Data center spaziali, SpaceX fa dietrofront: “Potrebbero non essere sostenibili”

  ICT, Rassegna Stampa
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SpaceX ha avvertito gli investitori che i suoi piani per sviluppare data center di intelligenza artificiale nello spazio, così come insediamenti umani sulla Luna e su Marte, si basano su tecnologie ancora non dimostrate e potrebbero non risultare commercialmente sostenibili. È quanto emerge da un filing pre-IPO riportato da Reuters, che offre una valutazione più cauta rispetto alle recenti dichiarazioni pubbliche del CEO Elon Musk.

Il documento, richiesto dalla normativa statunitense per le società che intendono quotarsi, serve a informare gli investitori sui rischi e a tutelare l’azienda da possibili responsabilità legali. SpaceX sottolinea che le iniziative legate all’AI orbitale e all’industrializzazione nello spazio “sono in fase iniziale, caratterizzate da elevata complessità tecnica e basate su tecnologie non ancora dimostrate, e potrebbero non raggiungere la sostenibilità commerciale”.

I rischi dell’ambiente spaziale

Un ulteriore elemento critico riguarda l’ambiente operativo. I futuri data center AI in orbita dovranno funzionare in un ambiente “ostile e imprevedibile”, esponendosi a rischi specifici che potrebbero causare malfunzionamenti o guasti, come evidenziato nel documento citato da Reuters.

Radiazioni, temperature estreme e condizioni operative instabili rappresentano variabili che incidono direttamente sull’affidabilità delle infrastrutture digitali nello spazio, rendendo complessa la gestione di sistemi ad alta intensità computazionale.

Il contrasto con le dichiarazioni di Musk

Le cautele espresse nel filing si discostano dal tono più ottimistico adottato da Elon Musk. Al World Economic Forum di gennaio, il CEO aveva definito i data center AI nello spazio “una scelta ovvia”, sostenendo che nel giro di due o tre anni lo spazio potrebbe diventare il luogo più economico per ospitare capacità di calcolo. A febbraio Musk aveva ribadito che l’AI nello spazio rappresenta “l’unico modo per scalare”.

Il nodo Starship

Il documento evidenzia anche la forte dipendenza strategica dal programma Starship, il razzo di nuova generazione completamente riutilizzabile.

Eventuali ritardi o fallimenti nello sviluppo, nella capacità di lancio o nella riusabilità del sistema potrebbero compromettere l’intera strategia di crescita dell’azienda, inclusi i progetti di data center orbitali e missioni lunari.

Starship è infatti progettato per trasportare carichi molto più grandi rispetto al Falcon 9, con l’obiettivo di ridurre drasticamente i costi di lancio per satelliti Starlink, infrastrutture spaziali e missioni con equipaggio. SpaceX punta a una quotazione nei prossimi mesi con una valutazione stimata intorno a 1.750 miliardi di dollari e una raccolta di circa 75 miliardi, che potrebbe renderla la più grande IPO della storia.

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