
Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..
Il mercato della mobilità in Italia vale decine di miliardi di euro e anche nel 2025 ha continuato a crescere, per quanto non tutti i comparti viaggino, è il caso di dirlo, alla stessa velocità. Questo almeno è quanto emerge dalla ricerca Il mercato della mobilità in Italia nel 2025: strumenti e canali di pagamento digitali condotta dagli Osservatori Innovative Payments e Travel Innovation del Politecnico di Milano con UnipolMove come partner principale. Lo studio analizza ogni anno l’evoluzione del mercato della mobilità nelle sue diverse componenti, con attenzione particolare ai canali di acquisto e agli strumenti di pagamento adottati dagli italiani.
Iniziamo da un costo particolarmente odiato dagli italiani: il pedaggio autostradale, seconda voce per peso economico dell’intero settore, che ha raggiunto i 9,9 miliardi di euro, con una crescita più contenuta rispetto al rimbalzo post-pandemia. Un andamento che è destinato a consolidarsi nei prossimi anni, anche per ragioni normative: il meccanismo di aggiornamento tariffario è sempre più legato agli investimenti effettivamente realizzati dai concessionari, il che dovrebbe limitare aumenti improvvisi, ma anche – è il rovescio della medaglia – rallentare la crescita del mercato.
Prima del pedaggio per dimensioni c’è poi il trasporto aereo, cresciuto del 5% con 230 milioni di passeggeri, trainati soprattutto dai voli internazionali; naturalmente, i recenti eventi geopolitici impatteranno non poco sul 2026, come sappiamo dalle notizie di ogni giorno sui quotidiani. Il trasporto ferroviario segna poi un +3%, con prezzi stabili e una domanda orientata in prevalenza al tempo libero; gli autobus a lungo raggio aumentano del 6%, un ritmo tra i più sostenuti dell’intero settore. Crescono anche i traghetti, anche se più lentamente rispetto agli anni precedenti, e prosegue il trend positivo dell’autonoleggio, legato soprattutto alla mobilità turistica e ai noleggi in prossimità degli aeroporti.
Il Trasporto Pubblico Locale – TPL, e cioè metropolitane, tram e autobus urbani – vale complessivamente 4,1 miliardi di euro. A sostenerlo in questi ultimi mesi sono stati gli aumenti tariffari introdotti in alcune città, oltre ai flussi turistici e alla domanda legata ai grandi eventi. A penalizzarlo, invece, è lo smart working, visto che la riduzione strutturale dei pendolari ha colpito in modo diretto gli abbonamenti mensili e annuali, spostando una parte degli utenti verso un utilizzo più occasionale del servizio. Il mercato dei taxi ha raggiunto 1,53 miliardi di euro, in un contesto in cui la domanda resta in parte insoddisfatta e potrebbe beneficiare di un ampliamento e dell’offerta e di una maggiore efficienza del settore. Per il 2026 le previsioni restano positive: i Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina hanno aumentato in modo cospicuo i flussi di passeggeri e la domanda di servizi di trasporto integrato nelle aree coinvolte.
Parcheggi e pedaggi: dove il digitale ha già vinto
Sul fronte della mobilità privata, i segnali più chiari arrivano dai parcheggi e dall’autostrada. La cosiddetta sosta in struttura, cioè i garage tradizionali vicino a stazioni e aeroporti, ha superato 1,3 miliardi di euro con una crescita del 7%, sostenuta dai flussi di passeggeri e turisti. Le strisce blu – i parcheggi a pagamento su strada che chiunque conosce per il fastidio di cercare monete in fondo alla borsa – hanno raggiunto i 795 milioni di euro con un più 2%. Qui la svolta digitale è evidente, visto che la quota di pagamenti non in contanti è passata dall’8% del 2019 al 41% del 2025, grazie alla diffusione delle app dedicate come EasyPark, MyCicero e Telepass e alla sostituzione progressiva dei vecchi parcometri con modelli dotati di POS. Un cambiamento che nei prossimi anni potrebbe accelerare ulteriormente, se le amministrazioni comunali decideranno di ridurre o eliminare le agevolazioni tariffarie per i veicoli elettrici e ibridi, riportando al pagamento una fascia di utenti che fino ad oggi è stata di fatto esentata.
Il telepedaggio, cioè quei dispositivi come Telepass che riconoscono il veicolo al casello e addebitano il costo automaticamente senza fermarsi, rappresenta oggi l’88% di tutto il transato nel settore: è il comparto più maturo dell’intera mobilità italiana, quello che ha completato prima degli altri la transizione verso il pagamento automatico e che funziona ormai da anni.
Sul fronte dei pagamenti in struttura e su strada, vale la pena ricordare che alcune piattaforme consentono oggi di gestire pedaggi, parcheggi e persino rifornimenti di carburante attraverso un unico account. È un modello che si chiama MaaS, Mobility as a Service, e che punta a unificare in una sola app la pianificazione e il pagamento di tutti gli spostamenti, dal parcheggio al treno. Siamo ancora in una fase iniziale, ma la direzione è quella.
Mobilità: Bus, metro e taxi, il digitale avanza (ma il contante resiste)
Nel trasporto urbano e nei taxi il quadro è più sfumato rispetto ai parcheggi e all’autostrada, ma la direzione sembra essere la stessa, in materia di digitalizzazione. I pagamenti digitali nel Trasporto Pubblico Locale sono cresciuti dall’11% del 2019 al 44% del 2025, una progressione non da poco in sei anni. A guidarla è stata soprattutto la diffusione del contactless e dei sistemi Tap&Go, grazie al quale si avvicina la carta di credito o lo smartphone al lettore al tornello o sull’autobus e il sistema addebita direttamente la tariffa corretta. Il sistema è già attivo da tempo in città come Milano, Roma, Napoli e Genova, ma la copertura sul territorio nazionale resta disomogenea e in molte città medie e piccole il biglietto cartaceo o la tessera ricaricabile restano, ancora, le uniche opzioni disponibili.
Nei taxi la quota di pagamenti digitali è salita dal 15% del 2019 al 39% del 2025. Un cambiamento tutt’altro che scontato, accelerato dalla pandemia e dalla pressione delle piattaforme come ItTaxi e Uber che per definizione richiedono il pagamento elettronico. Restano però ancora molte corse pagate in contanti, specie fuori dalle grandi città e tra gli utenti meno abituati agli strumenti digitali. Tutto questo ecosistema di app per pagare, navigare, prenotare e confrontare tariffe gira sullo smartphone: chi si muove molto in città conviene che verifichi di avere un piano dati adeguato. Sul comparatore di offerte mobili di SOStariffe.it è possibile confrontare in pochi minuti i piani tariffari disponibili per trovare quello più conveniente in base al proprio profilo di utilizzo di telefonia mobile.
Anche il canale online per acquistare biglietti TPL e prenotare corse taxi è in crescita, ma rimane distante dai livelli raggiunti dai trasporti a lungo raggio: treni, aerei e autobus a lunga percorrenza hanno ormai una penetrazione online tra il 72% e il 73%, mentre il TPL sconta la natura stessa degli acquisti. Un biglietto del treno si pianifica; un biglietto dell’autobus urbano quasi mai.
Sharing mobility: più noleggi, meno mezzi e operatori in fuga
La sharing mobility, termine che indica tutti i servizi di mobilità condivisa come biciclette, monopattini, scooter e auto a noleggio breve, attraversa una fase che i dati fanno sempre paradossale: la domanda cresce ma l’offerta si contrae. Nel 2024 si sono superati i 50 milioni di noleggi in Italia, con una previsione di 60 milioni per il 2025; nello stesso periodo, però, il numero di operatori attivi è sceso del 24% in tre anni e la flotta complessiva si è ridotta del 15%, arrivando a circa 96.000 veicoli. Sedici capoluoghi di provincia, tra cui Catanzaro, Reggio Calabria, Pesaro e Prato, sono usciti dalla mappa della mobilità condivisa. Il 90% dei noleggi si concentra in dieci città; le uniche cinque che offrono contemporaneamente auto, bici, scooter e monopattini in sharing sono Milano, Roma, Firenze, Bergamo e Torino.
Il comparto più in difficoltà è il car sharing, cioè le auto disponibili a noleggio breve senza conducente, prenotabili via app per pochi minuti o qualche ora, e che fino a qualche anno fa sembravano, per tutti, la mobilità del futuro. Le cose sono andate diversamente. Secondo i dati di Assosharing, ogni veicolo in flotta genera in media una perdita di circa 400 euro al mese tra costi assicurativi, manutenzione e danni da vandalismi. Le flotte di auto si sono ridotte del 17% nei primi mesi del 2025 e diversi operatori hanno abbandonato il mercato o ridimensionato la presenza.
La micromobilità, bici e scooter in sharing, mostra invece segnali più positivi: i monopattini restano il servizio più diffuso con circa il 50% dei noleggi totali, ma anche qui le nuove norme introdotte dalla legge 177 del novembre 2024, che ha reso obbligatori casco, targa e assicurazione, stanno creando problemi applicativi seri agli operatori.
Firenze ha già deciso: dal 1° aprile 2026 niente più monopattini in sharing in città, per la prima amministrazione italiana a fare questo passo. Il bike sharing vola invece in controtendenza, con un più 26% dal 2022, e Bologna è oggi la città italiana con più noleggi per abitante, dato significativo considerando che i monopattini non sono nemmeno presenti.
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