La Commissione europea ha avviato la selezione di nuovi fornitori europei di servizi mobili via satellite su banda 2GHZ anche dopo il 2027
“Oggi più che mai, una connettività satellitare ad alta capacità e ampiamente disponibile è essenziale per rafforzare la resilienza delle reti di comunicazione dell’Ue. La nostra proposta consentirà di fornire connettività satellitare e terrestre direttamente ai nostri dispositivi mobili, garantendo che tutte le aree dell’Ue, e in particolare quelle in cui le reti terrestri non sono disponibili, siano dotate di connettività internet vocale e a banda larga”, ha dichiarato in una nota la vice presidente della Commissione europea per la Sovranità tecnologica, Henna Virkkunen, in merito alla proposta per la selezione dei fornitori di servizi mobili via satellite (Mss) che saranno autorizzati a usare la banda di frequenze armonizzata 2 GHz oltre il 2027.
“La connettività satellitare è fondamentale per i nostri servizi governativi e per le comunicazioni critiche in Europa. Oggi compiamo un importante passo avanti”, ha quindi precisato Virkkunen.
La Commissione europea ha accelerato sulla strategia spaziale e digitale dell’Unione e mette sul tavolo una proposta destinata a incidere profondamente sul futuro delle telecomunicazioni satellitari europee. Bruxelles ha infatti avviato il percorso per la selezione dei nuovi fornitori europei di servizi mobili via satellite (MSS, Mobile Satellite Services) che, dopo il 2027, potranno utilizzare la banda armonizzata a 2 GHz in tutta l’Unione europea, alla scadenza delle autorizzazioni oggi in vigore.
Si tratta di una decisione che va ben oltre il semplice rinnovo delle licenze. La banda MSS a 2 GHz è considerata infatti una risorsa strategica sia dal punto di vista industriale sia sotto il profilo della sicurezza europea. La Commissione intende trasformarla in uno degli asset chiave per la sovranità tecnologica dell’UE, integrando connettività commerciale, resilienza delle reti critiche e capacità dual use per difesa e sicurezza.
L’obiettivo politico e industriale è chiaro: creare un ecosistema europeo della connettività satellitare capace di competere con i grandi operatori globali (leggi Starlink) e di sostenere l’autonomia strategica dell’Europa in un settore ormai cruciale quanto quello energetico o dei semiconduttori.
La proposta si inserisce inoltre nel più ampio quadro della futura Digital Networks Act, la nuova normativa europea sulle reti digitali che punta a creare un mercato unico anche per le comunicazioni satellitari. Secondo l’impostazione della Commissione, lo spettro destinato ai servizi satellitari dovrà essere autorizzato sempre più attraverso regole comuni europee, superando definitivamente la frammentazione nazionale.
Virkkunen: “Satelliti sono versione spaziale delle torri cellulari. Apriranno la strada al 6G”
Perché la banda di frequenza a 2 GHz è così importante? Ce lo dice la stessa Virkkunen: “Perché è la base che permette di fornire connettività satellitare e terrestre direttamente ai nostri dispositivi mobili, garantendo che tutte le aree dell’UE, e in particolare quelle in cui le reti terrestri non sono disponibili, siano dotate di connettività voce e internet“.
La connettività satellitare, ha spiegato la vice presidente della Commissione europea “è fondamentale anche per i nostri servizi governativi e per le comunicazioni critiche in Europa“. “C’è poi un altro aspetto importante della banda MSS a 2 GHz dell’Ue – ha aggiunto – le vaste reti di satelliti in orbita terrestre bassa stanno diventando la versione spaziale delle torri cellulari. Collegano i sistemi terrestri e spaziali, aprendo la strada alle future reti mobili 6G“.
Lo spettro satellitare sarà assegnato tramite meccanismo centralizzato dell’Unione
Il cuore della proposta è l’introduzione di una procedura di selezione unica a livello europeo. Diversamente dal passato, non saranno più i singoli Stati membri a gestire separatamente le autorizzazioni nazionali, ma verrà istituito un meccanismo centralizzato dell’Ue per assegnare lo spettro satellitare armonizzato.
La scelta riflette una logica precisa: i servizi satellitari non conoscono confini nazionali e richiedono regole uniformi per poter operare efficacemente su scala continentale. Una licenza europea unica consentirà quindi agli operatori selezionati di offrire servizi transfrontalieri con maggiore efficienza tecnica e normativa, riducendo frammentazione burocratica e tempi di implementazione.
Il nuovo schema sostituirà l’attuale quadro regolatorio risalente al 2008, quando l’Europa aveva assegnato le frequenze MSS in un contesto tecnologico completamente diverso, precedente all’esplosione delle mega costellazioni satellitari in orbita bassa e all’attuale convergenza tra reti terrestri e reti spaziali.
Uno degli elementi più rilevanti della proposta riguarda la ripartizione dello spettro disponibile nella banda MSS 2 GHz. Bruxelles intende suddividerlo secondo un modello che combina esigenze strategiche pubbliche e sviluppo commerciale del mercato.
Piena interoperabilità con IRIS2 e spazio ai servizi Direct-to-Device (D2D)
Un terzo della banda sarà riservato a usi governativi e istituzionali. In questa quota rientrano comunicazioni critiche per la sicurezza pubblica, applicazioni militari, protezione civile, gestione delle emergenze e infrastrutture strategiche. L’operatore che otterrà questa porzione di spettro dovrà garantire la piena interoperabilità con IRIS², il programma europeo di connettività satellitare sicura destinato a diventare uno dei pilastri dell’autonomia digitale dell’Unione.
IRIS², acronimo di Infrastructure for Resilience, Interconnectivity and Security by Satellite, rappresenta il grande progetto europeo per costruire una costellazione satellitare sovrana destinata a fornire comunicazioni sicure alle istituzioni europee, ai governi nazionali, alle forze armate e alle infrastrutture critiche. L’integrazione tra la banda MSS e IRIS² permetterà quindi di creare un’infrastruttura ibrida in grado di combinare servizi civili, governativi e di difesa all’interno di un’unica architettura europea.
I restanti due terzi della banda saranno invece destinati agli usi commerciali. Qui entra in gioco uno dei segmenti tecnologici più promettenti del mercato telecomunicazioni: i servizi Direct-to-Device, o D2D.
Con il D2D, i satelliti possono collegarsi direttamente agli smartphone e ai dispositivi mobili senza necessità di terminali satellitari dedicati. In pratica, il telefono cellulare diventa in grado di comunicare sia con la rete terrestre tradizionale sia direttamente con i satelliti quando il segnale mobile non è disponibile.
È una trasformazione radicale del paradigma delle telecomunicazioni. Fino a oggi la connettività satellitare mobile richiedeva apparati specializzati e costosi. Le nuove architetture D2D, invece, puntano a integrare il satellite nell’ecosistema standard delle telecomunicazioni mobili, estendendo la copertura delle reti cellulari tradizionali.
Convergenza tra reti terrestri e satellitari
La proposta europea mira proprio a favorire questa convergenza tra reti terrestri e spaziali. L’obiettivo è garantire che anche le aree rurali, montane, marittime o scarsamente servite possano disporre di servizi voce e banda larga direttamente sui normali dispositivi mobili utilizzati dai cittadini.
Dal punto di vista industriale e sociale, il potenziale è enorme. La connettività satellitare D2D potrà assicurare continuità di servizio durante calamità naturali, blackout infrastrutturali o crisi geopolitiche, ma anche abilitare nuovi servizi per l’Internet of Things, il monitoraggio ambientale, la logistica, la telemedicina e la gestione delle emergenze.
Non a caso Bruxelles ha deciso di ripartire questa parte commerciale dello spettro con un forte orientamento strategico-industriale. Una quota sarà infatti riservata agli operatori europei nuovi entranti, per favorire la nascita di campioni continentali e ridurre la dipendenza da operatori extraeuropei. La restante parte sarà invece aperta sia agli operatori europei sia a quelli provenienti da Paesi terzi. Ciò significa che il concetto di sovranità e autonomia in questo settore sarà sempre relativo, o solo parzialmente applicabile in toto. Una scelta che lascia sempre ombre sulla reale volontà dell’Unione di rafforzare con decisione la propria indipendenza in questo settore cruciale per la sicurezza, la Difesa e la crescita delle infrastrutture critiche e i servizi avanzati.
In effetti, la stessa vicepresidente della Commissione europea ha chiarito che c’è l’intenzione di lasciare aperta una fetta, seppur minima (poi bisognerà vedere quanto minima), di mercato anche ad operatori extra-Ue, sicuramente anche agli americani. In gioco non c’è soltanto il business delle telecomunicazioni satellitari, ma il controllo delle future infrastrutture digitali strategiche.
Gli USA chiedono (esigono?) un “trattamento equo” per le proprie imprese nel mercato Ue
Qui tornano alla mente le parole del Presidente della Commissione federale per le comunicazioni (FCC) degli Stati Uniti, Brendan Carr, che un paio di mesi fa ha letteralmente minacciato ritorsioni contro l’Unione qualora avesse imposto una “preferenza completamente europea” nell’assegnazione dello spettro satellitare: “Se l’Europa insiste nel perseguire un percorso di sovranità satellitare che escluda i fornitori non stabiliti nel continente, gli Stati Uniti dovranno tenerne conto nel trattamento reciproco che offriremo“.
Carr ha comunque commentato su X la proposta della Commissione, proprio rimarcando l’attenzione che Washington sta riservando al tentativo di rafforzamento della capacità autonoma strategica europea nel settore satellitare: “Per decenni, la reciprocità e la non discriminazione sono state al centro dell’approccio della FCC nei confronti dei numerosi operatori satellitari europei che svolgono attività negli Stati Uniti. La reciprocità continuerà a essere il punto di riferimento. E la FCC ha un procedimento aperto mirato a garantire un trattamento equo per le imprese americane“.
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