AI, il giorno delle elezioni USA di midterm si votano anche referendum sui data center in 10 Stati

  ICT, Rassegna Stampa
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Il voto sui data center AI in 10 Stati

Il prossimo 3 novembre gli elettori americani saranno chiamati a rinnovare i 435 membri della Camera dei Rappresentanti e un terzo circa dei 100 membri del Senato, assieme alla maggior parte delle cariche esecutive dei singoli stati federati a partire dai governatori. Sono le tanto attese elezioni di medio termine (midterm).

Un giudizio politico sull’operato del Presidente degli Stati Uniti che si concretizza in possibili cambiamenti nella maggioranza alla Camera, al Senato o in entrambi i rami del Parlamento americano.
Un appuntamento davvero importante per i cittadini americani e non solo, perché come ben sappiamo le dinamiche politiche degli Stati Uniti investono direttamente ed indirettamente i Paesi di mezzo mondo e forse di più.

Quest’anno, però, in 10 Stati americani gli elettori saranno chiamati anche ad esprimersi con il proprio voto su numerose misure locali relative ai data center collegati all’intelligenza artificiale (AI): proposte che possono imporre moratorie, divieti o nuove condizioni per i grandi impianti, spesso quelli destinati appunto all’AI. Sono almeno 41 misure in 38 giurisdizioni locali secondo quanto riportato dalla Reuters.

Parliamo di grandi Stati come l’Ohio, l’Illinois, la California, la Florida, il Michigan, il Nevada e il Kansas, ma anche il Main e il Wisconsin.ù

Trump: “Li ho obbligati a prodursi da sé energia elettrica“

Ovviamente, i data center e l’AI sono temi caldi entrati a pieno nella campagna elettorale per le midterm da mesi ormai. Democratici e Repubblicani si sono divisi su questi argomenti e lo stesso Presidente Trump ha più volte detto la sua, anche negli ultimi giorni.

In un messaggio sul social di proprietà Truth, il Presidente americano ha infatti rassicurato a modo suo il popolo americano più refrattario a queste infrastrutture digitali, spiegando che i data center “sono da me obbligati” a produrre la propria elettricità e a restituire o vendere l’energia in eccesso alla comunità o alla rete.

Ha anche aggiunto che, per renderli più popolari e socialmente accettabili, “le aziende dovrebbero pagare” alla comunità o ai residenti un “dividendo”, esortando sviluppatori e amministrazioni a “fare accordi” in tal senso per costruire così più data center in pace con i territori.

Non molto tempo fa lo stesso Trump tuonava contro chi si opponeva a queste infrastrutture: “chi non vuole data center è destinato a diventare povero“.

Non è un voto pro o contro l’AI, si chiedono maggiori tutele ambientali e sociali

Non sono referendum “pro o contro l’AI” in senso stretto: riguardano soprattutto l’uso del territorio, il consumo di energia e acqua, il rumore, l’impatto climatico (in molte aree attorno a queste infrastrutture si è rilevato un sensibile aumento della temperatura media), le tasse e il controllo delle comunità sui grandi progetti.

Molte proposte chiedono di ritardare o bloccare i data center di grandi dimensioni, altre invece introducono vincoli o richiedono approvazioni locali.
Il caso più rilevante è l’Ohio, dove una modifica costituzionale statale per vietare i grandi data center non è riuscita a entrare nel ballottaggio di novembre, ma restano in votazione numerose iniziative comunali.

Sempre in Ohio, a Heath, si propone di vietare i data center che usano almeno 23 megawatt al mese, ritenuti troppo gravosi per le risorse locali e incompatibili con il carattere rurale della contea.

La città di Bloomington, nell’Illinois, voterà su un’iniziativa che mira a imporre una moratoria sui data center di grandi dimensioni. I residenti della contea di York, nel Maine, decideranno se imporre un divieto di 180 giorni sui data center. Analogamente, gli elettori di Wiscasset, sempre nel Maine, decideranno se stabilire una moratoria di sei mesi sui nuovi progetti o sull’ampliamento di quelli esistenti per i data center.

Energia e bollette, ma preoccupano anche i consumi idrici

I data center hyperscale, soprattutto quelli per l’addestramento e l’uso di modelli AI, consumano enormi quantità di elettricità. Gli oppositori temono che la costruzione di nuove linee, centrali e infrastrutture di rete aumenti le tariffe per famiglie e imprese, o che i costi vengano trasferiti ai contribuenti.

Alcune proposte chiedono quindi che le aziende paghino direttamente la propria energia, usino una quota elevata di fonti energetiche rinnovabili o dimostrino la disponibilità effettiva di potenza elettrica prima di costruire.

Il raffreddamento può richiedere grandi volumi d’acqua, inoltre, e per questo alcune proposte locali fissano limiti giornalieri, vietano i sistemi evaporativi o impongono piani di gestione delle acque reflue.

Si aggiungono poi preoccupazioni per rumore, inquinamento luminoso e atmosferico, perdita di terreni agricoli o aree rurali e impatto sulla fauna locale.

Pochi posti di lavoro, troppe agevolazioni, ma le persone chiedono anche più trasparenza

Un altro argomento ricorrente è che i data center creano relativamente pochi posti di lavoro stabili (principalmente manutenzione e sicurezza) rispetto ai vantaggi fiscali concessi agli sviluppatori.

Per questo alcune iniziative mirano a ridurre o eliminare esenzioni fiscali, oppure a chiedere che i progetti portino benefici misurabili in termini di gettito, lavori e infrastrutture locali.

Molti referendum, infine, nascono anche dalla frustrazione per progetti negoziati con pochi dettagli pubblici o frutto diretto di accordi tra amministrazioni e imprese. Le proposte chiedono spesso che i progetti molto grandi (per superficie, megawatt o consumo idrico) siano approvati direttamente dagli elettori. In una parola, la gente molte volte chiede “trasparenza” e “partecipazione”.

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