Quest’estate in una puntata della trasmissione Codice, di Barbara Carfagna, che va in onda su Rai1, il capo di stato maggiore dell’esercito, generale Carmine Masiello, parlò di “dronizzazione delle truppe di terra”.
Sembrava poco più di un neologismo, invece l’alto ufficiale ci stava annunciando un cambio radicale di scena del modo di preparare la difesa di un paese. “Ormai- aggiungeva il generale Masiello- è cambiato radicalmente il modello di combattimento : fino ad oggi nei millenni che abbiamo alle spalle, si basava sulla segretezza delle decisioni e la riservatezza delle strategie, oggi tutto è visibile e trasparente, e la velocità di reazione è il fattore decisivo”.
Il drone diventa per questo il fattore irrinunciabile che assicura un punto di vista strategicamente vincente. Ma per la loro natura- volo senza pilota a sciami- i droni vengono sacrificati in grande numero per superare le barriere protezione,e per questo bisogna produrne di nuovi e soprattutto di sempre più innovativi per reagire alle soluzioni del nemico.
Per velocità di reazione non si intende solo, e nemmeno prevalentemente, il contrasto alle scelte dell’avversario, quanto propriola capacità industriale di reagire istantaneamente alle innovazioni tecnologiche che mette in campo la parte avversa.
Sulla Repubblica di giovedi 24 settembre il capo della brigata ucraina dei droni, il comandante Magyar, spiega che il prolungamento della resistenza del suo paese dinanzi ad una potenza chiaramente preponderante è proprio data dalla velocità con cui si è fino ad ora riusciti a rispondere, colpo su colpo è il caso di dire, alle innovazioni che i russi elaborano continuamente, in particolare in materia di droni.
“I nuovi apparecchi oggetti a reazione-dice Magyar- sono molto veloci e sfuggono ai tradizionali apparati anti aereo, ma gia siamo in grado di contenerli”.
Qui torna il concetto di dronizzazione del generale Masiello: una strategia che cambia profondamente sia il modo di combattere che quello di organizzare la prtoduzione.
Dronizzare un apparato militare significa, lo spiega proprio Magyar sulla scorta della drammatica esperienza ucraina, accorciare sostanzialmente la catena produttiva dei nuovi sistemi tecnologici. Per farlo, insiste il comandante ucraino, bsigona permanentemente procedere con correzioni e aggiustamento di ogni componente l’arsenale.Un lavoro di progettazione e ingegnerizzazione che si realizza direttamente sul terreno-ecco la dronizzaszione di esercito e industria- connettendo i ricercatori, con gli ingegneri , gli ufficiali dei reparti di prima linea e la popolazione civile che concorrere a raccogliere e distribuire dati e informazione.
La socializzazione di questo processo, una sorta di open source della produzione bellica, è direttamente mutuata dalle esperienze del networking digitale, dove proprio il concorso di infiniti soggetti, anche estranei o ignoti gli uni agli altri, crea quel fenomeno di innovazione permanente che cambia la natura verticale persino della guerra.
In questo scenario l’elemento di resilienza vincente in uno scontro quale quello in corso in Ucraina è proprio la flessibilità e il decentramento che rende non solo le tecnologie, ma le stesse strategie o singole operazioni militari dual use, dove forze di prima linea e competenze civili si mischiano continuamente.
La capacità di essere sempre più adattivi, e in grado di improvvisare soluzioni e metodologie rende una comunità meno vulnerabile.
Già tre anni fa, all’inizio dell’invasione Russa,l quando le forze in campo sembravano lasciare poca speranza alla resistenza di Kiev, in un libro intitolato “ Net war,Ucraina come il giornalismo sta cambiando la guerra” scrivevamo :”Alle spalle dei comandi militari, in un’area di confine dove la logistica delle forze armate si incontra con il tessuto delle competenze e dei saperi sul territorio, affiorano le differenze fra un’articolazione sociale, quale quella ucraina, in cui la conflittualità etnica e linguistica ha potuto comunque disegnare corpi sociali intermedi che si sono cimentati in dialettiche negoziali con gli apparati amministrativi centrali, e invece una coda lunga di un dispositivo statuale, quale quello russo, che non ha lasciato spazio ad alcuna, seppur minima, traccia di autorganizzazione locale. “
Oggi questa differenza fra orizzontale e verticale si è rivelata determinante per impedire lo sfondamento delle forze di Putin.
Non a caso Magyar si spinge a consigliare al nostro paese di costituire una rete di monitoraggio a controllo lunghe le coste, da dove potrebbero venire le insidie come avverte anche un report americano di questi giorni.
E la risposta era già stata anticipata nell’intervista a Codice del generale Masiello che abbiamo richiamato in apertura, dove il capo dell’esercito annunciava il varo di fabbriche di droni da campo, strutture mobili, che seguono i reparti lungo i loro movimenti, che producono proprio sulla base dei dati raccolti in prima linea.
La guerra rimane un’evenienza da rifiutare e contrastare, ma la consapevolezza di poter essere autonomi nella difesa del paese ci impone di cogliere prontamente i segnali che ci vengono dal mondo.
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