Startup ‘Warhound’, cani geneticamente modificati per l’esercito USA: il progetto da 200 milioni di dollari

  ICT, Rassegna Stampa
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Come funzionerà il programma genetico

Il piano combina le competenze biotecnologiche di Colossal Biosciences con le tecnologie di difesa sviluppate da Anduril. La prima si occuperà della componente genetica e della clonazione; la seconda contribuirà con dispositivi, software e sistemi di protezione per gli animali impiegati sul campo (giubbotti protettivi, occhiali, sensori e altro, tutto rigorosamente non impiantato).

La prima fase prevede l’utilizzo di materiale biologico proveniente da cani da lavoro particolarmente performanti. Secondo quanto riferito da Lamm a TechCrunch, Warhound ha raccolto campioni cellulari di animali appartenenti a razze utilizzate dalle forze armate, dalla polizia e dai servizi di primo intervento (ad esempio il pastore belga Malinois e il pastore tedesco, oltre ad alcuni Labrador). Le cellule sono state conservate in una banca biologica (o biobanca) che permetterà di mantenere materiale genetico utilizzabile per le successive fasi di ricerca e riproduzione.

L’azienda intende quindi intervenire direttamente sul DNA per ottenere animali che presentino caratteristiche favorevoli alle attività operative, riducendo al tempo stesso la predisposizione ad alcune patologie ereditarie.

Tra gli obiettivi iniziali figurano la riduzione del rischio di displasia dell’anca, problemi alla vista, alcune forme di cancro e disturbi muscolari. In prospettiva, il programma potrebbe puntare anche a migliorare velocità, agilità e capacità olfattive, molto importanti per il rilevamento di esplosivi e la ricerca delle persone.

Il programma prevede anche una collaborazione con American Humane, organizzazione che dovrebbe fornire indicazioni sul benessere animale e certificare i programmi di addestramento. Resta però da verificare se questi impegni saranno tradotti in pratiche concrete e quali standard verranno adottati per l’intero ciclo di vita degli animali: manipolazione del materiale biologico, gestazione, addestramento, impiego operativo e pensionamento.

Lamm ha spiegato che la loro intenzione è quella di creare “un nuovo tipo di cane”. La società non ha però ancora dimostrato, effettivamente, di poterlo fare. Modificare geneticamente singoli caratteri e trasmetterli alla discendenza sono due questioni ben distinte, influenzate da moltissimi fattori. In particolare quando, gli animali, oltre a modificarli, si intende clonarli.

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Dalla clonazione alla nascita dei primi esemplari

La clonazione è un altro degli aspetti centrali del progetto di Warhound. L’idea è infatti quella di riprodurre animali selezionati per le loro prestazioni, intervenendo sul patrimonio genetico e procedendo poi alla clonazione e alla nascita dei cuccioli.

In questo modo Warhound vorrebbe superare i limiti dell’allevamento tradizionale, in cui le caratteristiche dei genitori non garantiscono che i discendenti sviluppino le stesse capacità o siano esenti dalle medesime predisposizioni patologiche.

C’è però da considerare il fatto che la clonazione non riproduce esattamente una copia dell’individuo, ma è diciamo una buona approssimazione: consente infatti di riprodurre un patrimonio genetico molto simile a quello del donatore, ma lo sviluppo, il temperamento e le prestazioni dipendono anche da fattori ambientali, condizioni di salute, socializzazione e addestramento.

Le prime nascite della serie di cloni, a detta di Warhound, sono attese a inizio 2027, con l’obiettivo di rendere i cani operativi entro due anni. Naturalmente, da qui a pensare che tutto questo accadrà (non solo che i cloni nasceranno, ma che nasceranno con tutte le caratteristiche desiderate, supereranno l’addestramento, saranno utilizzabili dalle forze armate) ce ne passa.

Per chi non lo conoscesse, Palmer Luckey è uno dei personaggi più discutibili, eclettici, difficili da decifrare della Silicon Valley. Camicia hawaiana, pizzetto e capelli lunghi, ha fondato nel 2012 (a soli 19 anni) l’azienda di visori Oculus VR, startup nata dai suoi esperimenti con i visori per la realtà virtuale, sviluppando poi il prototipo dell’Oculus Rift e vendendo tutto il pacchetto a Facebook, solo due anni dopo, per ben due miliardi di dollari.

Dopo una breve parentesi nella società di Zuckerberg (che lascerà nel 2016 dopo essere finito al centro di uno scandalo per aver finanziato Nimble America, organizzazione politica statunitense che produceva meme aggressivi contro Hilary Clinton e a sostegno di Donald Trump), Luckey si è dato al settore delle armi, di cui è diventato ben presto protagonista, tanto da essere considerato da molti “colui che ha portato la Silicon Valley in guerra”.  

Nel 2017 ha fondato Anduril Industries insieme ad altri imprenditori del settore tecnologico, con l’obiettivo di innovare la difesa attraverso intelligenza artificiale, software, droni autonomi e sistemi di sorveglianza. L’azienda è diventata una delle imprese di punta dell’industria militare statunitense, entrando in concorrenza con le grandi imprese più tradizionali (anche se i suoi prodotti soffrono spesso di guasti e problemi di sicurezza, tanto che l’esercito ucraino ha smesso di utilizzarli nel 2024). E ora Luckey ha dato il via a Warhound, una startup militare che promette di “produrre cani da lavoro geneticamente modificati” da impiegare sul campo di battaglia e tra le forze dell’ordine.

In cosa consiste Warhound

Il progetto è stato ideato dal fondatore di Anduril insieme a Ben Lamm, cofondatore e Ceo della società biotecnologica Colossal Biosciences, famosa principalmente per i suoi progetti di de-estinzione, finalizzati a ricreare caratteristiche genetiche associate a specie scomparse o a intervenire sulla biologia di specie viventi.

Warhound, con sede in Texas, è uscita dalla “fase di riservatezza” (ovvero quella in cui know how e dati sensibili vengono condivisi con molta cautela) nell’ottobre 2026, annunciando un finanziamento iniziale di 200 milioni di dollari. Sulla base di questo primo round di finanziamenti, alcune testate hanno attribuito alla società una valutazione di circa 1,2 miliardi di dollari.

Tra gli investitori figurano Sequoia Capital, Franklin Templeton, ARK Invest, Lux Capital e In-Q-Tel, il fondo di investimento legato alle agenzie di intelligence statunitensi. L’obiettivo dichiarato è costruire una filiera nazionale per la produzione di cani da lavoro, una sorta di “programma alla Captain America per cani”, come ha dichiarato Ben Lamm, integrando selezione genetica, clonazione, addestramento e dispositivi tecnologici.

La società presenta l’iniziativa come una risposta a due problemi: la dipendenza degli Stati Uniti dai fornitori stranieri e l’elevato numero di cani che non supera i programmi di addestramento. Secondo i dati diffusi dalla stessa Warhound (e quindi da prendere con le pinze), oltre l’80% dei cani da lavoro impiegati dalle forze armate statunitensi proviene dall’Europa. La società sostiene inoltre che meno della metà degli animali selezionati sia idonea al servizio. Quindi, che fare? Secondo Luckey e Lamm, cani americani geneticamente modificati.

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