Agenda 2030. Giovannini (ASviS): “Rischiamo una regressione insostenibile”

  ICT, Rassegna Stampa
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Rapporto ASviS 2030: “L’Italia e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Agenda per la prossima legislatura. E non solo”

A quattro anni dalla scadenza dell’Agenda 2030, oggi a Roma, presso l’Aula dei gruppi parlamentari della Camera dei Deputati, è stato presentato il Rapporto ASviS 2026, documento annuale sullo stato di avanzamento dell’Italia rispetto all’Agenda, redatto dall’Alleanza grazie al contributo della rete di esperte ed esperti delle organizzazioni aderenti.

Attraverso dati, scenari e proposte, il Rapporto dal titolo “L’Italia e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Agenda per la prossima legislatura. E non solo”, giunto alla sua 11esima edizione e l’ultimo prima delle prossime elezioni politiche nazionali, misura la distanza del mondo, dell’Unione europea e in particolare dell’Italia dagli Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sdg) e individua le politiche trasformative possibili, in campo economico, sociale, ambientale e istituzionale, sia per l’Unione sia per il nostro Paese.

Un documento quindi di grande importanza politica e di analisi profonda delle cause strutturali che sono alla base di rallentamenti, se non arretramenti conclamati, nella lunga, faticosa e quanto mai necessaria marcia verso lo sviluppo sostenibile in tutto il mondo.

Come ha sottolineato Anna Ascani, Vicepresidente della Camera dei Deputati, nei saluti istituzionali, il percorso si fa sempre più difficile, anche visto il momento storico e le tensioni geopolitiche crescenti, tragicamente sfociate in vere e proprie guerre regionali sempre più simili a quella “Terza guerra mondiale a pezzi” evocata più volte da Papa Francesco.

“L’ONU ha alzato al 35% la quota di target dell’Agenda 2030 non raggiunti”, ha ricordato Ascani, mentre secondo l’Ocse, “i due terzi delle persone, l’80% in Italia, ritengono che i governi non agiscono per migliorare le condizioni dei popoli in ottica di lungo periodo”. E questo è un grave problema, appunto di portata storica, con evidenti ricadute negative a livello sociale e politico, proprio quando le nuove generazioni “denunciano a gran voce un furto di futuro a loro danno”, chiedendo “di essere ascoltate sulle grandi decisioni da prendere sui temi chiave dell’Agenda 2030”, ha precisato Ascani rilanciando il messaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dal tempo dell’emergenza Covid: “Questo è tempo di costruttori”.

  “Il mondo di oggi è molto diverso da quello che ci eravamo impegnati a costruire con l’Agenda 2030 – ha affermato Marcella Mallen, presidente dell’ASviS – ogni ulteriore rinvio aumenta i costi sociali, economici e ambientali, soprattutto per i più deboli“.

“Le proposte dell’Alleanza guardano anche oltre il 2030 e si fondano sui principi della nostra Costituzione e sui valori europei. Vogliamo contribuire a dare risposte concrete alla domanda di futuro che arriva dalle giovani generazioni“, ha sostenuto Pierluigi Stefanini, Presidente dell’ASviS 

Giovannini (ASviS): “A livello mondiale solo il 15% degli obiettivi di sviluppo sostenibile sarà raggiunto”

“C’è ancora una partita da giocare e la politica e gli impegni dei politici hanno un peso rilevante sul possibile risultato”, ha dichiarato Enrico Giovannini, Direttore Scientifico dell’ASviS, illustrando i risultato del Rapporto.

“Le decisioni su ciò che verrà dopo il 2030 sono importanti e l’Unione europea deve prepararsi ad affrontarle. L’Italia guiderà, nel primo semestre del 2028, proprio questo tipo di analisi e di confronto. Per questo il rapporto, diversamente dai precedenti, vuole offrire a tutte le forze politiche spunti di riflessione su ciò che vogliamo per la prossima legislatura.
Il primo capitolo, come di consueto, si concentra sul contesto internazionale. Alcuni dati sono già stati richiamati: secondo l’ONU, solo il 15% degli obiettivi sarà raggiunto, mentre per un altro 15% il mondo si sta addirittura allontanando dai traguardi fissati
”, ha precisato Giovannini.

“La distribuzione sembra quasi quella di un Parlamento, con una ripartizione pressoché equa tra centro, centrosinistra e centrodestra. Ma il problema vero è al centro: riguarda una parte consistente degli obiettivi. Se guardiamo a quelli su cui si sono registrati maggiori progressi, vediamo che, contrariamente a quanto spesso si sostiene nel dibattito sull’energia, il Goal 13, cioè ‘Adottare misure urgenti per combattere i cambiamenti climatici e le loro conseguenze’, dedicato alla lotta al cambiamento climatico, è tra le aree in cui sono stati compiuti alcuni passi avanti. Lo indica anche un rapporto sull’Azerbaigian pubblicato ieri.
Naturalmente non basta, perché i problemi restano enormi. La buona notizia è che potremmo affrontarli: la tecnologia consentirebbe di nutrire tutti, portare elettricità sostenibile a gran parte del mondo, ridurre drasticamente la mortalità estrema e contrastare la povertà.
Dobbiamo però ricordare che tutto è connesso, come diceva Papa Francesco
– ha proseguito il Direttore Scientifico dell’ASviS – guerre, energia, migrazioni e cambiamento climatico sono fattori interdipendenti, sui quali la politica può incidere in positivo o in negativo. Il drastico taglio degli aiuti allo sviluppo da parte degli Stati Uniti rischia di esporre milioni di persone, soprattutto bambini, a malattie, povertà e morte prematura”.

“Italia posizionata male, su 5 obiettivi situazione peggiore rispetto al 2010”

Rispetto agli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, l’Italia non è posizionata bene, ha ricordato Giovannini: “Su 17 Obiettivi ne abbiamo 5 in cui siamo in una situazione peggiore oggi rispetto a quella del 2010. E guardando anche agli obiettivi in prospettiva, gran parte dei target che ci siamo impegnati a raggiungere a livello europeo o con le programmazioni nazionali non verranno raggiunti. Quindi dobbiamo accelerare in tutti i modi, ma non per essere bravi in una classifica, ma per migliorare la condizione economica, sociale e ambientale del nostro Paese, che è quello tra l’altro che chiedono i nostri giovani“.

Per mettere l’Italia sulla buona strada verso gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, ha detto Giovannini “il rapporto presenta un ampio spettro di interventi sulle varie tematiche, frutto del lavoro dei nostri mille esperti. Ma nel breve termine si possono fare tre cose che possono cambiare il modo di fare le politiche. Primo: adottare la Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile entro fine anno e farla diventare la guida di tutte le politiche settoriali, superando la frammentazione che invece ha caratterizzato purtroppo anche questa legislatura. Secondo: introdurre una governance anticipante, come ci raccomanda l’Onu e la Commissione europea, cioè istituzioni capaci di anticipare il futuro e non di reagire solo alle emergenze. Terzo, ancora più importante: attuare subito la riforma dell’anno scorso che impone al governo e al Parlamento di valutare l’impatto delle nuove leggi in termini ambientali e sociali sui giovani e sulle future generazioni. Anche questa sarebbe una bella risposta alle giuste rivendicazioni dei giovani che chiedono futuro. È un anno che aspettiamo il decreto di attuazione, è veramente il caso di procedere“.

UE vede peggiorare risultati in sette obiettivi dell’Agenda

Nell’Unione europea la quota dei traguardi quantitativi raggiungibili entro il 2030 scende dal 53% al 47% e sette Obiettivi registrano un peggioramento nell’ultimo anno, come povertà, salute, istruzione, disuguaglianze, vita sott’acqua, giustizia e istituzioni solide e partnership, secondo il Rapporto ASviS.

Solamente in un caso, nella lotta contro la fame, si registra un miglioramento in Europa. Un po’ poco per il mercato più ricco del mondo.

A proposito di mondo, come detto, soltanto il 15% dei Target dell’Agenda 2030 è sulla buona strada per essere conseguito, mentre il 21% registra progressi moderati, il 32% avanzamenti marginali, il 17% praticamente è in stagnazione e, grave, il 15% in regressione.

Secondo l’analisi, “conflitti, crisi climatica e ambientale, tensioni geopolitiche e indebolimento di cooperazione e diplomazia ostacolano il cammino verso lo sviluppo sostenibile“: nel 2025 gli aiuti allo sviluppo sono diminuiti del 23,1%, mentre la spesa militare mondiale ha raggiunto la cifra record di 2.900 miliardi di dollari, ben il 2,5% del Pil globale. L’impatto economico della violenza nel mondo è stato quantificato in circa 21.800 miliardi di dollari nel 2025, una cifra pari a circa cinque volte il fabbisogno annuale di finanziamento per gli obiettivi di sviluppo sostenibile nei Paesi in via di sviluppo.

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