Guida autonoma, nel nuovo codice della strada vietati i test. Foresti (Niulinx): “Un’occasione persa in Italia”. Così le startup scappano all’estero

  ICT, Rassegna Stampa
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Doccia fredda per la guida autonoma in Italia. Con il nuovo Codice della Strada licenziato lo scorso 13 ottobre dal Governo la nuova tecnologia viene di fatto frenata, per non dire bloccata.

Diverse le criticità individuate da Motus-E, l’associazione che riunisce operatori industriali, filiera automotive e mondo accademico per favorire lo sviluppo della mobilità intelligente.

Il primo limite riguarda l’obbligo di un controllore di bordo di veicoli automatizzati circolanti su strada, valida per almeno tre anni dall’entrata in vigore del nuovo Codice della Strada. Una norma che di fatto va in direzione contraria allo sviluppo della tecnologia, disegnata appunto per eliminare alla lunga la presenza umana di un controllore a bordo.

Foresti (Niulinx): “Sarebbe un’occasione persa per l’Italia”

Protesta Luca Foresti, CEO di Niulinx, una startup spin-off del Politecnico di Milano, sostenuta da investitori pubblici e industriali, tra cui CDP Venture Capital, A2A, Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, Pirelli e MOST. Ad aprile 2026 ha raccolto 38 milioni di euro, il più grande round di investimento italiano nel settore della guida autonoma: “Il nuovo Codice ha il merito di riconoscere per la prima volta il veicolo a guida autonoma, ma così com’è scritto lo rende inutilizzabile per un servizio di trasporto: chiede comunque un autista a bordo e gli lascia la responsabilità anche quando non guida. Porteremo le nostre proposte nelle audizioni in Parlamento. I tempi della legislazione sono lunghi e il rischio concreto è che chi sviluppa queste tecnologie in Italia debba portare i propri servizi in altri Paesi europei con regole più avanzate. Sarebbe un’occasione persa per il Paese.”

Il nodo è giuridico

Per omologare un veicolo a guida autonoma le regole europee richiedono test su strada pubblica, ma in Italia li bloccano norme di legge. Il decreto Smart Road del 2018 prevede sempre una persona a bordo e, essendo un decreto, non può superarle. Serve una norma di legge, e il Codice era l’occasione giusta.

A quanto pare, le resistenze maggiori non sembrerebbero venire dal MIT ma dal Viminale. Questioni di sicurezza, quindi, dietro a questa frenata che rischia però di bloccare un’innovazione importante nel nostro paese.

Aziende italiane costrette all’estero?

Se il testo non verrà modificato, chi è impegnato nella guida autonoma in Italia dovrà fare all’estero le prove per l’omologazione, in Paesi come Germania e Spagna che hanno già regole adeguate. Così si sposteranno altrove investimenti, ingegneri e la filiera industriale che cresce attorno.

Quale vantaggio di una guida autonoma se c’è l’obbligo di un controllore umano a bordo?

Sparisce anche la possibilità di proseguire con le sperimentazioni in atto. L’obiettivo è una guida autonoma per servizi navetta di vario genere, flotte di mezzi autonomi che circolerebbero a velocità ridotta, massimo 30 km/h inizialmente su linee urbane e percorsi prefissati.

Nodo responsabilità

Un altro nodo riguarda la responsabilità, che il nuovo Codice attribuisce sempre e comunque al controllore di bordo anche per situazioni indipendenti dalla sua volontà. Si tratta di una differenza non da poco rispetto alle norme in vigore in altri paesi europei, dove la responsabilità per danni provocati da avaria viene ripartita fra i diversi soggetti interessati nell’applicazione della guida autonoma.

Scartata inoltre la possibilità di monitorare la circolazione dei veicoli a guida autonoma attraverso un controllore da remoto, capace di intervenire immediatamente in caso di necessità con poteri ben definiti.

Pastorella (Azione): “Proverò a far cambiare idea al Ministero in Commissione”

La denuncia arriva anche dalla deputata di Azione Giulia Pastorella, membro della Commissione IX Trasporti e Telecomunicazioni alla Camera che annuncia modifiche alla norma in Commissione. Il Codice della Strada torna da in Commissione e entro fine anno si potrà esprimere un parere “con condizioni” quindi come Parlamento dire a Salvini che deve modificare il provvedimento. Salvini che oggi, paradossalmente, ha chiesto alla Ue di sbloccare lo sbarco del sistema di guida assistita di Tesla nel Vecchio Continente.

Codice della Strada, Andrea Caroppo (FI): “C’è spazio per eventuali correttivi dall’esame parlamentare”

“Su questo tema la Commissione Trasporti della Camera si era già espressa lo scorso anno. In particolare, la risoluzione a prima firma Raimondo (FDI), poi approvata all’unanimità, aveva indicato con chiarezza la necessità di adeguare il quadro normativo italiano allo sviluppo dei veicoli a guida automatizzata e di accompagnare, con le opportune cautele, la sperimentazione e lo sviluppo di queste tecnologie”. Così Andrea Caroppo, deputato di Forza Italia sedcondo cui
“Il nuovo Codice compie certamente un passo avanti importante perché introduce finalmente una disciplina organica dei veicoli a guida automatizzata. C’è però un punto che, a mio avviso, merita un approfondimento: la previsione secondo cui le sperimentazioni per ricerca, sviluppo e innovazione non debbano essere direttamente finalizzate all’omologazione e alla messa in produzione.
Più che parlare di un blocco generale della sperimentazione, credo quindi sia corretto interrogarsi sul rischio che una formulazione troppo restrittiva possa rendere più difficile proprio il passaggio dalla sperimentazione tecnologica alla fase di omologazione e di sviluppo industriale.
Su questo credo che durante l’esame parlamentare ci sia spazio per approfondire il tema e valutare eventuali correttivi, naturalmente tenendo insieme innovazione, sicurezza e responsabilità”.

Maran (Pd): “Nuovo Codice della strada a rischio boomerang per la guida autonoma”

Sul tema è intervenuto anche Pierfrancesco Maran, europarlamentare del Pd da tempo impegnato per promuovere la diffusione dell’auto autonoma: “Il nuovo Codice della strada rischia di essere un boomerang per la guida autonoma. Riconoscerla per la prima volta è un passo importante, ma ha senso solo se consente agli operatori di utilizzarla . Con l’obbligo del controllore sempre a bordo, la supervisione da remoto rinviata a un decreto futuro e limitando la sperimentazione, il rischio è di avere una norma che riconosce la tecnologia ma non permette di farla circolare”.

“Altri Paesi europei, come Francia e Germania, hanno già leggi nazionali da diversi anni, per non parlare di ciò che accade in America e in Cina, dove i veicoli hanno già percorso milioni di chilometri. Bisogna correggere urgentemente la norma e sostenere le nostre imprese innovative. L’obiettivo deve essere garantire che l’Italia sia leader nel settore, e non limitarsi a regolare tecnologie sviluppate altrove”, aggiunge.

Guida autonoma in Italia, Motus-E chiede il controllo da remoto

Motus-E chiede di modificare la bozza di revisione del Codice della Strada per consentire che i veicoli a guida autonoma siano sorvegliati da un controllore remoto, anziché imporre la presenza costante di una persona a bordo. La proposta è stata presentata al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nell’ambito della consultazione sull’aggiornamento delle norme.

Secondo l’associazione, l’obbligo previsto dalla bozza rischia di ostacolare in Italia lo sviluppo di mezzi progettati per operare senza conducente. Motus-E indica come riferimento i servizi con robotaxi, autobus e navette completamente autonomi già attivi in diverse città europee.

Un controllore remoto per sperimentazione e omologazione

Il punto centrale della proposta è la sostituzione del controllore fisicamente presente sul veicolo con un operatore a distanza capace di intervenire immediatamente, secondo poteri e responsabilità definiti. La modifica richiesta riguarderebbe sia la sperimentazione sia le finalità omologative dei veicoli autonomi.

La persona o la società titolare dell’autorizzazione e responsabile della flotta dovrebbe presentare un piano di sicurezza completo. Questo documento dovrebbe prevedere una supervisione costante e la possibilità di un intervento remoto con una tempestività analoga a quella di un conducente a bordo. Nella proposta di Motus-E, il controllo umano verrebbe quindi mantenuto senza alterare il funzionamento previsto per i mezzi senza conducente.

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