecnologia e della sovranità nazionale in un mondo sempre più interconnesso e instabile.

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